Apri gli occhi

particolare di screenshot dal blog di Efrem Raimondi

Per alcuni Efrem Raimondi era il fotografo di Vasco, per altri il fotografo delle star, per altri ancora l’anima fotografica del design.

Per me Efrem Raimondi era il fotografo delle donne.

Lo avevo conosciuto nel 2013 anche grazie a questo blog, che lo incuriosì perché ragionava su un tema che sentiva molto: le deprimenti sorti della rappresentazione mediatica della donna negli ultimi vent’anni.

Efrem ha sempre mantenuto una sua ferma visione sul soggetto donna, ostinata e contraria a mode e manierismi, coerente con la sua idea di Fotografia. Visione di cui ha fatto un vero e proprio Manifesto. I suoi ritratti restituiscono la realtà della persona senza mai forzarla in stilemi. La trama della pelle è un’informazione da recepire e non qualcosa di cui far terra bruciata in postproduzione. C’è una ricerca di bellezza (in senso filosofico) che non passa dall’idealizzazione: la sua strada è una tensione utopica che porta al massimo le potenzialità del soggetto.

Ora che ci ha lasciati improvvisamente, increduli e orfani della sua visione del mondo, attendiamo che la sua eredità artistica sia recepita da quel mondo editoriale che finora non ha avuto occhi per farlo.

Per chi ha occhi aperti, il suo Manifesto sulla fotografia di donne con relativa galleria di immagini è qui.

Una rosa è una rosa è una rosa. O del prendere fischi per fiaschi

Immagina di essere una bambina di dieci anni, o una ragazza di sedici. Vestite come tante bambine, come tante ragazze tra mille perché da giovani si vuole essere simili ai coetanei, è normale. Uscite il sabato pomeriggio, magari con un’amica, vi abbracciate, vi fate un selfie. Ora, forse voi non lo sapete, ma secondo alcuni voi in quel momento non esistete: siete solo uno schermo delle voglie maschili, uno stereo-tipo, un ologramma proiettato dall’immaginario patriarcale (per non dir di peggio con termini che qui non uso perché non voglio attirare motori di ricerca).

Questo è quanto emerge dalle discussioni di questi giorni sulle fotografie di Letizia Battaglia. La storia è nota: la fotografa, contattata insieme ad altri 19 professionisti da un marchio di automobili di lusso per una campagna da ambientare nelle regioni d’Italia, ha scelto di svolgere l’assignment imponendo il tema che è sempre stato filo conduttore nel suo lavoro: bambine e ragazze. Anche quando scattava foto di cronaca nerissima ha sempre avuto un occhio speciale per le bambine, e questo filo conduttore era già evidenziato nel saggio-intervista di Giovanna Calvenzi del 2010 per Bruno Mondadori, e ritorna in quello appena pubblicato con Sabrina Pisu da Einaudi “Mi prendo il mondo ovunque sia”. Da quando Battaglia ha chiuso con la cronaca, bambine e ragazze sono rimaste protagoniste assolute delle sue fotografie, come testimoni di bellezza, futuro e rigenerazione.

Coerentemente, Letizia Battaglia non ha studiato una strategia pubblicitaria, ma ha imposto la sua visione: ha inserito le auto sullo sfondo nel contesto di Palermo, gialle e fuori luogo come animali esotici, e ha fotografato prima di tutto le “sue” ragazze. Eppure in parecchi/e non le hanno viste: le hanno scambiate per altro. Per accessori equivoci, per simboli ambigui, titillanti.

Scambiare fischi per fiaschi, si dice.

Al posto delle bambine e ragazze, dei loro sguardi, volti e abiti realistici, hanno visto le migliaia di immagini artefatte e ammiccanti con cui pubblicità e televisione ci hanno bombardati in questo ultimo mezzo secolo, a quanto pare riuscendo ad avvelenarci il cervello.

Chi non è stato così miope da attribuire a Letizia Battaglia un’intenzione sessista si è indignato perché “lei doveva aspettarselo” che, dato il contesto, dato lo strapotere dello stereotipo Donne & motori, le sue immagini sarebbero state fraintese e lette attraverso quello (in proposito, vedi le immagini sopra e cerca le somiglianze: non ci sono). Siccome in pubblicità le ragazze vengono usate e abusate lei avrebbe dovuto rinunciare a mostrarle. Il Contesto certo agisce nella lettura di un’immagine: ma è solo uno dei tanti fattori attivi. Se ne siamo schiavi chiediamoci perché e soprattutto: ci sta bene così?

Letizia Battaglia, che non ha abbassato la fotocamera neanche di fronte a ai calci dei capomafia, avrebbe dovuto abdicare davanti al potere dello Stereotipo. Lei, donna, avrebbe dovuto rinunciare a fotografare altre donne, perché lo Stereotipo Cattivo ne avrebbe fatto un sol boccone. E invece sempre più persone le stanno dando ragione e stanno dalla sua parte nella feroce polemica e nei fatti che sono seguiti.

