Educare o reprimere?

REPRESSIONEelaborazione da un fotogramma del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di E. Petri

Prendo in prestito immagini e parole di un capolavoro che ancora molto ha da insegnare, per dire quanto il nuovo decreto sul femminicidio – da quello che è emerso finora – sia quanto di peggio si poteva escogitare.

Come diceva Volonté nel suddetto capolavoro:  “ad altri il compito di educare: a noi quello di reprimere!”

Serve, invece, proprio un’educazione che dall’infanzia riscriva i rapporti tra i sessi, una cultura che superi la relazione come possesso, serve prevenzione e lavoro sulla persona. E in questo provvedimento non sembra esserci niente di tutto ciò.

Loredana Lipperini lo sintetizza perfettamente qui.

Nadia Somma sul Fatto quodiano analizza i principali difetti

 Zauberei che lavora da psicologa a contatto col problema spiega quali punti potrebbero essere positivi ma perché nel complesso rischia di essere peggiorativo

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“C’è chi dice no” – Slittamenti, anzi slavine

Ho scoperto il libro “C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto, come cambia l’obiezione di coscienza” di Chiara Lalli, grazie al blog di Loredana Lipperini, che sta facendo un lavoro prezioso per difendere diritti acquisiti con moltissima fatica ma che si possono perdere con moltissima facilità.

Sabato 28 gennaio il libro è stato presentato in Palazzo Vecchio a Firenze,  in un incontro organizzato da Laicità e diritti.  L’autrice Chiara Lalli con la parlamentare del Pd  Anna Paola Concia, la dott.ssa Valeria Dubini ginecologa, la consigliera regionale del Lazio Giulia Rodano e altri  hanno discusso  di come l’obiezione di coscienza, da atto “contra legem” e quindi gesto libertario contrapposto ad un ordine, compiuto pagando di persona alti costi (il carcere per l’obiezione  militare) venga agita oggi prevalentemente “dentro” una legge  – la 194 – mettendone a rischio l’attuazione,  passando così ad essere uno strumento per ripristinare un ordine – a discapito della libertà femminile, da sempre considerata elemento di disordine. Uno dei tanti scivolamenti semantici degli ultimi anni, che vista la portata è forse più adatto definire una slavina di senso.

Paura non abbiamo

Era piena di gente,  ieri, la sala eventi della Feltrinelli di Firenze dove Loredana Lipperini ha presentato, insieme a Tiziana Chiappelli e Mariella Orsi,  il suo libro “Non è un paese per vecchie”.  Gente di tutte le età, donne e uomini, che non si sono lasciati spaventare dalla parola tabù – vecchio, perdipiù declinato al femminile. Venuti a sentir parlare di qualcosa che secondo i media – e, troppo spesso, secondo i politici – non esiste.

Menzogna che pare aver già fatto presa nelle menti dei più giovani, a sentire un aneddoto dal pubblico: una bambina si arrabbia e si dispera perché non vuole che la nonna – novantenne – si autodefinisca vecchia;  la nonna le chiede “ma se non sono vecchia io a novant’anni, allora chi è vecchio?”  La bambina ci pensa su e risponde: “I morti!”

Il libro è da leggere, assolutamente. E’  bello, toccante, informato,  inquietante e divertente, cupo e aperto alla speranza.  E, perché no, per usare le stesse parole di Loredana – all’Utopia.