Mai più complici

 Francesco Chiacchio, “La Notte”

Questo blog aderisce al comunicato diffuso oggi dal Comitato Nazionale di Snoq, Lipperatura, Il corpo delle donne.

MAI PIU’ COMPLICI

Comunicato stampa.

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle.
Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza.
Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace accettare la loro libertà.

E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne

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La madre_3 Tiziana Nanni

Tiziana Nanni – La Bellezza (mia madre)

“Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo, di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l’avrete”.
da “American Beauty”

Sept, 2011

Nella serie fotografica su sua madre iniziata qualche tempo fa e ispirata da vicende personali, Tiziana Nanni affianca citazioni ellittiche da films, libri, canzoni ad uno sguardo piuttosto diretto, mediato a tratti solo dall’ambiente quotidiano.

In attesa che sia aggiornato il suo sito , altre sue foto si possono vedere su Flickr , e alla sua pagina FB .

Tiziana Nanni con la serie “Enchanting ruins – L’incanto delle macerie” sarà in mostra  nell’ambito di Citerna Fotografia, sezione Citerna Off , dal 28 aprile al 3 giugno con inaugurazione domenica 29 aprile alle 18.

Bettina e il terzo sesso

foto ©Bettina Rheims da http://www.lalettredelaphotographie.com

Bettina Rheims ha sempre avuto il vizio di indagare con le sue foto le pieghe del non detto, il dettaglio perturbante non in assoluto alla Diane Arbus, ma in relazione alla cornice di un certo tipo di fotografia – patinata, potremmo dire.

Ci ha mostrato la bellezza e il glamour contaminati dalle rughe e dal trucco sfatto in Heroines,  la calza smagliata e la vittoria della forza di gravità sulla carne in Female troubles, sulla pelle il rossore da amplesso e i segni della biancheria e dalla depilazione ascellare (ProjectB), l’ambiguità sessuale in Les espionnes e in Modern Lovers.  A questi due ultimi lavori, venti anni dopo, si riallaccia l’attuale Gender Studies.

Come spiega nel link, Rheims ha aperto una pagina su FB dove mostrava quelle vecchie foto, invitando a contattarla tutte le persone che si sentissero in qualche modo “diverse”. E’ entrata in contatto con loro tramite Skype, ha sentito le loro voci.  Chi l’ha colpita di più sono stati coloro che non hanno voluto fare una scelta tra le due opzioni maschio/femmina, decidendo di vivere entrambe le identità.  A seconda del giorno, dell’umore.  E ricorda che in Australia per la prima volta, lo scorso autunno  è stata introdotta la possibilità di contrassegnare con X la voce “sesso” sui documenti d’identità:  il primo riconoscimento dell’esistenza di un terzo sesso.

Dal punto di vista visivo, direi che il fine ultimo di Rheims nel mostrarci il perturbante non è sconvolgerci (épater le bourgeois, si diceva una volta) ma renderlo assimilabile tramite i codici visivi senza tempo della storia dell’arte.  Si può vedere in questa operazione un senso reazionario (il diverso viene integrato) o progressista (il diverso entra nel sistema senza perdere la propria specificità, che anzi va ad arricchire il sistema), a seconda dell’essere pessimisti o ottimisti.

Io preferisco senza dubbio la seconda.

La madre_2 Vincenza De Nigris

Foto  ©Vincenza De Nigris dalla serie Autobiography

Le fotografie della serie Autobiography di Vincenza De Nigris vanno a toccare un aspetto inevitabile – a livello conscio o meno – della relazione madre-figlia: il confronto.  Così l’autrice spiega la genesi di questo lavoro:

“Ho scoperto quasi per caso alcune vecchie immagini di mia madre e ne sono rimasta affascinata dalla grande somiglianza; ho deciso dunque d’iniziare a lavorare su questo progetto. Sono rimasta sorpresa nel riguardare le sue espressioni e le mie, la fisionomia e il gusto per gli abiti. Ho cominciato così un lavoro a ritroso nella ricerca di altre immagini di mia madre e nel ricercare le pose, gli ambienti, gli sguardi imbarazzati etc. Non si tratta semplicemente di rimettere in scena le vecchie immagini ritrovate, ma di indagare a distanza di generazioni la somiglianza fra madre e figlia, di mettere a confronto i nostri gusti e soprattutto l’atteggiamento davanti alla macchina fotografica. Anche se le immagini sono state curate a livello cromatico, di location e di abiti per essere più simili alle immagini originali di mia madre, interessante è la differenza a livello generazionale che si nota, il mio sguardo nelle immagini è più sfrontato, la postura è più sicura, sono piccole differenze che hanno reso interessante la mia ricerca per lo sviluppo di questo progetto.”

