La madre_1 Moira Ricci

Moira Ricci – Autoritratto – “20.12.53 – 10.08.04”, 2004-2009
Lambda Print, Aluminium
Courtesy l’artista; Galleria Alessandro De March, Milano
© Moira Ricci (immagine dal sito http://www.strozzina.org)

Una breve rassegna sulla relazione madre-figlia condensata nello sguardo fotografico.

Iniziamo con un lavoro di Moira Ricci (Orbetello 1977).
Apparentemente è una serie di fotografie dall’album di famiglia: in tutte compare la madre dell’artista (recentemente scomparsa come si intuisce dalle due date che danno il titolo alla serie), raffigurata in diversi periodi della sua vita.
Ma ad un esame più attento tutte le foto rivelano la presenza di un’intrusa: l’autrice ha inserito se stessa, abilmente mimetizzata, puntualmente persa in un’intensa contemplazione di quella madre che non c’è più.
“Moira Ricci guarda alla realtà nel tentativo di travalicarne la dimensione spazio-temporale, incontrando virtualmente la propria madre in diversi momenti della sua vita e prima della sua improvvisa scomparsa. Con la manipolazione digitale dell’immagine, l’artista sopprime la distanza temporale e, attraverso le foto di “cronaca familiare” si volge al passato della madre e contemporaneamente al proprio presente e alle proprie origini”, dice il testo critico della mostra “Realtà manipolate” al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze, dove il lavoro è stato esposto nel 2009.

Qui  le altre foto.

4 Pensieri su &Idquo;La madre_1 Moira Ricci

  1. per turbare turbano, non c’è che dire.
    ciò che io non so cogliere è il gesto. certamente un mio limite di fronte a un concettuale che non è nelle mie corde. ma è un limite
    che dichiaro. non a caso quella che sento più prossima è mamma e macchina.

  2. Mi sembra che quello sguardo evochi una comunicazione intima, anche qui un riflesso di ciò che si è vissuto e ci appartiene. Il riflesso delle tracce nella loro origine. A volte uno sguardo inquieto a volte d’amore

  3. @pina: sicuramente c’è tutto questo, in quello sguardo. Che turba.
    @efrem: devo dire che anch’io ho grossi limiti con il concettuale: questo lavoro però mi arriva perché insieme alla testa c’è il cuore.

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