Poesie di amore e di morte

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Rosaria Lo Russo © Laura Albano

Rosaria che legge poesie dal vivo è uno spettacolo….non perdetevela!!!

sabato 2 febbraio ore 21 al Teatro Comunale di Antella

Un work in progress per ascoltare l’epica delle donne che hanno avuto l’ardire di scrivere poemi invece che limitarsi alla lirica
con Rosaria Lo Russo (voce) e Leonardo Brizzi (pianoforte)
biglietto unico: 10 euro
prenotazioni telefoniche: segreteria, lasciando recapito telefonico tel. 055 621894; email: prenotazioni@archetipoac.it. Biglietteria aperta un’ora prima dello spettacolo. I biglietti si acquistano anche presso i punti vendita del circuito Box Office.
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Ribaltare la prospettiva

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foto dal sito del Leopold Museum di Vienna

Un lettore del blog mi ha chiesto un parere su un’esposizione collettiva tenutasi nel 2011, dal significativo titolo “Man as object – reversing the gaze”, che vede la figura maschile interpretata da una prospettiva “femminile/femminista/transgender”.

Le opere si possono guardare nel dettaglio qui.

Un’operazione chiaramente provocatoria e rivendicatoria, che partendo dal chiedersi “cosa significhi per le donne guardare gli uomini” sembra principalmente voler far provare loro lo stesso disagio che provano molte donne davanti alla continua esposizione mercificata del corpo femminile. Molte opere sono forse troppo ironiche per colpire nel segno (es. l’uomo lap-dancer, dove la inadeguatezza fisica ai canoni estetici non fa scattare l’inversione dei ruoli), alcune invece sono disturbanti quanto le analoghe immagini femminili (e come ho già detto altre volte non è mai il nudo in sé a disturbare ma l’individuo “passivizzato” come oggetto da vetrina o “pronto all’uso”).  Lo sguardo erotico  sembra emergere in una minima parte delle opere (es. il nudo scuro e muscoloso di spalle), forse perché la rassegna parte da una premessa  rigorosamente ideologica (“criticare i traditionali ruoli di genere, problematizzare la notione di ‘uomo,’ ‘,maschio,’ ‘mascolinità,’ ‘donna’ e  ‘femmina’”)  e finisce per disinteressarsi dell’effettivo piacere del guardare.
E’ un’operazione che naturalmente presuppone tutti i secoli di storia dell’arte, e  più recentemente di pubblicità e immagini mediatiche, in cui il punto di vista è sempre stato quello maschile sul corpo femminile – penso che un giovane che non abbia vissuto questa disparità, e non la “assuma” dentro di sé, possa sentirsene semplicemente disturbato – sono graditi ovviamente pareri.

Recentemente a Vienna si è tenuta un’altra mostra sul nudo maschile  da cui è tratta la foto sopra, finita sui giornali per lo scandalo suscitato dalla locandina di Pierre & Gilles ; tuttavia neanche qui troviamo ipotesi sullo sguardo sessuato della donna sull’uomo, soprattutto perché sono quasi tutti artisti uomini (tra le eccezioni l’eterna, inarrivabile Louise Bourgeois, con una tenera versione del suo Fillette). Come nella foto sopra, qui le donne guardano sì gli uomini ma per come sono visti dallo sguardo maschile – la riappropriazione dello sguardo è ancora lontana.

A margine ma non troppo:  sul tema del rovesciamento di prospettiva consiglio di leggere questo articolo di Dissapore su un servizio di cuochi a domicilio, presentati secondo modalità che (per quanto esilaranti)  rimandano evidentemente ad un immaginario erotico ancor prima che gastronomico:  in tutto ciò la cosa più interessante è leggere i diversi commenti maschili sdegnati di fronte a tanta esibizione.

Alla fine forse la pop-culture mediatico gastronomica meglio dell’arte è riuscita a ribaltare la prospettiva.

Letizia Fuochi per il giorno della Memoria

Letizia Fuochi  © Laura Albano

In prossimità della ricorrenza del Giorno della Memoria istituito in ricordo delle vittime dell’Olocausto,  chi abita a Firenze e dintorni non si lasci sfuggire l’opportunità di viverlo secondo la regia,  l’immaginazione e la magnifica voce di Letizia Fuochi al

Teatro Le Laudi
Sabato 26 gennaio ore 21
Domenica 27 gennaio ore 17

Neve di Carta
Scritto da Letizia Fuochi
Con la partecipazione straordinaria di Giovanni Guidelli

Per il giorno della Memoria, doppio appuntamento al Teatro Le Laudi di Firenze.
Sabato 26 gennaio ore 21 e domenica 27 gennaio ore 17, la cantautrice fiorentina Letizia Fuochi propone  Neve di carta, un viaggio carico di suggestioni, di immagini, di note.