Sono visibili qui gli altri lavori di Vincenza De Nigris, che del suo modo di fotografare scrive:

“La narrativa è il punto di partenza del mio lavoro, è il mezzo con il quale riesco a descrivere ciò che vedo. Quando vedo un’ambiente o una persona, inizio a pensare a come le cose potrebbero essere combinate, inizio a studiare la composizione, la luce e i colori. Man mano che metto insieme questi elementi, verifico che quello che sto mettendo in scena sia il più fedele possibile alla mia idea. Chiaramente ci possono essere delle variabili, dettate dal contesto o dall’emozione del momento.
Le immagini che realizzo sono una sorta di film still, come se fossero state estrapolate da una storia più ampia e spesso possono vivere in modo indipendente l’una dall’altra. Quello che m’interessa non è la comprensione della mia storia da parte del fruitore, ma quello che davvero è importante è che ogni singola persona riesca ad immaginarsi una propria storia.
Le mie immagini sono solo delle tracce, degli spunti per l’osservatore.
Nella maggior parte dei casi lavoro con immagini orizzontali perché mi permettono di avere un respiro visivo più ampio e una  composizione più equilibrata.”


La madre_1 Moira Ricci

Moira Ricci – Autoritratto – “20.12.53 – 10.08.04”, 2004-2009
Lambda Print, Aluminium
Courtesy l’artista; Galleria Alessandro De March, Milano
© Moira Ricci (immagine dal sito http://www.strozzina.org)

Una breve rassegna sulla relazione madre-figlia condensata nello sguardo fotografico.

Iniziamo con un lavoro di Moira Ricci (Orbetello 1977).
Apparentemente è una serie di fotografie dall’album di famiglia: in tutte compare la madre dell’artista (recentemente scomparsa come si intuisce dalle due date che danno il titolo alla serie), raffigurata in diversi periodi della sua vita.
Ma ad un esame più attento tutte le foto rivelano la presenza di un’intrusa: l’autrice ha inserito se stessa, abilmente mimetizzata, puntualmente persa in un’intensa contemplazione di quella madre che non c’è più.
“Moira Ricci guarda alla realtà nel tentativo di travalicarne la dimensione spazio-temporale, incontrando virtualmente la propria madre in diversi momenti della sua vita e prima della sua improvvisa scomparsa. Con la manipolazione digitale dell’immagine, l’artista sopprime la distanza temporale e, attraverso le foto di “cronaca familiare” si volge al passato della madre e contemporaneamente al proprio presente e alle proprie origini”, dice il testo critico della mostra “Realtà manipolate” al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze, dove il lavoro è stato esposto nel 2009.

Qui  le altre foto.

Dedica

Questo post voglio dedicarlo alla donna che mi ha tagliato i capelli dai tempi dell’università fino a quando, poco tempo fa, è andata in pensione. L’unico negozio di parrucchiera dove non abbia avuto il terrore di sedermi, e da dove non sia mai uscita con una crisi di nervi.

Nei miei 20 anni ci siamo divertite a sperimentare asimmetrie varie. Nei 30 mi sentii vecchia, le portai una foto di Peter Lindbergh con un caschetto berlinese retrò e quando tornai al lavoro (allora) in agenzia ippica un cliente indiano mi disse che sembravo “un bambino”.  Nei 40 porto i capelli lunghi e ho avuto da lei la miglior manutenzione della scalatura corta, fatta in modo da arrivare esattamente ad accarezzare gli zigomi.

A volte l’ho tradita, cercando nuove emozioni: ma me ne sono sempre pentita. Tornavo sempre, e lei sapeva che sarei tornata.

Una volta, molti anni fa, mentre mi tagliava i capelli le dissi “sai A., se avessi i soldi mi piacerebbe tanto fare una rivista per donne, la chiamerei Un’altra donna, e ci metterei tutto quello che non si trova nelle riviste femminili…”

Lei, da rigorosa esteta, lì per lì ebbe un brivido di raccapriccio quando parlai di donne ritratte nelle loro umane imperfezioni:  ma anni dopo si è prestata molto volentieri a farsi fotografare.