Il personale, il politico

Le ultime polemiche sulla copertina di una rivista di moda femminile hanno confermato che lo sguardo delle donne è ancora intrappolato nel proprio riflesso allo specchio. Piuttosto che parlarne ancora, preferisco respirare aria nuova, aprire la finestra della stanza e guardare fuori – guardare altro. L’altro, l’uomo, soggetto molto frequentato dai fotografi, soprattutto in versione erotizzata, molto meno dalle fotografe.

Serena Ganzarolli vive a Roma, ha 25 anni e da poco più di due ha iniziato a fotografare. Dal suo cassetto, in mezzo a molte altre cose interessanti, abbiamo deciso di tirar fuori questa serie: un raro sguardo di donna che osserva l’uomo. Nello spazio privato e in quello pubblico (politico in particolare). Ma non c’è un confine netto: il politico entra in casa, nei libri, nella scrittura, e agli incontri politici si va anche con le bambole nello zaino.

Certi soggetti, dice Serena, sono ripresi “in un certo ambiente politico di sinistra dove di solito le donne sono la minoranza, e quindi spesso gli occhi sono puntati su di loro neanche fossero panda in estinzione. In realtà la cosa curiosa è che i maschi non capiscono che sono spesso loro, al contrario, a rivelarsi molto interessanti.”

tutte le fotografie sono di Serena Ganzarolli © All rights reserved

Annunci

Donne sulla donna – un’indagine di Efrem Raimondi

Documento1

Efrem Raimondi sul suo blog pone in questione lo sguardo della donna sulla donna.

Lo fa mostrandoci dodici autrici con una selezione di cinque immagini a testa sul tema donna, e le loro risposte (linkate in pdf sotto ogni serie) alle domande che riporto qui sotto.

(tra le dodici ci sono anche io, con un estratto da un lavoro di un po’ di anni fa dal titolo “Confidenze intime”)

Donne sulle donne

  1. Trovi che il tuo modo di fotografare le donne abbia qualcosa che lo connota come sguardo specificamente femminile? (spiegare perché)
  1. Cosa pensi dello sguardo maschile sul tema Donna?
  1. E come pensi venga affrontato dai media? Tutti, mica solo i magazine
  1. Perché hai deciso di fotografare la donna?
  1. Nel mondo femminile è diffuso il modo di dire “parliamone da donna a donna”, che presuppone una sorta di complicità: esiste anche nel fotografare?
  1. Hai mai fotografato soggetti maschili? Il tuo sguardo cambia?

Un’altra donna, le foto

laura albano_unaltradonna riassunto

© Laura Albano  2008-2013 

clicca sull’immagine per ingrandirla

Nel post precedente facevo una sorta di punto sul discorso sotteso a questo blog.  Blog che, come già scritto, è stato lo svolgimento in parole di un’idea nata fotograficamente un anno prima, nel 2008.  Ancor prima che un’idea era un’esigenza personale: quella di testimoniare l’esistenza  delle donne che parevano scomparse dalle rappresentazioni mediatiche, donne-individui, con caratteristiche somatiche, di espressione, vissuto e personalità distinte, a dispetto della paurosa omologazione dilagante,  parallelo sospetto di una negazione di soggettività politica.  Da quell’esigenza, anzi urgenza, presto fattasi collettiva,  è derivata una serie di fotografie e di mostre, dove volti di donne diverse erano fotografati in modi diversi, ma sempre attenti alla loro individualità, anche grazie alla scelta di luci “descrittive” – dove possibile luce diurna riflessa o diffusa, in mancanza di questa una luce che comunque rendesse possibile il racconto della pelle e del volto, senza prevaricarli né esasperarli. Il focus sul volto non significa certo elidere il corpo dal discorso: è stata piuttosto la necessità di soffermarsi, per un momento, sulla parola – sul logos. Le espressioni sono venute da sé, dal dialogo durante la ripresa, e sono quanto di più lontano dalla moda imperante.

Tirando le fila, qui sopra un riassunto; per poter finalmente andare oltre e, dopo il necessario focus su una realtà negata, ridare libero corso alla fantasia –  intesa, ovviamente, come l’esatto contrario del cattivo uso di photoshop.

Ribaltare la prospettiva

1822_03_NackteMaenner

foto dal sito del Leopold Museum di Vienna

Un lettore del blog mi ha chiesto un parere su un’esposizione collettiva tenutasi nel 2011, dal significativo titolo “Man as object – reversing the gaze”, che vede la figura maschile interpretata da una prospettiva “femminile/femminista/transgender”.

Le opere si possono guardare nel dettaglio qui.

