Filigrana

Clara Sereni  foto © Laura Albano

Di Clara Sereni non circolano molte foto:  spero che mi perdonerà se divulgo questa, che ha già visto, e  che le ho scattato al Centro sociale Il pozzo alle Piagge, a Firenze, l’8 marzo scorso.

Di lei avevo già postato una bella intervista qui.  Anche questa volta parlo di lei attraverso le sue parole, da un’intervista apparsa su Repubblica domenica 24 giugno in occasione del suo nuovo libro, “Una storia chiusa” (Rizzoli).  Una rilettura della storia del nostro paese in filigrana attraverso la memoria, anzi attraverso tante memorie personali,  segnate nella trama dagli eventi collettivi.

“L’ Italia è una Repubblica fondata sulle stragi: doveva essere questo il titolo del nuovo romanzo di Clara Sereni; poi però è diventato Una storia chiusa. Le stragi dentro il libro ci sono tutte, meno l’ultima, quella di Brindisi. Gli anniversari degli attentati li conosce Olga che nella sua stanza ha un calendario con le date segnate in rosso: tanti morti, tanti moccoli da accendere. Per Melissa avrebbe comprato un cero da chiesa.

Sono i ricordi i mattoni che costituiscono l’ossatura di quest’opera corale dove gli ospiti di una Casa di Riposo raccontano l’Italia di ieri...(leggi il resto)

La donna a più dimensioni

Nel 1986 per l’università feci una tesina sulle pubblicità dei profumi. Accanto ad immagini più tipiche di seduzione esplicita avevo selezionato queste due immagini, che allora apparivano pubblicità normali come altre. Ora non proprio.

Il Guirlandes di Carven veniva venduto come primo invisibile passo di un corteggiamento da parte di una giovanissima Valerie Kaprinski, che sbircia un uomo di cui vediamo solo le spalle, aldisopra di un libro di Claude Lévi Strauss.

Il secondo profumo, Bizarre di Atkinsons, era identificato nello slogan “a modo tuo”, e nella figura di una ragazza vestita casual, allegra e sorridente, sola.

Cultura, libri, allegria, autonomia, indipendenza.

Ne troviamo traccia  nei valori associati al femminile, nelle pubblicità attuali?

Se no, perché?

Ottimo argomento per una tesina, tra l’altro.

Altri  confronti tra pubblicità di ieri e di oggi:

immaginare i sensi

la cultura è per sempre?

dottoressa il tanga


A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar

foto © Guia Besana

Le fiabe hanno sempre affondato le loro radici nella realtà, mettendo in scena le pulsioni più profonde e scomode dell’essere umano.  E perfette illustrazioni di fiabe moderne sono le fotografie della serie “Baby Blues” di Guia Besana. Mondi perfetti in cui si insinua la crepa, il maleficio, l’incantesimo.

Dal 23 giugno al 19 agosto a Labottega di Marina di Pietrasanta (LU), viale Apua 188 .

GUIA BESANA “Baby Blues”

Orario dalle 16:30-23:30 (chiusa martedì)

Inaugurazione sabato 23 giugno alle ore 18:00
Ingresso libero
Info : 3496063597 – 3382504792

L’occhio maschile_4

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

MILANO, FEBBRAIO 2012 C/O MILAN POLE DANCE STUDIO.
VALERIA BONALUME, CAMPIONESSA ITALIANA 2012

Scatto non pubblicato da uno shooting per Playboy n. 33.  A me ricorda gli schizzi nervosi di Egon Schiele.  Le foto pubblicate sono visibili qui e qui.

www.efremraimondi.it

www.blog.efremraimondi.it

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#Zanardo in RAI

Lorella Zanardo foto © Laura Albano

Non guardo la TV da anni.  Poche cose potrebbero farmene venir voglia.  Una di queste sarebbe la nomina nel Consiglio di Amministrazione della RAI di una persona come Lorella Zanardo, nomina tanto improbabile perché fuori dalle stanze del potere, quanto caldeggiata da più parti  della società civile perché evidentemente capace di rivoluzionare un mezzo che oramai di servizio pubblico ha solo il nome.

Questo è il suo CURRICULUM COMPLETO, ma più di tutto conta il lavoro che da anni sta facendo nelle scuole di tutta Italia, per insegnare ai ragazzi a difendersi da QUESTA TV.

Con energie e passione che sarebbe bello potesse impiegare nel contribuire a fare una TV migliore.

QUI AGORA’ DIGITALE STA PUBBLICANDO TUTTI I CV DEI CANDIDATI IN NOME DELLA TRASPARENZA

E per chi non sa, o non crede, qui è ben riassunta dall’infallibile penna di Sabina Ambrogi la valenza politica del lavoro di Lorella Zanardo.

La dimensione psichica

 Può “darsi” la società come un insieme politico analizzabile a prescindere dalla componente psichica individuale?

Quasi sempre nel dibattito pubblico la dimensione psichica viene oscurata, quando non avversata, a favore di quella politica:  come se dar credito all’una fosse escludere l’altra. Come se comprendere l’umano fosse possibile  guardandolo solo dall’alto.  Come se ammettere l’esistenza della psiche e delle sue configurazioni individuali dovesse implicare la rinuncia alla valutazione dei fattori politici e culturali – in senso lato.

