Femminicidio, le immagini per dirlo: Arianna Sanesi

Arianna Sanesi

Arianna Sanesi @ 2015

E di nuovo oggi, giornata-simbolo della violenza sulle donne, tocca vedere sui giornali le solite pessime immagini tenute nel cassetto per questo argomento: donne rannicchiate in un angolo, modelle con gli occhi pesti, pugni chiusi.

A molti ancora non è chiaro che le immagini hanno un ruolo attivo: e in conseguenza di questo si dovrebbe pensare a “cosa fa” un’immagine, prima di sceglierla per accompagnare un testo. In questo caso le immagini scelte fragilizzano, estetizzano la violenza, la evocano rafforzando il concetto. Dunque contraddicono il senso degli articoli e della lotta.

Una eccellente ricerca visiva sul tema è quella di Arianna Sanesi, che sull’iconografia del femminicidio ha svolto un progetto dal titolo I Would Like You To See Me. Un progetto complesso, articolato in diverse parti: still life con oggetti di ciò che è rimasto (come le stoviglie di carta che una delle vittime usava per evitare che il marito le spaccasse), finestre di notte che alludono al mistero di ciò che accade oltre la soglia di casa, scritte sui muri che gridano l’urgenza di un’educazione sentimentale necessaria, critica della rappresentazione mediatica della violenza di genere e dello stereotipo da pubblicità del matrimonio.

L’ho scoperto tramite Pagina99, che le ha dedicato un ampio servizio nel numero uscito sabato 21 e ancora in edicola.

precedenti post sul tema: qui, qui e qui

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One billion rising a Firenze

donne934

In questo particolare momento io voglia di ballare non ne avevo.  Ho preferito andare in cerca di volti, trovandone tanti, tutti con qualcosa da dire.

Ps si noti il contrasto con la terribile e anacronistica pubblicità del profumo “Signorina” sul palazzo dello sfondo in alcune foto, con la modella congelata nel suo plissé rosa – io l’ho trovata tremenda dal primo momento in cui l’ho vista, non so voi.

Mille di questi giorni

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza maschile sulle donne  SABATO 24 NOVEMBRE ORE 15,30 in P.zza dei Ciompi a Firenze  Libere Tutte e il Giardino dei Ciliegi organizzano un flash-mob in bicicletta (ma si può partecipare anche a piedi e con ogni altro mezzo!!!).  Verranno raccolti i fondi per il centro antiviolenza Artemisia. Alle ore 17.00 appuntamento alla SMS L’Affratellamento, Via G. P. Orsini N. 73, per partecipare alla presentazione del libro a cura di Monica Sarsini “Alice nel paese delle domandine”, racconti delle detenute di Sollicciano.

Sempre a Firenze, la mattina dello stesso sabato 24 novembre alle  ore 9.30 presso l’Auditorium di Palazzo Panciatichi, via Cavour 4,  all’iniziativa Per vivere libere e sicure interverranno Riccardo Iacona, autore del libro sui femminicidi “Se questi sono gli uomini”, e Lorella Zanardo.

Qui alcune idee concrete da sostenere per combattere questo tipo di violenza, e qui alcune interessanti considerazioni sulle  implicazioni dei modi di parlarne.

Violenze verbali

Come le immagini,  le parole costruiscono la realtà:  la scelta nel loro utilizzo non è mai neutra e, da parte dei media, questo comporta precise responsabilità.

Del cattivo modo in cui spesso sono “notiziati” i femminicidi e la violenza sulle donne si è già parlato in questo blog, e se ne parla da tempo in rete.

L’Ordine dei Giornalisti del Trentino ha da poco preso una chiara e attiva posizione in merito,  scrivendo una eloquente nota ai direttori e direttrici delle testate ed emittenti  del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Oltre ad un linguaggio rispettoso e non discriminante, è necessario però un cambio di paradigma su altre modalità, attinenti alla stessa sfera di pregiudizi ma che vanno a scavare più nel profondo.  Ne vediamo un esempio in un caso recente di cronaca, raccontato in un modo da Repubblica e riproposto da Michela Murgia in altra versione, depurata da luoghi comuni e pericolose semplificazioni (aggiungerei soltanto che l’indicazione non casuale della provenienza geografica nel caso di un colpevole non italiano è una vecchia cattiva abitudine: prima dell’arrivo degli immigrati era usata con i meridionali).

in foto: installazione a cura di Isanna Generali e Libere Tutte