Violenze verbali

Come le immagini,  le parole costruiscono la realtà:  la scelta nel loro utilizzo non è mai neutra e, da parte dei media, questo comporta precise responsabilità.

Del cattivo modo in cui spesso sono “notiziati” i femminicidi e la violenza sulle donne si è già parlato in questo blog, e se ne parla da tempo in rete.

L’Ordine dei Giornalisti del Trentino ha da poco preso una chiara e attiva posizione in merito,  scrivendo una eloquente nota ai direttori e direttrici delle testate ed emittenti  del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Oltre ad un linguaggio rispettoso e non discriminante, è necessario però un cambio di paradigma su altre modalità, attinenti alla stessa sfera di pregiudizi ma che vanno a scavare più nel profondo.  Ne vediamo un esempio in un caso recente di cronaca, raccontato in un modo da Repubblica e riproposto da Michela Murgia in altra versione, depurata da luoghi comuni e pericolose semplificazioni (aggiungerei soltanto che l’indicazione non casuale della provenienza geografica nel caso di un colpevole non italiano è una vecchia cattiva abitudine: prima dell’arrivo degli immigrati era usata con i meridionali).

in foto: installazione a cura di Isanna Generali e Libere Tutte

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