Le due dimensioni sembrano elidersi per qualcuno soprattutto quando si tratta di dare un giudizio sui colpevoli di delitti particolarmente impressionanti: molti casi di femminicidio, o di stragi – come Breivik e Casseri: o sono folli, o sono colpevoli, in un aut-aut distorto ma fondato sulla consapevolezza che  per l’ordinamento giuridico la distinzione sulla “capacità di intendere e di volere” influisce sulla pena, decurtandola.  Sembra che manchi una via di mezzo. Allora forse il problema non è nel riconoscere la dimensione psichica, ma nel mettere in discussione un confine troppo netto e astratto che, mentre assolve e deresponsabilizza, disconosce la soggettività e anche la responsabilità individuale.

Ne ho parlato lo scorso inverno con Zauberei,  blogger di chiara fama ai più identificabile con le scarpe a punta tonda di cui qui in foto, curiosa di sentire il suo punto di vista di studiosa della dimensione psichica. Questo è qualche appunto di quello che mi ha detto:

“Si tratta di un problema storico, di storia del diritto e storia della psichiatria. Il Codice Penale è vecchissimo, ed è anteriore alla scoperta dei Disturbi di personalità –scoperta che ha cambiato il modo di guardare all’uomo. Senza il concetto di Disturbo della personalità non ci sono vie di mezzo: o sei triste, o sei pazzo. Pazzo equivale a dire “psicotico”. Giuridicamente lo psicotico è “fuori di sé”. E’ stato Kernberg a scoprire il concetto di Disturbo di personalità, e a spiegare che esistono pazienti non “tristi”, non “psicotici”, ma che hanno una “personalità disturbata” e stanno “male” con gli altri. E a volte l’atto criminale è esito di disturbo di personalità. Kernberg ha studiato anche le relazioni patologiche, ad esempio il problema della patologia complementare nelle coppie. Dunque, non esistendo nel Codice Penale il concetto di Disturbo di Personalità, il colpevole tipo Casseri viene probabilmente classificato come psicotico. La riduzione conseguente della pena ha a che vedere con l’idea culturale che la comprensione psicologica è materna. Winnicot però diceva che la madre deve essere sufficientemente buona ma deve avere un principio “paterno”: oltretutto la pena riveste anche una funzione simbolica per la comunità. Ma anche per la persona, disconoscere la personalità equivale a disconoscere la soggettività….”

L’argomento è stato trattato più estesamente da Zauberei sul suo blog,  qui  (partendo da Breivik)  e qui (Casseri). E, per quanto riguarda la violenza domestica, qui.

Non metterei mai in dubbio la necessità e l’urgenza di un enorme lavoro culturale per contrastare la violenza sulle donne, ad esempio. Ma per quanto riguarda la prevenzione a mio avviso non può essere trascurata nessuna strada.  Quante volte si dice che il mostro non esiste, e la violenza viene da persone vicine? Non folli appunto. Ma forse disturbate sì. Allora, non per assolvere, ma per riconoscere, per tentare di prevenire, per imparare a capire, per sapere quando difendersi – ogni strumento è utile.

A parte questo, se eravate tra i pochi a non conoscere ancora Zauberei scoprirete una grande mente e un grande blog, capace di farvi pensare,  di dipanare intricati grovigli e, non ultimo, di farvi divertire un sacco.

Novella quarta

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Dal Decamerone di Giovanni Boccaccio, Novella quarta

Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà Beato, faccendo una sua penitenzia: la quale frate Puccio fa, e don Felice in questo mezzo con la moglie del frate si dà buon tempo.

Secondo che io udii già dire, vicino di S. Brancazio stette un buon uomo e ricco, il quale fu chiamato Puccio di Rinieri, che poi, essendo tutto dato allo spirito, si fece bizzoco di quegli di San Francesco, e fu chiamato Frate Puccio: e seguendo questa sua vita spirituale…usava molto la chiesa. E per ciò che uomo idiota era e di grossa pasta, diceva suoi paternostri, andava alle prediche, stava alle messe, né mai faliva che alle laude che cantavano i secolari esso non fosse, e digiunava e disciplinavasi…La moglie, che monna Isabetta avea nome, giovane ancora di ventotto in trenta anni, fresca e bella e rotondetta, che pareva una mela casolana, per la santità del marito, e forse per la vecchiezza, faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe; e, quand’ella si sarebbe voluta dormire, o forse scherzar con lui, et egli le raccontava la vita di Cristo, e le prediche di Frate Nastagio, o il lamento della Maddalena, o così fatte cose.

Tornò in questi tempi da Parigi un monaco chiamato don Felice, Conventuale di San Brancazio, il quale assai giovane e bello della persona era…”

Nel “Decameron, le novelle oscene” messo in scena nel 2011 da Marco Toloni e Paolo Biribò monna Isabetta era Dhemetra Di Bartolomeo – attrice,  autrice di testi e in più ottima ristoratrice.

Di lei posso mostrarvi una foto tra quelle che le ho fatto, ma la sensualità unica del suo incedere sul palco,  del suo sedersi a gambe accavallate a  sfogliare un libro maliziosamente,  del duetto di avvicinamento con il bel monaco su una musica in crescendo in stile film di Peter Greenway, quella posso solo lasciarla alla vostra immaginazione.