Con la partecipazione straordinaria di Giovanni Guidelli – noto sia al grande pubblico televisivo per i ruoli in molte fiction di grande successo, sia ai più appassionati cinefili-; con la presenza dei musicisti Enrico Chiarini (Camillocromo), Francesco Cusumano (Martinicca Boison) e Tommaso Papini (Note Noire); accompagnata da sei attori – Henry Bartolini, Marcello Fabiani, Maurizio Gori, Emanuele Magini, Talitha Medici e Pierluca Rotolo (Cantiere Obraz, Catalyst e Compagnia degli Ignudi) -; con i costumi di Susanna Guerrini e i disegni del Maestro Romano Morando; Letizia Fuochi nella veste di regista, autrice, storica e cantante (quattro i brani che eseguirà, tre in lingua yiddish, il quarto una sua canzone che da il titolo allo spettacolo) si apre ad un racconto vivo e struggente, duro e poetico, sul proprio rapporto con l’ebraismo – attraverso esperienze personali, precise ricostruzioni storiche e riferimenti letterari – puntando il dito sulla responsabilità singola e collettiva come unico mezzo per affrontare la Storia e le sue conseguenze.
“La Parola diventa ricordo, solo se passa attraverso le emozioni” sussurrerà nel finale prima di intonare una dolcissima ninnananna, cantata con il cuore di una bambina sopravvissuta e che ha ritrovato, dopo gli orrori della guerra, il suo unico giocattolo: un inseparabile coniglio rosa.

About face

about face

A Milano venerdì verrà proiettato con ingresso libero About Face di Timoty Greenfield-Sanders,  nel contesto di questa iniziativa:

Le vesti del corpo
conferenza – |proiezioni
18 gennaio 2013 – Ore 18.30 – Cattedrale della Fabbrica del Vapore – Milano

Venerdì 18 gennaio 2013 prosegue nell’ambito della mostra CARNEM, il ciclo di incontri di The Body is Present alla Cattedrale della Fabbrica del Vapore con un viaggio sull’ambivalenza del corpo tra essere e apparire e sul ruolo della moda quale generatore simbolico di valori e di immaginario.

L’incontro organizzato da Ghostart in collaborazione con l’Istituto Marangoni e Feltrinelli Real Cinema, ospiterà alle ore 18.30 un intervento di Elena Marinoni, docente di sociologia dei consumi dell’istituto Marangoni, che parlerà della trasformazione del corpo nell’immaginario della moda. A seguire la proiezione del film-documentario diretto dal grande fotografo Timothy Greenfield-Sanders e presentato al Sundance 2012,  About Face – Dietro il volto di una top model. Il documentario riunisce alcune leggende della moda che hanno definito e ridefinito il concetto di bellezza femminile dagli anni ’40 agli ’80, per riflettere sulle loro vite, la loro carriera e il loro complesso rapporto con l’aspetto fisico e il business della bellezza.

Testimonianze di presenza

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Frances Benjamin Johnston, self-portrait, dressed as a man with false mustache. 1890 ca 

L’autoritratto  messo in scena è tipico della fotografia femminile? Come è cambiata l’autorappresentazione del femminile dagli anni ’70 ad oggi? Se la fase della provocazione è superata, è vero che la donna non ha più bisogno di dimostrare nulla, e che il modo in cui si autoritrae è casuale e indipendente dall’essere uomo o donna?

Queste sono alcune delle questioni rimaste in sospeso dalla lecture di Giovanna Calvenzi sull’autoritratto al femminile presso il Centro di Cultura Contemporanea La Strozzina di Firenze (in collaborazione con la Fondazione Studio Marangoni) nel dicembre scorso.

Ad introdurre il tema tre esempi di autoritratti dal passato,  ognuno a suo  modo rivoluzionario:  il famoso autoritratto da annegato di Hippolyte Bayard (unico esempio al maschile),   Frances Benjamin Johnston con l’immagine qui sopra e con lo scatto in cui si ritrae mentre fuma in una posa anticonvenzionale,  Katharina Behrend con quello che fu forse il primo nudo femminile, naturale per una donna che faceva parte di un ambiente di naturisti, meno naturale per la società dell’epoca.

