Classificare e analizzare le pubblicità

Per chi non lo conoscesse, segnalo il sito Gender-Ads.  In lingua inglese, è una sorta di archivio dove le pubblicità sono analizzate e classificate dal punto di vista del genere. Dall’immagine sopra si può avere un’idea del tipo di classificazione. I capitoli principali sono:  Background, Females in Ads, Males in Ads, Together in Ads, Objectifications, Visual Means. Quest’ultimo è uno dei più interessanti e analizza elementi quali lo sguardo, le gambe femminili come cornice, la paura, l’effetto bagnato, il linguaggio violento e altri.

Creato come progetto da Scott A.Lukas, Ph.D. californiano, nel 2002, vuol essere una risorsa a disposizione di tutti  – a patto di citare la fonte nel caso di utilizzo di materiali.

Il teatro in salotto a Forte dei Marmi

Orti Insorti di e con Elena Guerrini

musica dal vivo Andrea Geri

a casa di Elisabetta Salvatori
Via Francesco Carrara  243
Forte dei Marmi
alle ore 21.30  Sabato 28 Maggio 2011

Prenotazioni al numero: 347 5739523

Ingresso: A baratto. 1 bottiglia di olio o di vino per ogni spettatore.

Uno spettacolo sulle memorie della nostra civiltà contadina. Tra i ricordi del nonno  che insegnava a contare da zero a cento ai mezzadri, storie paesane, ricette di antiche merende, bicchieri di vino rosso, barzellette, canzoni degli anni settanta, bestemmie e riflessioni sulla coltivazione di un orto come esperimento di costanza e pazienza. Elena Guerrini ci accompagnerà in un viaggio a contatto con la nostra terra, tra musica, canti , incanti e divertimenti, ma soprattutto facendoci riflettere, amalgamando memoria, tradizioni, e attualità. Con lei sul palco del salotto  il musicista pistoiese Andrea Geri.

L’ingresso come da tradizione per questa narrazione contadina è a baratto, portate olio e vino come biglietto di ingresso.

Cerchi concentrici

“Lo specchio incerto” è un bel blog di storia e critica fotografica curato da Rosa Maria Puglisi. Poco tempo fa ha ospitato un appello della fotografa Patrizia Savarese, sul tema fotografia e corpo delle donne.  E’ uno dei tanti ampissimi cerchi concentrici creato dal lavoro di Lorella Zanardo, e potete  leggerlo qui.

La verità del varietà

Nel 1999 Antonio Ricci, invitato alla Sorbona a parlare di Tv e del suo Striscia la notizia, spiegava agli studenti:

“La scuola dell’obbligo dovrebbe insegnare fenomenologia della televisione e fare capire a tutti che la TV non è la bocca della verità” (Il Messaggero, 2.12.99)

“se non si conosce il linguaggio televisivo, anche dal punto di vista tecnico (montaggio, suoni, inquadrature), non si capisce l’inganno”

“spiegherò come la presenza della telecamera altera luoghi e persone, modifica la realtà. ” (Sette, 25.11.99)

“La TV non è una finestra sul mondo. Non è verità, non è neppure cultura: è solo una finestra sul mercato. Non sei ‘tu’ che guardi, sono ‘loro’ che ti fanno vedere quello che vogliono”. (Il Giorno, 2.12.99)

“chi fa satira ha il diritto e il dovere di marcare stretto il potere” (l’Unità, 2.12.99)

Adesso Ricci e il suo staff  marcano stretto Lorella Zanardo, che di potere in senso tradizionale non ne ha affatto, e che va appunto nelle scuole a spiegare come la Tv con il suo linguaggio costruisca una realtà alterata e nel suo complesso diffonda un’immagine distorta delle donne.

Come in una coazione a ripetere, in un improbabile gioco di specchi, Ricci e i suoi provano ad utilizzare il linguaggio manipolatorio della Tv per negare la loro parte di responsabilità nella diffusione di un’immagine oggettivizzante della donna, e per cercare di imporre la loro versione dei fatti. Lo avevano già fatto con  “Il corpo delle donne 2”, usando spudoratamente la voce e le immagini del documentario originale per crearne un ambiguo doppione che accusava la “stampa progressista” di essere la vera responsabile della mercificazione del corpo femminile.

Peccato che la Tv stessa sia l’unica cosa che la Tv non può falsificare: ha troppi testimoni.

La Tv può far credere tutto, tranne che di non essere quella che è.

Il sesso e lo sguardo_2_Lo sguardo come relazione

“In the capitalist world money was equated with power and power had to be displayed. A naked man could display nothing about his status.

(da Queer-arts forum: 100 Years of Male nudes)

Le donne guardano gli uomini, e non solo viceversa (è arrivata ad ammetterlo anche la pubblicità):  è dunque ovvio che  alcune donne possano “addirittura” fotografare gli uomini, a dispetto di una cultura che non le ha mai incoraggiate in questo senso.

