Spostamenti

Dice Iaia Caputo  a proposito della diffusa pratica del parlare d’amore tra donne:

“Ogununa di noi sa, per averne fatto esperienza, che nel nostro sesso la comunicazione sentimentale ha lo stessa funzione dialogica ricoperta dal calcio o dalla politica nei discorsi tra uomini: stabilisce intesa, confidenza immediata, suscita empatia…”  (Iaia Caputo, “Di cosa parlano le donne quando parlano d’amore”)

Aggiungerei che il parlare d’amore può avere anche un’altra funzione: può servire a dare sfogo all’inquietudine, ad altre tensioni ed emozioni che non si possono dire e a cui non si vuol pensare,  ansie e angosce troppo profonde che si preferisce rimuovere dietro l’ansia amorosa.

Altre combinazioni e rimozioni sono possibili: ho visto donne negare a se stesse ed agli altri la propria sofferenza amorosa, e sostituire la narrazione sentimentale con interminabili invettive politiche. Proprio come fanno certi uomini che discutono con rabbia di politica e di calcio per evitare di parlare vicende personali.

Per fortuna non ci sono regole fisse, e caso mai ci fossero stati dubbi la prevalenza del parlare d’amore nelle donne non è un dato biologico.

 

Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati

  

Segnalo per chi abita a Firenze o dintorni un ciclo di incontri a cura della rete Libere Tutte e dell’Arci di Firenze sul tema “Sessismo e media”, con la proiezione del video “Il corpo delle donne” e a seguire dibattito con ospiti.

La prima serata, al circolo Maccari all’Isolotto,  ha visto la presenza della scrittrice Iaia Caputo, del cui ultimo libro avevamo già parlato.

Il calendario qui:  Ciclo di incontri

Il documentario sarà inoltre proiettato venerdì 12 febbraio ore 20.30 presso la sede dell’associazione Ireos, via de’ Serragli 3 Firenze.

Nemiche per la pelle

E’ uscito un libro interessante: “Le donne non invecchiano mai” di Iaia Caputo.

La scrittrice, nel presentarlo in libreria, ha raccontato che quando lavorava nelle redazioni dei femminili e proponeva ai capi di intervistare una donna interessante per meriti professionali o intellettuali si sentiva chiedere: “Ma è giovane? E’ carina?”.

I “capi”, ovviamente, erano donne.  A conferma di un tristissimo detto che ogni volta fa male riscoprire.