Immaginare i sensi

Recentemente, sui muri della mia città, ho visto due enormi affissioni una accanto all’altra. Una pubblicizzava una marca di intimo, con una bellissima ragazza dalla pelle scura in lingerie ridottissima, sguardo allusivo e posa ultraprovocante. Accanto c’era la pubblicità di un sexy disco club:  vi comparivano quattro o cinque ragazze, a mezzo busto, in indumenti e pose molto meno espliciti della precedente. Guardandole, sembrava che avessero invertito il prodotto da pubblicizzare.

Mi ha fatto pensare. Fino a un po’ di tempo fa esistevano molte pubblicità in cui l’intimo non era necessariamente associato al sesso, ma anche ad una condizione di relax, di star bene con se stesse (e chi fosse troppo giovane  per crederci o  talmente assuefatto da non ricordarselo guardi qui, qui e qui). Ma anche volendo associarlo al sesso, resta la domanda:  la seduttività deve coincidere per forza con il modello escort ?

Anche qui, come in TV, il solito appiattimento. Eppure  ci sono tanti modi possibili per rappresentare la sensualità. Perché mostrare solo il più elementare? E’  per mancanza di immaginazione, o è una scelta omologante ben precisa?

Annunci

Dogma

Il fotografo Oliviero Toscani,  noto per le sue campagne considerate spesso provocatorie, ha esposto a Firenze una serie di ritratti maschili in grande formato, per pubblicizzare un marchio di calzature. Titolo e sottotitolo della campagna pubblicitaria: “La condizione maschile. Oltre 250 ritratti di uomini, vecchi, ragazzi, bambini, poveri, ricchi, alti, bassi, magri, grassi…Ogni uomo è unico e irripetibile”.

Come se non fosse già così nella rappresentazione mediatica del maschile; come se finora qualcuno avesse mai sostenuto il contrario. Piuttosto, quando sentiremo dire – e vedremo – una cosa analoga per le donne? Quando mai avranno il coraggio di dire che “ogni donna è unica e irripetibile” e soprattutto il coraggio di mostrarlo con le immagini, smentendo il dogma che la donna può essere soltanto un clone perfetto?

Toscani per lo stesso marchio aveva già “pubblicizzato” la condizione femminile in modo assai discutibile: se ne era parlato qui.

In tutta questa storia ha perso la migliore occasione per essere veramente provocatorio.

Dalla parte del piacere

“La tecnologia rende le immagini evidenti, palpabili e perfette ed esse anziché rappresentare creano apparenze. Ed è questa pseudo-rappresentazione che, attraverso la comunicazione e la circolazione culturale, scatena problemi e solleva questioni. E’ possibile costruire un modo di guardare che accolga la presenza del piacere e respinga gli inganni del desiderio? Come possiamo noi, donne e artiste, navigare nel mercato che ci plasma e ci contiene? Io intendo il mio lavoro come un continuo tentativo di distruggere una serie di rappresentazioni e di accogliere una spettatrice femminile in un pubblico fatto di uomini. Se questo lavoro è considerato “scorretto”, meglio, perché i miei tentativi mirano a spiazzare quella voce fuori campo maschile che pontifica dando istruzioni “corrette” al nostro piacere e alle nostre storie, o all’assenza di esse. (…) Mi interessa lavorare sulle condizioni materiali di vita, nelle quali risultano evidenti gli usi e gli abusi del potere sul piano sia privato sia pubblico. Voglio parlare, mostrare, vedere e sentire domande e commenti oltraggiosamente forti, astuti. Voglio essere dalla parte del piacere e del riso, e contro le cupe certezze delle immagini, della proprietà, del potere.

Barbara Kruger, Incorrect, in “Effects”, n. 1, N.Y. 1982; in Barbara Kruger, Remote Control: People, Cultures, and the World of Appearances, MIT Press, Cambridge 1993;  cit. in Roberta Valtorta, “Il pensiero dei fotografi” (evidenziature in grassetto mie)

Istruzioni per un corpo perfetto

(clicca sull’immagine per vederla meglio)

Tutti sanno che la perfezione del glamour è fatta di trucchi, eppure ancora quante donne pensano di dover assomigliare il più possibile alle immagini proposte?

La verità è che ormai le foto patinate sono da considerare illustrazioni di fantasia. Come quando la fotografia non era ancora diffusa sulle pubblicazioni periodiche, e al suo posto c’erano disegni.

Tenete a mente queste istruzioni quando sfoglierete le prossime riviste.

Segreti e bugie

“Perché l’ordine sociale sente il bisogno di difendersi eludendo la realtà delle donne vere, dei loro visi, delle loro voci, dei loro corpi, e riducendo il loro significato a delle immagini “belle”, codificate e riprodotte all’infinito?

Anche se le ansie personali inconsce possono essere una forza possente nella creazione di una menzogna vitale, in pratica questa viene garantita dalle necessità economiche.

Un’economia che dipende dalla schiavitù ha bisogno di promuovere immagini di schiavi che la giustifichino.”

Naomi Wolf, “Il mito della bellezza”