Il dettaglio

Annie Leibovitz – Emily Dickinson’s only surviving dress at the Amherst Historical Society

“Quando arrivai alla casa di Emily Dickinson non c’era quasi più luce.  Avevo portato con me una piccola fotocamera digitale e cominciai a scattare una foto dopo l’altra.  Senza pensarci.  In una vetrinetta di plexiglass era esposto uno dei suoi abiti bianchi e mi ritrovai attratta dai dettagli del vestito, i bottoni di alabastro e i pizzi.  In una fotografia scattata da lontano il risultato è un normale abito bianco.  Ma da vicino scopri che è di fattura raffinata. Per una donna che passava quasi tutto il tempo in solitudine doveva essere meraviglioso contemplare i dettagli.  E sentirli al tatto.  Sapendo che non erano destinati ad altri che a lei.”

Foto e  riflessione – da tenere bene a mente quando si discute se il vestirsi per le donne abbia senso soltanto per lo sguardo dell’altro –  sono tratti da Pilgrimage,  l’ultimo libro di Annie Leibovitz (autrice del già qui consigliatissimo Women, il saggio visivo più completo che sia stato realizzato sulla donna contemporanea),  un diario del suo viaggio attraverso i luoghi abitati dai suoi miti – Woolf, Freud, Adams, O’Keeffe per citarne solo alcuni. Ne trovate degli estratti (testo e foto),  insieme ad un commento di Michele Smargiassi,  all’inizio di questo inserto.

Donne in mostra

Monica Bonvicini, Not for you

Marina Abramovic, Lips of Thomas

L’inaugurazione è già passata, ma c’è tempo fino al 18 marzo 2012 per vedere la mostra Donne Donne Donne presso la Fondazione Pier Luigi  e Natalina Remotti a Camogli.  Sembra decisamente interessante, leggete qui.

Firenze, la solidarietà non basta

Firenze, piazza Dalmazia – presidio sul luogo della strage razzista del 13 dicembre

E’ successo nella mia città ed è un evento troppo grave per non parlarne. Non solo per l’accaduto in sé, ma per i troppi commenti razzisti  che si sono letti e sentiti in questi giorni, e parallelamente per i tentativi di liquidare il tutto come il gesto isolato di un folle.

L’omicida non c’è più,  il problema resta tutto da affrontare. Le parole migliori per dirlo sono queste, del  Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana.

“I nostri fratelli Mor Diop e Samb Modou sono stati assassinati e Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike gravemente feriti da una mano armata dall’odio xenofobo, lucido e determinato. Tutti sono vittime della manifestazione estrema di un razzismo quotidiano che umilia sistematicamente la nostra dignità.
La strage del 13/12 a Firenze necessita di una risposta ampia e plurale, che esprima lo sdegno per i barbari assassinii e la ferma volontà di operare concretamente perché simili fatti non si ripetano. E’ necessario che non ci si limiti all’abbraccio solidale verso la nostra comunità colpita ed alla partecipazione al nostro dolore solo per un giorno.
Occorre andare più a fondo e individuare tutte e tutti insieme come si è costruito nel tempo il clima che rende possibile l’esplodere della violenza razzista come è avvenuto il 13 dicembre a Firenze e solo due giorni prima a Torino con il pogrom contro un insediamento Rom. Bisogna interrogarci su come siano stati dati spazi, per disattenzione e/o per complicità, ai rigurgiti nazi-fascisti di gruppi come Casa Pound, quale ruolo abbiano avuto in questa escalation non solo i veleni sparsi dalle forze “imprenditrici” del razzismo, ma anche gli atti istituzionali che, a livello nazionale e locale, hanno creato, in nome dell’ordine e della sicurezza, discriminazioni e ingiustizie.
Chiediamo l’impegno di tutte e tutti per cambiare strada, intervenendo sul piano culturale e della formazione del senso comune, promuovendo il rispetto della dignità di ogni persona.
E’ necessario avere come punto di riferimento costante il riconoscimento dei diritti sociali, civili e politici delle persone immigrate, dei rifugiati e richiedenti asilo e dei profughi, eliminando i molti ostacoli istituzionali che contribuiscono a tenere in condizione di marginalità la vita di molti migranti in Italia.
Occorre dare piena applicazione al dettato costituzionale e alle leggi ordinarie che consentono la chiusura immediata dei luoghi e dei siti come Casa Pound, dove si semina l’odio e si incita alla violenza xenofoba.
Bisogna che tutte le energie positive, che credono nella costruzione di una città e di un Paese della convivenza e della solidarietà, si mobilitino unite per fare barriera contro l’inciviltà, il razzismo, l’intolleranza.
Nel 1990 Firenze fu teatro di spedizioni punitive contro gli immigrati e vi fu una reazione popolare, che dette luogo ad una grande manifestazione di carattere nazionale.
Facciamo un appello rivolto a tutte le persone di buona volontà, nella società e nelle istituzioni, ad unirsi a noi, in una manifestazione ampia, partecipata, pacifica, non violenta e contro la violenza, di carattere nazionale.
Una manifestazione che segni una svolta e l’inizio di un cammino nuovo, onorando le persone uccise e ferite in quella tragica giornata e capace di affermare in modo inequivocabile: mai più atti di barbarie come la strage del 13 dicembre.”
L’appuntamento è a Firenze sabato 17 dicembre alle ore 15, partenza da Piazza Dalmazia, arrivo Piazza Santa Maria Novella

Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana

Le foto non fatte

“Non avrei mai pensato di attaccarmi a una ricotta, o a guardare la pubblicità degli yogurt in televisione come se fosse un’apparizione celeste;  ma anche questo è il carcere: avere preclusa ogni piccolezza che normalmente faresti o vorresti.”

Così Alice nel capitolo sul Cibo del libro  “Alice nel paese delle domandine”, racconti di donne dal carcere di Sollicciano curato da Monica Sarsini, presentato ieri alla Biblioteca delle Oblate di Firenze.

Sarebbe stato bello fotografare i volti emozionati (non erano gli unici) delle autrici presenti in permesso speciale mentre leggevano brani dei loro scritti, ma per riguardo alla privacy non l’ho fatto – così come non ho fotografato la ragazza che ha potuto rivedere e tenere in collo sua figlia, o l’abbraccio  tra una di loro e la sorvegliante che le aveva accompagnate.

In foto dall’alto vedete invece nell’0rdine i relatori, tra cui il Garante dei diritti dei detenuti e il Direttore di Sollicciano che hanno parlato tra l’altro del tentativo, purtroppo non riuscito, di  risolvere tramite regolamento il problema della preclusa vita sessuale dei detenuti;   Monica Sarsini che ha raccontato il lavoro fatto con le donne che hanno accettato di partecipare al laboratorio (non molte purtroppo) e Letizia Fuochi che nel finale ha cantato un pezzo composto per l’occasione.

Potete leggere qualche estratto dal libro qui.