Una delle prime donne che hanno fotografato nudi maschili è oggi una vivace signora di quasi 75 anni, Dianora Niccolini, che trovate anche su Facebook. Nella sua biografia (pag. 61 e sg.) Dianora analizza le ragioni che l’hanno portata a specializzarsi nella fotografia di nudo maschile (per le foto vedi  “The male”, dal menu del suo sito).

La prima era di ordine psicologico: non legò mai con suo padre,  “uno sciovinista di prim’ordine” di nobili origini fiorentine che pretendeva di comandare sua madre – americana,  dallo spirito indipendente. Il travagliato ménage tolse a Dianora ogni voglia di sposarsi, spingendola a cercare relazioni senza coinvolgimento emotivo.  “In photographing gorgeous naked men, I can safely look at young (21+) handsome naked hunks without getting involved…” Fotografare era dunque un modo di relazionarsi con gli uomini stando al sicuro. Fotografare esaltando forme e volumi, poi, richiede l’uso del teleobiettivo – che isola il soggetto e richiede distanza: una perfetta traduzione del desiderio senza coinvolgimento affettivo.

Un’altra ragione era di tipo artistico: essendo cresciuta a Firenze, Dianora era inevitabilmente stata influenzata dalle sue  strade e musei “pieni di statue di uomini nudi”, e soprattutto dalle sculture di Michelangelo.

L’ultima era una  ragione politica: esporre foto di nudi maschili nell’America dei primi anni Settanta era tabù, e lei volle  infrangere questo divieto, riuscendo a far accettare la sua prima esposizione sul tema nel 1975.  Ne ebbe una positiva recensione sul  New York Times, contribuendo ad aprire la strada (e  forse anche ad influenzarli) a Mapplethorpe ed altri che poi si sono cimentati nel genere, ed anche a certa fotografia pubblicitaria.

Agli opposti dello sguardo estetizzante e distaccato di Niccolini, ad inizio anni ’80 Nan Goldin fotografa il suo ragazzo e se stessa mentre lo guarda (vedi qui sopra “Nan and Brian in bed”, 1981, in copertina del suo libro “Ballad of sexual dependency”), o – in un’altra foto – lui disteso, nudo, con la mano di lei sul suo sesso. Tutto in scarsa luce ambiente, o flash. Non è la forma quello che Goldin ci vuol dire – è il contatto, la relazione. Non la bellezza di un corpo ma il calore del sangue. Che si tratti di fotografare i suoi amori, i suoi amici o gli amori dei suoi amici, il suo è lo sguardo inclusivo della focale corta, che richiede il coinvolgimento, l’essere dentro la scena. “I never took pictures with a long lens, it is always short and I have to get close to people I photograph.” (intervista)

Ad un primo sguardo sembrerebbero porsi sulla stessa linea di Goldin le foto della serie Crisis di Elinor Carucci, in cui la fotografa riprende se stessa e suo marito in un periodo difficile del loro rapporto. Qui però l’uomo, pur comparendo, non è  il vero soggetto delle foto: è la figura di Elinor la protagonista, per luce o inquadratura.  Solo nell’ultima immagine della serie, “Will it feel the same” dove sono l’uno di fronte all’altra, inquadrati entrambi controluce senza testa e lei è coperta da un telo, lui nudo riesce ad acquistare più rilievo. Ma Carucci fotografando dà l’impressione di parlare essenzialmente di sé. Se si osserva bene la serie e i titoli delle foto, il suo uomo sembra essere lì non per essere guardato, ma in quanto catalizzatore dei sentimenti ed emozioni di lei.

continua…

Dallo spam all’agguato

Lorella Zanardo – blogger, rivoluzionaria -Firenze, aprile 2010

Credo che quasi tutte le persone che leggono questo blog seguano il lavoro di Lorella Zanardo, abbiano visto il suo documentario “Il corpo delle donne” e conoscano l’impegno quotidiano con cui Lorella gira l’Italia  per discutere e analizzare con adulti e studenti l’avvilente rappresentazione delle donne che in questi ultimi anni la Tv ha fornito ai telespettatori. Dunque, tutti saprete già dello spiacevole fatto che le è accaduto la sera del 10 maggio. Chi non fosse al corrente, legga qua.

Dalla guerriglia mediatica dell’Ufficio stampa di Striscia la notizia, programmato come una macchina da guerra per tempestare il blog di Lorella (e ancor più quello di Loredana Lipperini) con ripetitive e monologanti “veline di regime” che negano, spostano o capovolgono l’evidenza, si è passati dunque all’agguato notturno con aggressione verbale.

Tutto questo accanimento è la prova – ma non ce n’era bisogno  – dell’efficacia, del valore e della assoluta necessità del lavoro di Lorella Zanardo.

Lorella, siamo tutti con te. Se qualcuno non sapeva ancora, ne parli con più persone possibile. Qui l’analisi di Giovanna Cosenza. Qui altri materiali e contributi.

Siamo tutti coinvolti, anche chi non guarda mai la Tv.