Ho sentito donne dire “poveretta, l’età fa brutti scherzi” (a proposito di stereotipi sessisti). I contestatori più educati hanno detto che “dovrebbe riconoscere lo sbaglio”.

Peccato per loro che non c’è stato nessuno sbaglio. Letizia Battaglia ha fatto quello che voleva fare: ha messo al centro, e nel centro di Palermo nello specifico, bambine e ragazzine di oggi. Vedendole e mostrandole per quello che sono. Ragazze, non ologrammi del desiderio altrui.

Una delle fotografie dalla pagina FB di Letizia Battaglia

Progetti interessanti: I Woke Up Like This

Uno dei modi in cui la rete, o meglio quella parte di utenti che ne sfrutta i margini di libertà espressiva residui tra sbarre e pareti di acquari, combatte efficacemente l’immaginario omologato/ante dei media mainstream è la crescente diffusione dei progetti di autorappresentazione femminile.

Uno dei più interessanti mi sembra questo, segnalatomi da Serbilla. Che si estende anche in un blog, e poi si ramifica in un tumblr (a mio avviso però meno efficace).

Una idea a monte molto ben sviluppata sia visivamente che testualmente, fotografia classica, soggetti neanche un po’.

Chapeau!

Francesca Alinovi raccontata dai suoi artisti

Francesca Alinovi

Chi ricorda Francesca Alinovi, e soprattutto chi la ricorda non per gli articoli di cronaca ma per il suo innovativo contributo alla critica d’arte ?

Se a ricordarla siamo in pochi non è un caso:  il suo lavoro non è mai stato adeguatamente valorizzato e diffuso.

A trent’anni di distanza dalla sua morte un documentario, “Off-Identikit” di Veronica Santi, ricostruisce la figura di Francesca Alinovi attraverso interviste ad artisti e altri documenti.  Finora ne è stata girata una parte, ma per realizzare l’intero progetto servono altri fondi. L’autrice  ha lanciato una campagna di crowdfunding qui (dove è visibile il trailer) alla quale tutti possono  contribuire ENTRO L’11 NOVEMBRE.

Altri approfondimenti in questo articolo   trascritto da Repubblica.

Nota personale: dei lavori di Francesca Alinovi ho a cuore in particolare l’importante libro “Fotografia: illusione o rivelazione?” scritto con Claudio Marra. La sua parte era quella che analizzava l’uso della fotografia come strumento di illusione: linea di ricerca quanto mai profetica, in un epoca in cui ancora il dominio di photoshop era di là da venire…

Poesie di amore e di morte

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Rosaria Lo Russo © Laura Albano

Rosaria che legge poesie dal vivo è uno spettacolo….non perdetevela!!!

sabato 2 febbraio ore 21 al Teatro Comunale di Antella

Un work in progress per ascoltare l’epica delle donne che hanno avuto l’ardire di scrivere poemi invece che limitarsi alla lirica
con Rosaria Lo Russo (voce) e Leonardo Brizzi (pianoforte)
biglietto unico: 10 euro
prenotazioni telefoniche: segreteria, lasciando recapito telefonico tel. 055 621894; email: prenotazioni@archetipoac.it. Biglietteria aperta un’ora prima dello spettacolo. I biglietti si acquistano anche presso i punti vendita del circuito Box Office.

Letizia Fuochi per il giorno della Memoria

Letizia Fuochi  © Laura Albano

In prossimità della ricorrenza del Giorno della Memoria istituito in ricordo delle vittime dell’Olocausto,  chi abita a Firenze e dintorni non si lasci sfuggire l’opportunità di viverlo secondo la regia,  l’immaginazione e la magnifica voce di Letizia Fuochi al

Teatro Le Laudi
Sabato 26 gennaio ore 21
Domenica 27 gennaio ore 17

Neve di Carta
Scritto da Letizia Fuochi
Con la partecipazione straordinaria di Giovanni Guidelli

Per il giorno della Memoria, doppio appuntamento al Teatro Le Laudi di Firenze.
Sabato 26 gennaio ore 21 e domenica 27 gennaio ore 17, la cantautrice fiorentina Letizia Fuochi propone  Neve di carta, un viaggio carico di suggestioni, di immagini, di note.

Con la partecipazione straordinaria di Giovanni Guidelli – noto sia al grande pubblico televisivo per i ruoli in molte fiction di grande successo, sia ai più appassionati cinefili-; con la presenza dei musicisti Enrico Chiarini (Camillocromo), Francesco Cusumano (Martinicca Boison) e Tommaso Papini (Note Noire); accompagnata da sei attori – Henry Bartolini, Marcello Fabiani, Maurizio Gori, Emanuele Magini, Talitha Medici e Pierluca Rotolo (Cantiere Obraz, Catalyst e Compagnia degli Ignudi) -; con i costumi di Susanna Guerrini e i disegni del Maestro Romano Morando; Letizia Fuochi nella veste di regista, autrice, storica e cantante (quattro i brani che eseguirà, tre in lingua yiddish, il quarto una sua canzone che da il titolo allo spettacolo) si apre ad un racconto vivo e struggente, duro e poetico, sul proprio rapporto con l’ebraismo – attraverso esperienze personali, precise ricostruzioni storiche e riferimenti letterari – puntando il dito sulla responsabilità singola e collettiva come unico mezzo per affrontare la Storia e le sue conseguenze.
“La Parola diventa ricordo, solo se passa attraverso le emozioni” sussurrerà nel finale prima di intonare una dolcissima ninnananna, cantata con il cuore di una bambina sopravvissuta e che ha ritrovato, dopo gli orrori della guerra, il suo unico giocattolo: un inseparabile coniglio rosa.

