Il mio sguardo sul Fem Blog Camp

Un piccolo reportage fotografico dal secondo Feminist Blog Camp a Livorno, dove ho respirato pensiero, assorbito energia, dato volti a nomi e cognomi, mangiato panzanella e hummus di ceci accanto ad una ragazza che mi ha regalato un suo racconto, ascoltato di padri che si impegnano per non trasmettere ai figli maschi i peggiori stereotipi della mascolinità, di strumenti giuridici per contrastare le discriminazioni laddove lo stato latita nell’applicazione delle regole, di esercizi di decostruzione del testo, conosciuto l’autrice di questo eccellente libro.

Delle molte altre cose che il FBC  ha contenuto si può avere un’idea qui.

Tra le risorse più interessanti:  “Take back the tech” , saper usare la tecnologia contro il cyberstalking e la violenza di genere, e Nell’acquario di Facebook del Gruppo di ricerca Ippolita, testo di cui io ho comprato il libro ma che  trovate scaricabile sul sito, molto utile a rendersi meglio conto di cosa parliamo quando parliamo in Facebook.

Ps: siete pregati di non prelevare le foto senza chiedermelo espressamente (a meno che non si tratti di una foto dove ci siete voi), sia per questioni di diritti miei che di privacy verso le persone ritratte, grazie.

e in questo post trovate links ad altri report

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Violenze verbali

Come le immagini,  le parole costruiscono la realtà:  la scelta nel loro utilizzo non è mai neutra e, da parte dei media, questo comporta precise responsabilità.

Del cattivo modo in cui spesso sono “notiziati” i femminicidi e la violenza sulle donne si è già parlato in questo blog, e se ne parla da tempo in rete.

L’Ordine dei Giornalisti del Trentino ha da poco preso una chiara e attiva posizione in merito,  scrivendo una eloquente nota ai direttori e direttrici delle testate ed emittenti  del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Oltre ad un linguaggio rispettoso e non discriminante, è necessario però un cambio di paradigma su altre modalità, attinenti alla stessa sfera di pregiudizi ma che vanno a scavare più nel profondo.  Ne vediamo un esempio in un caso recente di cronaca, raccontato in un modo da Repubblica e riproposto da Michela Murgia in altra versione, depurata da luoghi comuni e pericolose semplificazioni (aggiungerei soltanto che l’indicazione non casuale della provenienza geografica nel caso di un colpevole non italiano è una vecchia cattiva abitudine: prima dell’arrivo degli immigrati era usata con i meridionali).

in foto: installazione a cura di Isanna Generali e Libere Tutte

#Zanardo in RAI

Lorella Zanardo foto © Laura Albano

Non guardo la TV da anni.  Poche cose potrebbero farmene venir voglia.  Una di queste sarebbe la nomina nel Consiglio di Amministrazione della RAI di una persona come Lorella Zanardo, nomina tanto improbabile perché fuori dalle stanze del potere, quanto caldeggiata da più parti  della società civile perché evidentemente capace di rivoluzionare un mezzo che oramai di servizio pubblico ha solo il nome.

Questo è il suo CURRICULUM COMPLETO, ma più di tutto conta il lavoro che da anni sta facendo nelle scuole di tutta Italia, per insegnare ai ragazzi a difendersi da QUESTA TV.

Con energie e passione che sarebbe bello potesse impiegare nel contribuire a fare una TV migliore.

QUI AGORA’ DIGITALE STA PUBBLICANDO TUTTI I CV DEI CANDIDATI IN NOME DELLA TRASPARENZA

E per chi non sa, o non crede, qui è ben riassunta dall’infallibile penna di Sabina Ambrogi la valenza politica del lavoro di Lorella Zanardo.