Partendo da questi esempi lontani Calvenzi compie un ampio salto che copre quasi tutto il novecento,  richiamando solo di sfuggita la figura di Claude Cahun negli anni ’30, la fotografia come strumento di autoriflessione nel movimento femminista americano degli anni ’70,  Woodman, Sherman e Goldin, per proporci sette lavori di altrettante donne contemporanee di nazionalità differenti, che usano l’autoritratto non solo come mezzo di riflessione su di sé ma anche come “strumento di creazione”.

Alessandra Capodacqua  nei Self Portraits imprime tracce di sé attraverso il foro stenopeico, per testimoniare la propria esistenza.

Elina Brotherus traduce in Suite Franςaises n.2  l’esperienza di estraneità provata in Francia, dove si era trasferita per una borsa di studio e su consiglio di un’amica aveva iniziato ad usare dei post-it per stabilire relazioni tra sé, la lingua, gli oggetti.

Dita Pepe  realizza serie di  “autoritratti con” donne, uomini,  famiglie non sue – un progetto dal taglio quasi antropol0gico – sociologico con cui racconta la città in cui vive, e al tempo stesso, spiega nel suo libro Self Portraits 1999-2011,  è come se cercasse dei role-models da cui apprendere mescolandosi a loro.

Marina Cavazza sente il bisogno di autoritrarsi nella serie Me Medesima dopo un trasferimento in Svizzera con marito e figli, in un possibile itinerario di ricomposizione dell’identità.

Sempre sul tema maternità e difficoltà di relazione, Aglae Bory in Correlations cerca di raccontare la vita di una madre single mettendo insieme i momenti topici e ripetitivi della quotidianità, invitando lo spettatore a farsi osservatore complice della sua vita familiare.

Tomoko Sawada  interpreta di volta in volta 400 diverse identità  in fototessera (ID 400), il  rituale delle foto di studio propedeutiche al matrimonio fatte in abiti occidentali e tradizionali giapponesi (Omiai), gli stereotipi della moda e cultura occidentali (Cover), la scuola come percorso  uniformante in foto di classe composte da tante Tomoko, ad interrogarci su quale può essere il posto dell’individuo nel gruppo (School Days).

L’ultima artista presentata da Calvenzi è Moira Ricci con “20.12.53 – 10.08.04”, i suoi autoritratti con la madre scomparsa  di cui avevamo già parlato su questo blog.

Diverse domande sollevate dagli interventi sono rimaste in sospeso, come detto all’inizio – quasi per una reticenza, una rimozione, mi è parso:  personalmente trovo difficile accettare la definizione di “casuale” per certi percorsi, come se l’identità di genere non vi avesse un peso, e mi vengono altre domande non del tutto retoriche:

un fotografo uomo sente mai la necessità di fotografarsi per avere la testimonianza della propria esistenza?

un uomo prova mai l’impulso di fotografarsi dentro ruoli pre-stabiliti?

un uomo potrebbe fotografarsi per ritrovare un’identità smarrita nell’arruolamento familiare?

A me pare che certe necessità autorappresentative non possano essere scollegate dal genere e dai suoi costrutti culturali, ovvero dalle situazioni che in virtù di questi le fotografe si sono trovate ad affrontare.

Credo però anche che questi legami siano contingenti, transitori e in evoluzione, pur su tempi lunghi, proprio in quanto costrutti culturali:  io riesco ad immaginare che tra qualche tempo un ragazzo padre possa fotografare la propria quotidianità insieme ad un figlio.  E voi?

qui il podcast della lecture

CCC Strozzina

Decadentia

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© Costanza Mansueti

Di come ho conosciuto Costanza Mansueti e le sue fotografie ho già parlato tempo fa.  Oggi segnalo la possibilità di vederle dal vivo per chi si trova in zona Prato-Firenze e dintorni, per l’esattezza a Vaiano, dove sabato 12 gennaio alle 17.30 si inaugura la mostra Decadentia – 18 fotografie degli spazi della ex Manifattura Tabacchi di Lucca.  Qui il  Comunicato stampa con tutte le info.  Sabato 26 gennaio nella sede della mostra Costanza terrà inoltre una lezione su come sfruttare ambienti “atipici” per il ritratto.