Le sfumature del grigio

Non ho niente contro chi sceglie di tingersi i capelli. Io stessa lo faccio. Ammiro però chi sceglie di non farlo. Anni fa vedevo Camilla in palestra (aveva i capelli scuri), senza conoscerla l’avevo notata per la finezza dei suoi tratti.  Tempo dopo ci siamo incontrate e conosciute non a caso in questa occasione, il colore dei suoi capelli era cambiato, non il suo fascino fuori dal tempo.

L’ho fotografata e lei mi ha regalato la storia dei suoi Capelli color grigio topo.

Costanza della passione

La prima volta che ho incontrato Costanza è stato quasi venti anni fa.  Le nostre foto erano esposte insieme in una sala  nei pressi di Santa Croce a Firenze.  Costanza era una creatura lunare,  eterea  e faceva bellissime foto:  stampe baritate opache che sembravano uscite da un baule del secolo prima,  sbiadite come immagini di sogno.  Se non fosse un aggettivo svuotato da troppa brutta poesia, direi: poetiche.

La ritrovo oggi, per merito di Internet ma, soprattutto, della comune passione per la fotografia.  Scopriamo punti di vista in comune, e la vado a trovare nel laboratorio della Bottega a Marina di Pietrasanta,  con cui collabora  oltre ad essere fotografa in proprio.  E’  sempre lunare ed eterea, e fa sempre foto bellissime.  Colorate e nitide oggi, e crudamente reali.

in foto: Costanza Mansueti fotografata da me

Bye Baby Suite: l’autrice

Nel mese di marzo a Certaldo sarà di nuovo in programma lo spettacolo Bye Baby Suite con la mostra di mie foto After The last sitting.

In attesa di comunicarvi con precisione l’evento, vorrei intanto farvi conoscere l’autrice del testo di Bye Baby Suite, qui sopra in una foto che le feci qualche anno fa.

Chiara Guarducci poetessa, drammaturga, regista, inizia il suo percorso teatrale con la scrittura di monologhi che indagano gli estremi dell’anima, stati febbrili di deserto e piena, paradiso e inferno, attraverso creature ingombranti che dicono la ferita e la fame smisurata di vivere.

I monologhi affidati a una parola materica, umorale, vengono interpretati da Silvia Guidi, attrice e regista con cui condivide la scelta di un teatro intimo, surreale, implacabile. Questi testi, scelti da Barbara Nativi per “Intercity Plays”, raccolta di teatro contemporaneo internazionale, vengono poi pubblicati nel libro “La neve in cambio”.

Tra le opere successive scrive un omaggio alla disperazione dirompente di Marilyn Monroe, un ritratto a nervi scoperti, brutale e carico di poesia (“Bye Baby Suite”) diretto e interpretato magnificamente da Alessia Innocenti.

Qui di seguito due estratti dal testo di Bye Baby Suite

Le confezioni si rompono

la carta da regalo prende fuoco

ho i nervi a pezzi, non te l’hanno detto?

Non c’è appiglio che mi resista

del resto sono una forza della natura

e la celluloide sta stretta

e stanno stretti gli uomini, i drink, le pillole 

e il freddo non passa…

non riesco a coprirmi… sono così esposta, moltiplicata…

la prima pagina è un vestito accecante, appiccicoso  

una vera sanguisuga

…..

Perché sono la favola bionda

la stupida d’oro,

la sciocca di zucchero,

sono il tuo calendario,

la tua colazione, il tuo amore calmante

pensa che buffo il tuo calmante chiuso in manicomio, il tuo calmante è un manicomio, sono sempre stata rinchiusa, c’è qualcosa che non va se mi chiudono a chiave, se mi tengono in cassaforte deve esserci un malinteso…sono un caso, sempre e solo un caso, quanto clamore attorno a me, solo rumore… mi chiudono per controllarmi e vendermi e non ne posso più! ho mal di testa, una fitta fissa, una ferita invasa che allaga e vuoti, vuoti d’aria, vuoti di memoria…NIAGARA, io sono l’america, mi scopo i presidenti, sono la cocca dei fratelli Kennedy…

è tradizione di John e Bob passarsi le sgualdrine… e adesso è il mio turno…brindiamo!… sono un pezzo da collezione, mi vogliono tutti nel letto di famiglia, come una stella portafortuna…(pausa)

attenti, attenti che vi vado di traverso!