Progetti interessanti: I Woke Up Like This

Uno dei modi in cui la rete, o meglio quella parte di utenti che ne sfrutta i margini di libertà espressiva residui tra sbarre e pareti di acquari, combatte efficacemente l’immaginario omologato/ante dei media mainstream è la crescente diffusione dei progetti di autorappresentazione femminile.

Uno dei più interessanti mi sembra questo, segnalatomi da Serbilla. Che si estende anche in un blog, e poi si ramifica in un tumblr (a mio avviso però meno efficace).

Una idea a monte molto ben sviluppata sia visivamente che testualmente, fotografia classica, soggetti neanche un po’.

Chapeau!

La petit mort – Dana de Luca

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© Dana de Luca

Altro tema e altro modo di mostrare mantenendo “una certa distanza” dal soggetto troviamo nel lavoro “Le petit mort” di Dana de LucaUna sorta di opus alchemico attraverso il quale dalla pesantezza della materia (i corpi, la carne, il sesso al lavoro) viene estratto il sublimato più impalpabile e volatile.  Qui è descritto il progetto che si avvale del crowdfunding al fine di realizzare un libro fotografico, autoprodotto, in edizione numerata e firmata di 150 copie, che è possibile ancora per 30 giorni prenotare con un contributo in varie possibili declinazioni. Nel libro le immagini di Dana de Luca si alterneranno con i testi di Janus Pravo, poeta, e Giorgio Bonomi, critico d’arte e curatore.

Ribaltare la prospettiva

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foto dal sito del Leopold Museum di Vienna

Un lettore del blog mi ha chiesto un parere su un’esposizione collettiva tenutasi nel 2011, dal significativo titolo “Man as object – reversing the gaze”, che vede la figura maschile interpretata da una prospettiva “femminile/femminista/transgender”.

Le opere si possono guardare nel dettaglio qui.

Un’operazione chiaramente provocatoria e rivendicatoria, che partendo dal chiedersi “cosa significhi per le donne guardare gli uomini” sembra principalmente voler far provare loro lo stesso disagio che provano molte donne davanti alla continua esposizione mercificata del corpo femminile. Molte opere sono forse troppo ironiche per colpire nel segno (es. l’uomo lap-dancer, dove la inadeguatezza fisica ai canoni estetici non fa scattare l’inversione dei ruoli), alcune invece sono disturbanti quanto le analoghe immagini femminili (e come ho già detto altre volte non è mai il nudo in sé a disturbare ma l’individuo “passivizzato” come oggetto da vetrina o “pronto all’uso”).  Lo sguardo erotico  sembra emergere in una minima parte delle opere (es. il nudo scuro e muscoloso di spalle), forse perché la rassegna parte da una premessa  rigorosamente ideologica (“criticare i traditionali ruoli di genere, problematizzare la notione di ‘uomo,’ ‘,maschio,’ ‘mascolinità,’ ‘donna’ e  ‘femmina’”)  e finisce per disinteressarsi dell’effettivo piacere del guardare.
E’ un’operazione che naturalmente presuppone tutti i secoli di storia dell’arte, e  più recentemente di pubblicità e immagini mediatiche, in cui il punto di vista è sempre stato quello maschile sul corpo femminile – penso che un giovane che non abbia vissuto questa disparità, e non la “assuma” dentro di sé, possa sentirsene semplicemente disturbato – sono graditi ovviamente pareri.

Recentemente a Vienna si è tenuta un’altra mostra sul nudo maschile  da cui è tratta la foto sopra, finita sui giornali per lo scandalo suscitato dalla locandina di Pierre & Gilles ; tuttavia neanche qui troviamo ipotesi sullo sguardo sessuato della donna sull’uomo, soprattutto perché sono quasi tutti artisti uomini (tra le eccezioni l’eterna, inarrivabile Louise Bourgeois, con una tenera versione del suo Fillette). Come nella foto sopra, qui le donne guardano sì gli uomini ma per come sono visti dallo sguardo maschile – la riappropriazione dello sguardo è ancora lontana.

A margine ma non troppo:  sul tema del rovesciamento di prospettiva consiglio di leggere questo articolo di Dissapore su un servizio di cuochi a domicilio, presentati secondo modalità che (per quanto esilaranti)  rimandano evidentemente ad un immaginario erotico ancor prima che gastronomico:  in tutto ciò la cosa più interessante è leggere i diversi commenti maschili sdegnati di fronte a tanta esibizione.

Alla fine forse la pop-culture mediatico gastronomica meglio dell’arte è riuscita a ribaltare la prospettiva.

La febbre

ph.© Francesca Stella

La seguivo da tempo, silenziosamente, aspettando il momento in cui ne avrei parlato.

Un colpo di fulmine il suo blog scoperto in rete,  attraverso il racconto di un workshop di ritratto con lui.

La parola che mi viene per definire il suo lavoro è  febbre.  Contrapposta a tanto estenuato, slavato, catatonico concettuale languore di certa fotografia attuale.  Le sue foto pulsano,  scottano, bruciano di luce propria con i soli eterni ingredienti della Fotografia:  occhio, luce, soggetto, pellicola /sensore.

