Chi scrive

Sono nata a Firenze, dove abito. Dopo la laurea al DAMS di Bologna ho iniziato a fotografare per raccontare persone, identità, relazioni.  Qualche mia foto è stata pubblicata su qualche rivista, giornale, libro.

Oltre alla serie Un’Altra Donna, ho fotografato ed esposto:

L’attimo prima – l’atmosfera sospesa nei camerini dei danzatori prima di andare in scena

Uomini – sovvertendo le consuetudini, l’uomo per una volta soggetto/oggetto dello sguardo femminile  http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=3279&IDCategoria=58

Confidenze intime (talk about the passion) – reportage emotivo su donne che raccontano la passione  http://www.flickr.com/photos/lauraalbano/sets/72157619662393947/

Crittografie – legami di sangue, d’amicizia e d’amore letti come crittografie sui volti delle coppie di fratelli, amici, amanti

http://archetto.blogspot.it/2011/01/le-crittografie-di-laura-albano_30.html

Grado zero – particolari ravvicinati e ingranditi a perdita d’occhio da un corpo femminile, per immaginare un nuovo sguardo sul corpo delle donne

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=96626

After the last sitting, omaggio all’ultimo celebre set di Marilyn con l’attrice Alessia Innocenti, in tour con il suo monologo “Bye Baby Suite” scritto da C. Guarducci

http://met.provincia.fi.it/news.aspx?id=111656

NoiAltri– ritratti di migranti in Toscana

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/11/05/foto/gli_altri_negli_scatti_di_laura_albano_da_feltrinelli-45972393/1/

www.lauraalbano.com

Il progetto

Ho sempre fotografato persone, ma nel 2008 ho iniziato a fotografare sistematicamente donne in reazione alla crescente serialità delle immagini femminili mostrate dai media – corrispettivo simbolico di una negazione di soggettività alle donne sul piano politico.

“L’ordine sociale sente il bisogno di difendersi eludendo la realtà delle donne vere, dei loro visi, delle loro voci, dei loro corpi” perché “un’economia che dipende dalla schiavitù ha bisogno di promuovere immagini di schiavi che la giustifichino” (“Il mito della bellezza”, N. Wolf)

La fotografia come atto politico qui restituisce l’immagine alle donne, con i segni della soggettività e dell’individualità rimossi nell’immagine pubblica, in un’azione di resistenza visiva.

Per non rischiare di sostituire uno stereotipo con un altro, è  fondamentale la consapevolezza che le visioni possibili alternative al modello dominante sono comunque infinite, risultanti dalle infinite soggettività in gioco (di chi fotografa, e di chi viene fotografata).

Per questo motivo il progetto è tuttora in evoluzione anche sotto forma di blog, che ospita immagini anche prodotte da altr* insieme a spunti di riflessione e materiali sulla rappresentazione della donna nell’arte e nei media: ma anche sulla necessità di un esercizio attivo dello sguardo da parte delle donne, che secondo l’antica “vulgata” guarderebbero unicamente “per farsi guardare”. Noi crediamo invece che le donne possano e debbano guardare per vedere, e tenere gli occhi ben aperti.

Laura Albano