Un’operazione chiaramente provocatoria e rivendicatoria, che partendo dal chiedersi “cosa significhi per le donne guardare gli uomini” sembra principalmente voler far provare loro lo stesso disagio che provano molte donne davanti alla continua esposizione mercificata del corpo femminile. Molte opere sono forse troppo ironiche per colpire nel segno (es. l’uomo lap-dancer, dove la inadeguatezza fisica ai canoni estetici non fa scattare l’inversione dei ruoli), alcune invece sono disturbanti quanto le analoghe immagini femminili (e come ho già detto altre volte non è mai il nudo in sé a disturbare ma l’individuo “passivizzato” come oggetto da vetrina o “pronto all’uso”).  Lo sguardo erotico  sembra emergere in una minima parte delle opere (es. il nudo scuro e muscoloso di spalle), forse perché la rassegna parte da una premessa  rigorosamente ideologica (“criticare i traditionali ruoli di genere, problematizzare la notione di ‘uomo,’ ‘,maschio,’ ‘mascolinità,’ ‘donna’ e  ‘femmina’”)  e finisce per disinteressarsi dell’effettivo piacere del guardare.
E’ un’operazione che naturalmente presuppone tutti i secoli di storia dell’arte, e  più recentemente di pubblicità e immagini mediatiche, in cui il punto di vista è sempre stato quello maschile sul corpo femminile – penso che un giovane che non abbia vissuto questa disparità, e non la “assuma” dentro di sé, possa sentirsene semplicemente disturbato – sono graditi ovviamente pareri.

Recentemente a Vienna si è tenuta un’altra mostra sul nudo maschile  da cui è tratta la foto sopra, finita sui giornali per lo scandalo suscitato dalla locandina di Pierre & Gilles ; tuttavia neanche qui troviamo ipotesi sullo sguardo sessuato della donna sull’uomo, soprattutto perché sono quasi tutti artisti uomini (tra le eccezioni l’eterna, inarrivabile Louise Bourgeois, con una tenera versione del suo Fillette). Come nella foto sopra, qui le donne guardano sì gli uomini ma per come sono visti dallo sguardo maschile – la riappropriazione dello sguardo è ancora lontana.

A margine ma non troppo:  sul tema del rovesciamento di prospettiva consiglio di leggere questo articolo di Dissapore su un servizio di cuochi a domicilio, presentati secondo modalità che (per quanto esilaranti)  rimandano evidentemente ad un immaginario erotico ancor prima che gastronomico:  in tutto ciò la cosa più interessante è leggere i diversi commenti maschili sdegnati di fronte a tanta esibizione.

Alla fine forse la pop-culture mediatico gastronomica meglio dell’arte è riuscita a ribaltare la prospettiva.

La febbre

ph.© Francesca Stella

La seguivo da tempo, silenziosamente, aspettando il momento in cui ne avrei parlato.

Un colpo di fulmine il suo blog scoperto in rete,  attraverso il racconto di un workshop di ritratto con lui.

La parola che mi viene per definire il suo lavoro è  febbre.  Contrapposta a tanto estenuato, slavato, catatonico concettuale languore di certa fotografia attuale.  Le sue foto pulsano,  scottano, bruciano di luce propria con i soli eterni ingredienti della Fotografia:  occhio, luce, soggetto, pellicola /sensore.

Vedere per credere, respirare profondamente, ghiaccio a portata di mano.

il blog di Francesca Stella

il sito

Il mondo secondo Dana

Self in diptych © Dana de Luca

Se solitamente un autoritratto è un monologo, la voce dei Self in diptych di Dana de Luca è piuttosto un dialogo interiore. Questi dittici composti da autoritratti e singole foto scelte dal suo archivio sono immagini solo apparentemente scisse nella sintassi, in realtà contigue come un flusso di coscienza o di libere associazioni, generate per via non logica ma intuitiva.

Così pure non c’è scissione ma contiguità nel mondo di Dana de Luca:  è un posto dove ti senti un po’ insicura, come ad andar sola di notte e sentire dei passi alle spalle, anche se non sembra notte né giorno, piuttosto un terzo tempo indefinito,  abitato da presenze inquiete.  Ma il mondo di Dana è anche un posto confortante, proprio perché abitato da presenze inquiete.  Drag queens al trucco e modelle in backstage, donne in piazza e webcam girls in standby, nightclubbers  e donne reduci da violenza domestica.  E’  un mondo dove si annullano i confini:  tra sesso e generi, tra chi guarda e chi viene guardato, tra umani, animali, statue, cose.  Tra pixel e pelle, tra chi sta dentro uno schermo e chi ne sta fuori.  E in questa promiscuità senza ombra di giudizio ci si sente a casa.

le galleries su photoshelter

gli album su FB