Il cambiamento siamo noi

 

“Tutte le volte che ignoriamo o non ascoltiamo una donna alla televisione o sulla stampa perché la nostra attenzione è stata attratta dalla sua taglia, dal suo trucco, dal suo abbigliamento o dalla sua pettinatura, il mito della bellezza funziona al meglio della sua efficienza.

(…) Avremo già fatto un passo avanti sotto il profilo politico quando avremo respinto il concetto propinato ostinatamente secondo cui l’aspetto esteriore di una donna è il suo linguaggio, e quando ci ascolteremo a vicenda al di là del mito della bellezza”.

Naomi Wolf, “Il mito della bellezza”

Il cambiamento dipende anche da noi. Siamo pronte a cambiare il nostro sguardo nei confronti delle altre donne?

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Scollamenti

Il mito della bellezza – nel senso teorizzato da Naomi Wolf – mostra le prime crepe? 

L’ultimo numero del raffinatissimo Velvet  nella sezione Beauty riporta questo eretico articolo , che cita addirittura Susie Orbach – autrice dello storico “Fat is a feminist issue” e attualmente consulente del Fondo Dove per l’autostima.

L’articolo eretico è ovviamente  incongruamente affiancato dalle foto di una splendida modella: della quale però si intravede “addirittura” la rotondità dell’ombelico sotto il tessuto aderente –  un segnale visivo molto preciso, ironia a parte, della rottura di un tabù

Segreti e bugie

“Perché l’ordine sociale sente il bisogno di difendersi eludendo la realtà delle donne vere, dei loro visi, delle loro voci, dei loro corpi, e riducendo il loro significato a delle immagini “belle”, codificate e riprodotte all’infinito?

Anche se le ansie personali inconsce possono essere una forza possente nella creazione di una menzogna vitale, in pratica questa viene garantita dalle necessità economiche.

Un’economia che dipende dalla schiavitù ha bisogno di promuovere immagini di schiavi che la giustifichino.”

Naomi Wolf, “Il mito della bellezza”

Il mito della bellezza

“La bellezza non è universale o immutabile (…) Non vi sono giustificazioni legittime, storiche o biologiche, per il mito della bellezza; quello che produce sulle donne d’oggi non è altro che il risultato dell’esigenza da parte dell’attuale struttura del potere, dell’economia e della cultura di montare una controffensiva nei confronti delle donne. (…)

La cosa più impellente è che l’identità delle donne deve presupporre la loro bellezza, perché restino vulnerabili all’approvazione esterna e siano costrette a mettere allo scoperto quella caratteristica vitale e sensibile che è l’autostima.”

Naomi Wolf, “Il mito della bellezza”