La madre 6_Elinor Carucci

foto © Elinor Carucci, dalla serie Closer

Un grazie di cuore a Veronica Vituzzi,  lettrice del blog e amica virtuale,  per avermi ricordato che Elinor Carucci (di cui avevo parlato anche qui) è da inserire a pieno titolo nella serie sulle madri.

A commento di questa foto (e altre ne trovate sul sito) lascio la parola alla stessa Veronica.

“c’è qualcosa di davvero affascinante nelle immagini della madre di Elinor Carucci.  Donna, e anche compagna, madre, nonna, sul suo corpo e il suo sguardo le rughe assomigliano a un qualcosa in più che viene aggiunto, piuttosto che tolto, come se nessuna esperienza cancellasse l’altra e anzi si fondessero, e arrivare a una certa età fosse il traguardo per poter essere finalmente giovani, e vecchi, sensuali, figli e genitori, protettivi e vulnerabili, consapevoli, tutto assieme. La maturità così come dovrebbe essere: ricchezza.”

Postilla: nel novembre 2009  Elinor Carucci venne a presentare il suo lavoro a Firenze,  in un incontro organizzato dalla Galleria dell’Accademia e dalla Fondazione Marangoni. Mostrò le immagini e ne descrisse la genesi, in particolare della serie Closer da cui sono tratte anche le foto della madre. Alla fine ci furono due interventi dal pubblico, di due donne. La prima era turbata e disse di non capire come fosse possibile mostrare a tutto il mondo scene così intime di vita personale e familiare. La seconda si complimentò e ringraziò calorosamente l’autrice per mostrare quelle scene così intime di vita personale e familiare.

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La madre 5_il mio sguardo

Il mio “sguardo di figlia”  non può essere uno sguardo diretto, perché da diversi anni mia madre non vuol farsi fotografare.  Ricordo di averle fatto una foto per la carta d’identità nel ’98 – occhiali eleganti, foulard al collo, capelli biondo rame.  Poi una  di nascosto (fingendo di fotografare la gatta), un paio di anni fa in soggiorno, in versione relaxed – felpa e tuta da jogging.  Di vent’anni fa  sono le uniche foto che le ho fatto in posa:  ma il mio sguardo di allora non è quello di ora.

Dunque ho scelto questa foto,  fatta non da me che all’epoca avevo tre anni, ma da un fotografo di spiaggia.  Io ho aggiunto la luce sul viso – sorridente occhiazzurro nel ricordo,  abbagliante,  irraggiungibile.

La madre 4_Annie Leibovitz

Marilyn Leibovitz fotografata dalla figlia Annie (1997)

“La prima volta che fotografai mia madre in modo formale fu nel 1974, quando avevo da poco cominciato a lavorare per Rolling Stone. Ero andata a far visita ai miei genitori nella loro casa di villeggiatura sui monti Catskill, e chiesi a mia madre di danzare per me. Quel servizio fu una sorta di rito di passaggio. Io ero una fotografa e lei una ballerina.

Molti anni più tardi, quando mia madre aveva ormai più di settant’anni, la fotografai a casa mia, nel nord dello Stato di New York, ancora una volta durante un pomeriggio estivo. Sistemammo una sedia sul prato, all’ombra. Era molto nervosa e, quando le domandai quale fosse il problema, mi rispose che aveva paura di sembrare vecchia. Era una donna forte, abituata ad avere il pieno controllo della situazione. Sono rare le persone disposte a esporsi tanto.

In olte occasioni ho sostenuto di non avere una foto preferita. Eppure, più passa il tempo, più il ritratto di mia madre mi appare significativo. Forse è proprio questa la mia foto preferita. E’ totalmente onesta. Mia madre mi guarda come se la macchina fotografica non ci fosse.”

Da Annie Leibovitz “At work”

Nel libro questa fotografia è quadrata, con più spazio intorno al soggetto. Questa versione, che preferisco perché mi sembra che lo sguardo arrivi con più intensità,  era apparsa precedentemente nel volume “Women” di Leibovitz.  Nonostante quello che racconta la figlia, esprime una sicurezza fuori dal comune.

La madre_3 Tiziana Nanni

Tiziana Nanni – La Bellezza (mia madre)

“Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo, di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l’avrete”.
da “American Beauty”

Sept, 2011

Nella serie fotografica su sua madre iniziata qualche tempo fa e ispirata da vicende personali, Tiziana Nanni affianca citazioni ellittiche da films, libri, canzoni ad uno sguardo piuttosto diretto, mediato a tratti solo dall’ambiente quotidiano.

