Non a norma

“..di norma è il bisogno di integrazione nella propria famiglia e nella propria cultura a prevalere su quello di essere ciò che si è veramente (…) Da un certo punto in poi,  l’Io inverte la rotta, smette di impegnarsi per deformare il corpo e la psiche secondo gli ideali adottati e comincia invece ad apprezzare e ad ammirare lo straordinario disegno e la ricchezza intrinseca nel proprio modo di essere. “

La citazione è tratta da “Pensare col corpo” di Jader Tolja e Francesca Speciani, un libro ma anche un sito dove potete trovare ottimi spunti di riflessione navigando tra le varie sezioni: relazioni, linguaggio, musica, lavoro, architettura e altre ancora. La citazione è tratta da questo brano, dove trovate anche un ottimo esercizio pratico (tratto dal metodo Feldenkrais)  per ampliare il vostro punto di vista – mentalmente e fisicamente, che è esattamente la stessa cosa.

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Cataplasmi

Quella che vedete è una pubblicità di una casa di bellezza tratta da La donna,  Rivista quindicinale della donna italiana, anno 1924.

Fa ridere. Ma vorrei vedere la faccia di chi tra un centinaio di anni vedrà quelle di ora.

Sull’argomento un’illuminante lettura è “Il trucco della bellezza” , di Laura Bruzzaniti, Nuovi Mondi 2008. Sottotitolo: Creme, compresse e trattamenti: viaggio tra gli inganni pubblicitari.

Grado zero

grado zero

E’ possibile riportare lo sguardo sul corpo ad un grado zero – cioè un grado di innocenza, neutro?

Fare una pausa nel flusso del discorso politico, culturale, mediatico che da sempre detta all’occhio le regole dello sguardo sul corpo delle donne. Dimenticare per un istante codici, costruzioni, gerarchie che  hanno  dato forma alle nostre visioni.

Resettare lo sguardo per vedere in modo nuovo,  immaginare nuove narrazioni.

Siamo ancora all’inizio del secolo. E’ sempre stato un buon momento per i cambiamenti.

“Grado Zero”, fotografie di Laura Albano

dal 18 al 23 settembre in Avamposti CalenzanoTeatro Festival

Terrazza del Teatro Manzoni, via Mascagni 18 Calenzano (Fi)

tutte le sere dalle 21

Le false sirene


“La sirenetta bevve allora il filtro infuocato, e subito fu come se una spada a due lame le trafiggesse il corpo delicato; svenne e rimase distesa come morta. Quando il sole spuntò all’orizzonte, si svegliò e sentì un dolore lancinante, ma proprio davanti a lei stava il giovane principe, bellissimo, che la fissava con i magnifici occhi neri, così lei abbassò i suoi e vide che la sua coda di pesce era sparita e ora possedeva le più belle gambe bianche che mai nessuna fanciulla aveva avuto.”

1987 – aula di Chimica in una Facoltà di Medicina del centro-nord, il professore avverte gli studenti che il ramo professionale è ormai saturo e la branca del futuro sarà inevitabilmente la chirurgia estetica.

2010 –  una marca di assorbenti bandisce sul proprio sito un concorso con in premio seimila euro per un intervento di chirurgia estetica. Vi tagliano e vi ricuciono senza farvi spendere una lira, che culo! – è il caso di dirlo.

Mi vengono in mente racconti della mia parrucchiera, che dalle sue clienti ne ha sentite tante:  chi è passata da un intervento all’altro riuscendo solo a rovinarsi la salute, chi aveva ogni tanto la sensazione che le dessero un cazzotto sul naso e non capiva perché, finché non si è ricordata che anni prima aveva fatto una rinoplastica, e forse ora  il corpo le diceva ti ricordi di quelle ossa rotte?  Tu no perchè eri sotto anestesia, ma io sì.

Detto questo, liberi tutti di farsi tagliare e ricucire, ovviamente  (la Sirenetta comunque con quelle protesi non andò molto lontano).  Sulle forme di questa “libertà” ricordo il libro di Cristina Sivieri  Tagliabue, “Appena ho 18 anni mi rifaccio”.

Paura non abbiamo

Era piena di gente,  ieri, la sala eventi della Feltrinelli di Firenze dove Loredana Lipperini ha presentato, insieme a Tiziana Chiappelli e Mariella Orsi,  il suo libro “Non è un paese per vecchie”.  Gente di tutte le età, donne e uomini, che non si sono lasciati spaventare dalla parola tabù – vecchio, perdipiù declinato al femminile. Venuti a sentir parlare di qualcosa che secondo i media – e, troppo spesso, secondo i politici – non esiste.

Menzogna che pare aver già fatto presa nelle menti dei più giovani, a sentire un aneddoto dal pubblico: una bambina si arrabbia e si dispera perché non vuole che la nonna – novantenne – si autodefinisca vecchia;  la nonna le chiede “ma se non sono vecchia io a novant’anni, allora chi è vecchio?”  La bambina ci pensa su e risponde: “I morti!”

Il libro è da leggere, assolutamente. E’  bello, toccante, informato,  inquietante e divertente, cupo e aperto alla speranza.  E, perché no, per usare le stesse parole di Loredana – all’Utopia.