Psiche e pixel

Per proseguire il discorso sulle riviste, a proposito di Psychologies riporto qui il diretto e conciso punto di vista di Roberto, preso in prestito dal blog Laboratorio Fotografico Affabulazione.

“Ora, non è che io voglia fare il rompipalle a tutti i costi.

Ma da una rivista di psicologia, che nel numero di dicembre parla di come ”aiutare un adolescente a diventare adulto” e ”sentirsi bellissime nelle sere di festa”, ecco, mi aspetterei che lavori per l’autostima dei suoi lettori/delle sue lettrici.

Insomma, cosa devo pensare quando una donna bellissima come Stefania Rocca approda in copertina ottenebrata da una dose tanto massiccia di Photoshop?

(non compro Psychologies – l’ho osservata durante la fila alle casse del supermercato)”

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Il punto

“Si può iniziare dalla scuola un’educazione alle pari opportunità capovolgendo le immagini odiose, anacronistiche con cui molte donne, quelle che combattono per essere soggetti attivi nel mondo, sono rappresentate e vissute, oggi (…)

E’ la continua svalutazione cui sono sottoposte che fa sentire tante ragazze insicure, a disagio e sbagliate. Si può inizare con un gesto di fiducia e ascolto nei confronti delle ragazze e incoraggiamento e spazio a tutto quello che non riescono a dire, a fare, a pensare, a desiderare. Comincerei col trovare immagini per ciò che non è stato mai visto, parole per ciò che non è stato mai detto.

Travestimento, furto d’identità? Comunque lo si chiami, non è bastato un secolo di battaglie per restituire al mondo lo sguardo di donna, il suo punto di vista, la sua sensibilità, il suo diverso modo di agire

A scuola si può iniziare col guardarci l’un l’altro e chiedersi: siamo chi vorremmo essere?

Ricongiungerci a noi stessi è il primo passo, prima di ricongiungerci agli altri.

Ricongiungerci con gli altri vuol dire, anche, ritrovare noi stessi, abbandonare l’idea di identità statiche, chiuse, rigide, definite in schemi astratti e condividere un concetto fluido, mutevole di identità, prendere coscienza che vivere è anche questo: cambiare in relazione a ciò che ci accade, ai luoghi in cui viviamo, alle persone che incontriamo.

Ma è impossibile dare voce e corpo a nuove identità, se non si trovano nuove parole, nuove immagini.”

Anna d’Elia – “Divenire altri”, in “Identità di genere e immagine femminile”, a cura di Maria Vinella, IRRSAE Puglia Quaderno n. 42 (2000)

Il testo è di circa dieci anni fa.  E oggi, nelle scuole, su questi temi a che punto siamo? Lo chiedo con sincera curiosità, a docenti e studenti.

in foto: Therese Schwartze Van Duyl -Autoritratto, 1888 (olio su tela) dalla mostra “Autoritratte” , fino al 30 gennaio alla Sala delle Reali Poste, Uffizi,  Firenze

Cataplasmi

Quella che vedete è una pubblicità di una casa di bellezza tratta da La donna,  Rivista quindicinale della donna italiana, anno 1924.

Fa ridere. Ma vorrei vedere la faccia di chi tra un centinaio di anni vedrà quelle di ora.

Sull’argomento un’illuminante lettura è “Il trucco della bellezza” , di Laura Bruzzaniti, Nuovi Mondi 2008. Sottotitolo: Creme, compresse e trattamenti: viaggio tra gli inganni pubblicitari.

Avamposti di Resistenza

“La dieta è il più potente sedativo politico della storia delle donne. Una popolazione con una così tranquilla ossessione è una popolazione facilmente manipolabile”  (Naomi Wolf, “Il mito della bellezza”)

Debutta stasera 20 luglio a Milano lo spettacolo di e con Elena Guerrini “Bella tutta! I miei grassi giorni felici”  (regia di Andrea Virgilio Franceschi) nell’ambito del festival “Da vicino nessuno è normale” .  

Nella foto: Elena Guerrini al Teatro Niccolini di San Casciano Val di Pesa in un altro suo spettacolo, “Orti Insorti”.

Complicazioni

Quando ero al liceo Chrissie Hynde cantava nei Pretenders, ed era un bel personaggio. Mi colpì molto un’intervista dove, alla domanda “come vivi la tua femminilità?”, lei rispose: “Ho le mestruazioni ogni 28 giorni, e ogni tanto mi compro un profumo”. Immagino che volesse sottilmente dare di stupido all’intervistatore, banalizzando la questione.  Eppure io già avevo iniziato a capire che la femminilità era una questione maledettamente complicata.

Un paio di anni dopo, per cercare di chiarirmi un po’ le idee, comprai questo libro:

“Non intendo proporre una nuova definizione di femminilità […]; intendo sollecitare l’indagine su un’estetica costrittiva che è andata evolvendosi per migliaia di anni – un’indagine sulle sue origini e sulle ragioni della sua persistenza, che riesca a mettere in luce le limitazioni che essa pone alla libertà di scelta.

Storicamente […] la paura di non essere abbastanza femminili, nello stile o nell’animo, è stata usata contro le aspirazioni individuali e collettive delle donne […] Qualsiasi siano le distinzioni proposte – la signora e la puttana, bellezza provocante o casta, nobile e altruistica dedizione o dipendenza infantile – le contraddizioni intrinseche lasciano qualsiasi donna nell’incertezza: avrà seguito correttamente le istruzioni?

[…] E’ ancora più negativo, probabilmente, il fatto che la femminilità non è qualcosa che si valorizzi con l’età […] Gli anni post-riproduttivi si allungano sempre di più, e questo fa emergere una nuova verità: il problema non è che alcune donne sono un fallimento dal punto di vista della femminilità, ma che la femminilità non può più essere un obiettivo credibile.”

Susan Brownmiller, “Femminilità” (1984)

A una stella cadente

“Desiderio di Laura: sapersi difendere da sola“, dal libro di Mara Cerri “A una stella cadente”, edizioni Orecchio Acerbo

“Il motorino. Le Nike. Il piercing… Nel libro dei desideri di Mara Cerri non ce n’è traccia. La sua hit-parade è più concreta. Piacere e piacersi. Sentirsi sicura. Essere in sintonia col mondo che la circonda. Un affresco del desiderio, e del timore, di tutti gli adolescenti: diventare adulti. In italiano, inglese, francese. Perché quel desiderio non conosce confini.”

Questo libro è del 2007 e non si trova facilmente in giro, ma sul sito della casa editrice potete vederlo in pdf : è una bellissima parata di desideri poetici e concreti, buoni per tutte le età.

Scollamenti

Il mito della bellezza – nel senso teorizzato da Naomi Wolf – mostra le prime crepe? 

L’ultimo numero del raffinatissimo Velvet  nella sezione Beauty riporta questo eretico articolo , che cita addirittura Susie Orbach – autrice dello storico “Fat is a feminist issue” e attualmente consulente del Fondo Dove per l’autostima.

L’articolo eretico è ovviamente  incongruamente affiancato dalle foto di una splendida modella: della quale però si intravede “addirittura” la rotondità dell’ombelico sotto il tessuto aderente –  un segnale visivo molto preciso, ironia a parte, della rottura di un tabù