In attesa che sia aggiornato il suo sito , altre sue foto si possono vedere su Flickr , e alla sua pagina FB .

Tiziana Nanni con la serie “Enchanting ruins – L’incanto delle macerie” sarà in mostra  nell’ambito di Citerna Fotografia, sezione Citerna Off , dal 28 aprile al 3 giugno con inaugurazione domenica 29 aprile alle 18.

La madre_2 Vincenza De Nigris

Foto  ©Vincenza De Nigris dalla serie Autobiography

Le fotografie della serie Autobiography di Vincenza De Nigris vanno a toccare un aspetto inevitabile – a livello conscio o meno – della relazione madre-figlia: il confronto.  Così l’autrice spiega la genesi di questo lavoro:

“Ho scoperto quasi per caso alcune vecchie immagini di mia madre e ne sono rimasta affascinata dalla grande somiglianza; ho deciso dunque d’iniziare a lavorare su questo progetto. Sono rimasta sorpresa nel riguardare le sue espressioni e le mie, la fisionomia e il gusto per gli abiti. Ho cominciato così un lavoro a ritroso nella ricerca di altre immagini di mia madre e nel ricercare le pose, gli ambienti, gli sguardi imbarazzati etc. Non si tratta semplicemente di rimettere in scena le vecchie immagini ritrovate, ma di indagare a distanza di generazioni la somiglianza fra madre e figlia, di mettere a confronto i nostri gusti e soprattutto l’atteggiamento davanti alla macchina fotografica. Anche se le immagini sono state curate a livello cromatico, di location e di abiti per essere più simili alle immagini originali di mia madre, interessante è la differenza a livello generazionale che si nota, il mio sguardo nelle immagini è più sfrontato, la postura è più sicura, sono piccole differenze che hanno reso interessante la mia ricerca per lo sviluppo di questo progetto.”

Sono visibili qui gli altri lavori di Vincenza De Nigris, che del suo modo di fotografare scrive:

“La narrativa è il punto di partenza del mio lavoro, è il mezzo con il quale riesco a descrivere ciò che vedo. Quando vedo un’ambiente o una persona, inizio a pensare a come le cose potrebbero essere combinate, inizio a studiare la composizione, la luce e i colori. Man mano che metto insieme questi elementi, verifico che quello che sto mettendo in scena sia il più fedele possibile alla mia idea. Chiaramente ci possono essere delle variabili, dettate dal contesto o dall’emozione del momento.
Le immagini che realizzo sono una sorta di film still, come se fossero state estrapolate da una storia più ampia e spesso possono vivere in modo indipendente l’una dall’altra. Quello che m’interessa non è la comprensione della mia storia da parte del fruitore, ma quello che davvero è importante è che ogni singola persona riesca ad immaginarsi una propria storia.
Le mie immagini sono solo delle tracce, degli spunti per l’osservatore.
Nella maggior parte dei casi lavoro con immagini orizzontali perché mi permettono di avere un respiro visivo più ampio e una  composizione più equilibrata.”


La madre_1 Moira Ricci

Moira Ricci – Autoritratto – “20.12.53 – 10.08.04”, 2004-2009
Lambda Print, Aluminium
Courtesy l’artista; Galleria Alessandro De March, Milano
© Moira Ricci (immagine dal sito http://www.strozzina.org)

Una breve rassegna sulla relazione madre-figlia condensata nello sguardo fotografico.

Iniziamo con un lavoro di Moira Ricci (Orbetello 1977).
Apparentemente è una serie di fotografie dall’album di famiglia: in tutte compare la madre dell’artista (recentemente scomparsa come si intuisce dalle due date che danno il titolo alla serie), raffigurata in diversi periodi della sua vita.
Ma ad un esame più attento tutte le foto rivelano la presenza di un’intrusa: l’autrice ha inserito se stessa, abilmente mimetizzata, puntualmente persa in un’intensa contemplazione di quella madre che non c’è più.
“Moira Ricci guarda alla realtà nel tentativo di travalicarne la dimensione spazio-temporale, incontrando virtualmente la propria madre in diversi momenti della sua vita e prima della sua improvvisa scomparsa. Con la manipolazione digitale dell’immagine, l’artista sopprime la distanza temporale e, attraverso le foto di “cronaca familiare” si volge al passato della madre e contemporaneamente al proprio presente e alle proprie origini”, dice il testo critico della mostra “Realtà manipolate” al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze, dove il lavoro è stato esposto nel 2009.

Qui  le altre foto.