Porte aperte

 

Del libro Girl on girl – Art and photography in the age of the female gaze, menzionato in uno degli ultimi post di questo blog, non ho più avuto voglia di parlare. Le artiste sono brave ma tutto il volume – del resto coerentemente con il titolo – mi dà un senso di claustrofobia.  Di un eventuale “sguardo femminile” sempre più mi interessa che distolga lo sguardo dallo specchio, che apra finestre, meglio ancora porte, sul mondo.

Che a cercarle, non mancano. Tra queste Alici che oltrepassano lo specchio – anzi non lo degnano di un’occhiata – ho incontrato quello di Federica di Giovanni. Prima casualmente su FB, poi andando ad una presentazione del suo libro a Firenze, a guardare ed ascoltare le storie delle sue foto isolane.  Lei stessa di origini isolane, per raccontare ha scelto la via del mare. Lontano dalla pazza folla, non tanto perché le sue mete sono isole “minori” come lei stessa le definisce, ma perché sono “d’inverno”:  la stagione in cui si manifesta davvero (“si impone”) la condizione di isolano. Dipendere dall’umore del mare per ripartire o restare, dalla pesca per mangiare, dalla nave cisterna per bere. L’animale, qui, se non è preda in mano all’uomo, può incutere timore, branco di cani allo stato brado, eppure rivelarsi sorprendentemente amico. Umani e animali condividono la stessa luce fredda, i cieli grigi, il nero delle notti illuminate dai lapilli. La tensione in queste foto è costante, non solo di fronte ai resti di un naufragio, ma anche in mezzo ad un carnevale dai colori sporchi che evoca le maschere di Eyes Wide Shut – ma senza ambienti vellutati.  Solo a tratti l’occhio si rilassa, una donna di spalle sul molo assorbe il sole pallido, due bambini corrono, un gioco di luce diventa un cervo sacro tra i vapori di una cerimonia mistica. 

Il viaggio di Federica di Giovanni è iniziato da un puzzle appeso nella casa della sua famiglia, e l’ha portata a conoscere e mostrarci mondi.  Per dirla con le parole di un noto fotografo, “I fotografi partono da sé. Tutti. La differenza la fa il ritorno. Che per essere autenticamente espressione è un circuito aperto.”

(qui sopra: “Alicudi” di Federica di Giovanni, alle pareti di casa mia)

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