Vedere per credere, respirare profondamente, ghiaccio a portata di mano.

il blog di Francesca Stella

il sito

L’occhio maschile_4

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

MILANO, FEBBRAIO 2012 C/O MILAN POLE DANCE STUDIO.
VALERIA BONALUME, CAMPIONESSA ITALIANA 2012

Scatto non pubblicato da uno shooting per Playboy n. 33.  A me ricorda gli schizzi nervosi di Egon Schiele.  Le foto pubblicate sono visibili qui e qui.

www.efremraimondi.it

www.blog.efremraimondi.it

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Il sesso e lo sguardo 4_ Foto di un certo tipo

Nan Goldin, “Jessika and Simon making love, Jessika coming” (2001)

Spesso risulta dalle chiavi di ricerca che qualcuno arriva qui cercando un certo tipo di foto, per cui ho deciso di postare una selezione di foto di quel tipo che a me piacciono particolarmente, e magari sono un po’ diverse da quelle – diciamo così – mainstream. Ribadisco che la scelta è assolutamente soggettiva, e quindi inevitabilmente parziale – so che scontenterò molti, tra l’altro non ho trovato nessun nudo maschile che valesse la pena (per me) postare – o son troppo scultorei-asettici o troppo hard.

Inizio con lo scatto sopra, di Nan Goldin, dove l’erotismo dell’atto è espresso dai volti ancor prima che dai corpi, e la luce del sole sembra sottolineare l’orgasmo di lei.

Ancora foto di coppia (molto più rare dei nudi singoli, chissà perché): questa foto  che risale all’incirca a metà anni ’70 fa parte di una sequenza del fotografo Art Kane per il magazine Viva, che come già detto è stato una sorta di Playboy al femminile di breve durata: la sequenza vedeva i due amanti fare l’amore in varie posizioni in questo ambiente tra il quotidiano e l’onirico, alcune foto erano leggermente mosse per rafforzare l’effetto spontaneo e la luce diminuiva progressivamente a suggerire il trascorrere del tempo.

Dello stesso periodo qui un nudo femmile di una fotografa olandese, Sacha Van Dorsen. Nonostante  la posizione richiami molto più il relax dopo lo sport che una seduzione ostentata, e nonostante come nudo sia piuttosto coperto (o forse proprio per questo) personalmente la trovo estremamente erotica.

Un altro seminudo molto meno solare e più esplicito ce lo mostra ad inizio anni ’90 la francese Bettina Rheims dal suo lavoro Chambre Close: foto basata sui contrasti – la luce che raddoppia l’ombra del sesso, il bianco della pelle e il nero dell’abito, la snellezza del corpo e la pesantezza del seno, la nudità e gli anfibi ai piedi.

Di segno ancora diverso la seminudità di Francesca Woodman, che moltiplica come in un’eco provocatoria reggiseni e calze ma volta poi le spalle a noi e alla macchina fotografica, isolandosi in un gesto autoprotettivo.

Con un salto temporale all’ indietro di qualche anno troviamo i close-up di Harri Peccinotti.  Contrariamente alla moda attuale che prevede superfici corporee innaturalmente levigate a specchio, senza peli né pori, le sue foto puntavano molto sulle sensazioni tattili evocate proprio attraverso questi dettagli: e fanno molto riflettere su cosa possa mai essere una sessualità privata del tatto.

Alfred Stieglitz notoriamente fotografò in tutti i dettagli ed angolazioni la pittrice Georgia O’Keeffe sua moglie, e a me sembra che questa foto  del 1919 ci dia proprio l’idea del suo “perdersi” nel corpo di lei.  Anche se è fotografata solo una parte del corpo, priva di testa, non ne risulta una “oggettivazione”: piuttosto il soggetto nel suo mistero sembra guadagnare importanza e dominare chi guarda.

E finisco con l’ellissi narrativa del letto sfatto con forcine (1957) di Imogen Cunningham.

“Are you ready?” Il sesso e lo sguardo_3

Viva Magazine era una rivista degli anni ’70,  si potrebbe dire “per sole donne”, che mescolava fotografia erotica d’autore con articoli di costume scritti da penne del calibro di Erica Jong e Betty Friedan.

Già dai titoli della copertina qui sopra si ha l’impressione di un prodotto che attualmente non pare avere equivalenti.  Un’ idea più ampia ci si può fare qui, qui e qui  – dove si scopre che la pubblicazione è rimpianta dagli uomini per i nudi maschili, il che mi stupisce un po’ visto che il nudo maschile per uomini oggi non è difficile da trovare, ma forse piace proprio questo nudo più “etero”… (se qualcuno sa spiegarmi la cosa, lo ascolterò molto volentieri!).

Guardando le immagini linkate, colpiscono certe foto di coppia  palesemente pensate per un occhio femminile, ovvero foto dove la donna non è oggettivizzata ma partner alla pari.

Genere fotografico attualmente “fuori commercio” – chissà perché.

Da una delle copertine occhieggia la domanda: “Are you honestly ready for sexual liberation?”

Ad oggi risposta non pervenuta…

Ps. molte delle foto a me piacciono, peccato solo che all’epoca imperversasse il baffo assassino…

(da leggersi con adeguata colonna sonora)

post correlati:  “Il sesso e lo sguardo_1”   e “Il sesso e lo sguardo_2_lo sguardo come relazione”