Disobbedienze

Cordula Reyer 2005  – foto di Bettina Rheims

Bettina Rheims è una fotografa francese che ha sempre ritratto attrici e modelle in modo molto sofisticato, ma senza mai assecondare del tutto i canoni del glamour. L’apice di questa disobbedienza lo ha raggiunto con la serie “Heroines”,  dove con un linguaggio di estrema cura formale che sottintende secoli di pittura e scultura  ha donato per una volta alla Donna un’identità estetica non più codificata, dove una modella può mostrarsi invecchiata o con i brufoli sulla fronte, dove la bellezza si mescola al difetto, il trucco alle rughe, l’eleganza degli abiti d’alta moda ad una trasparenza di vene bluastre sulla pelle di un seno o di una caviglia.
Una zona franca dove lo spettatore è spiazzato, e il soggetto (Beatrice Dalle, Tilda Swinton, Kristin Scott Tomas, Milla Jovovich tra le altre) non più costretto/protetto dal consueto packaging, sperimenta lo smarrimento di una nuova libertà.
Non sarà un caso se nella grande mostra che le è stata dedicata l’anno scorso a Milano non c’era neanche una di queste immagini: i curatori hanno preferito esporre le sue foto di bellezze più “normali”  e rassicuranti, e  alcune foto di sesso lesbico, senz’altro meno trasgressive delle donne senza trucchi.

(le Heroines si sono mostrate invece a Reggio Emilia grazie a Fotografia Europea, nell’edizione 2008)

Exibart sulle Heroines di Bettina Rheims

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Un’Altra Donna in mostra

La mostra “Un’Altra Donna” stasera alle 21.30  inaugura allo spazio I Macelli di Certaldo (Fi), in contemporanea con la proiezione del video “Il Corpo delle Donne” di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù. L’iniziativa fa parte della rassegna “La vita maltrattata” a cura di: Forum Permanente delle donne, Assessorato alle pari opportunità e Consiglio dei Giovani del Comune di Certaldo, Associazione Corrente Alternata, Biblioteca Comunale “Bruno Ciari” di Certaldo.
Fino al 12 dicembre. Orari e info:www.imacelli.it tel. 0571 662482

Nebulosa

“Volevo a ogni costo ricordarmi il suo corpo, dai capelli alle dita dei piedi. Riuscivo a vedere con chiarezza i suoi occhi verdi, il movimento della ciocca che aveva sulla fronte, la curva  delle spalle. Sentivo i suoi denti, l’interno della sua bocca, la forma delle cosce, la grana della sua pelle.” (Annie Ernaux, “Passione Semplice”)

In questi giorni in rete ci si interroga molto sulla rappresentazione dell’uomo come oggetto del desiderio femminile, e sul fatto che questa sia ancora tutta da scrivere. E,  per molte donne,  ancora da chiarirsi.

Il luogo comune vuole che  l’uomo guardi per guardare, la donna per farsi guardare.

Io credo che la donna semplicemente debba imparare a  guardare, e vedere, oltre lo specchio dello sguardo altrui.

(qui una mostra in tema di qualche anno fa)

Trame

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foto locandina: © Laura Albano

Da cosa dipendono le rughe? Le pubblicità di cosmetici e le rubriche di bellezza sulle riviste femminili ci offrono spiegazioni   in gergo pseudotecnico-scientifico, chiamando in causa radicali liberi, nanoparticelle e altri inquietanti protagonisti.

Noi preferiamo decisamente quest’altra versione,  scritta da Cinzia Marini per “Un’Altra Donna”.

C’è una ruga che parte dalla mia tempia e termina sotto l’occhio destro. Esita, vacillando lievemente, incerta su dove vuole arrivare. È la strada che percorremmo un giorno in Provenza, quando si era fatto tardi ed avevamo fame e voglia di fare l’amore e non si trovava un albergo, e questa strada continuava tra i campi di lavanda e io sudavo e tu non ti perdevi d’animo, e infine arrivammo.

Poi c’è una ruga, piccola ma profonda, tra le sopracciglia. Breve come la telefonata che veniva da lontano a farmi piangere, come la notte passata ad aspettare notizie, come un’inutile preghiera.

Ci sono due rughe sottili agli angoli della mia bocca. Quelle sono le risate convulse tra i banchi di scuola, all’ultima ora del venerdì, o ai funerali, quando non si dovrebbe ridere ma non si riesce a smettere, o nella penombra di un cinema, o le risate per i comici di piazza nelle sere morbide d’estate quando avevamo un po’ bevuto.

Il ventaglio di segni intorno ai miei occhi, invece, sono giornate di sole accecante sul mare, gite in barca tra le isole greche col salmastro che brucia la pelle e vino bianco nei calici verdi e parole leggere come il vento. E svolte improvvise, pianti immotivati, litigi, letture notturne fino alle ore piccole senza poter posare il libro, sorprese, delusioni, innamoramenti.

Le rughe sulla mia fronte sono come le onde del mare, come l’orizzonte di colline del mio paese, come i capelli di mia figlia quando si scioglie le trecce. Sono la mia storia e la nostra,  si intrecciano ad altre rughe nella rete infinita di attese e ricordi che mi rende ciò che sono.

Il corpo

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foto di Betto Iaquinta

Betto studia fotografia da qualche tempo. Era  scontento di trovare sempre, al momento della lezione in studio, la solita modella dai canoni estetici “convenzionali”.

Poi una scuola* è stata più coraggiosa di altre nella scelta dei modelli, e l’ultima volta lui ha potuto finalmente fotografare qualcosa di diverso.  Mi ha mostrato le foto, tra cui questa.

Corpi rotondi e belli.

* www.scuoladifotografia.org

In principio

L’artista Michael Landy nella sua performance Break Down (2001) distruggeva tutti gli oggetti di sua proprietà,  dopo averli catalogati e divisi per categorie, dall’automobile al certificato di nascita alle chiavi di casa.

Quando è ripartito da zero, pare che abbia preso in mano matita e carta bianca e si sia messo a ritrarre da vicino i volti di parenti, amici, artisti e altre persone.

Lui e il soggetto, soli a pochi centimetri di distanza, nello studio completamente vuoto.

Ripartire dal volto dell’Altro, nella sua verità.

Vintage anni ’50

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Elaborazione di Francesco Chiacchio da D la Repubblica delle donne

Piccola digressione su stereotipi in questo caso non visivi, riemergenti da un passato che credevamo – almeno quello! superato: un recente numero di un noto mensile femminile riporta nella rubrica della posta l’accorato sfogo di una lettrice la cui suocera cucina delle magnifiche lasagne ma si rifiuta di rivelarle la ricetta. Che fare? Si domanda la lettrice.

La rivista in questione è nota per proporre da sempre un’immagine di donna tra virgolette “emancipata” (emancipata poi da cosa è tutto da vedere).  Ora, la lettera sarà un falso come quasi sempre in queste rubriche,  ma resta la domanda: a che pro?