Sguardo di figlia: il padre_1 Annie Leibovitz

Tempo fa qui sul blog ho dato spazio ad una serie di foto in cui diverse fotografe ritraevano la propria madre. Oggi inizia una serie in cui diverse fotografe (alcune presenti anche nella prima serie) ritraggono il padre.

La prima è Annie Leibovitz, con tre foto da “A Photographer’s Life, 1990-2005”, libro composto da foto di personaggi famosi alternate ad un diario intimo e a tratti molto cupo. Il padre, al contrario della madre, compare sempre insieme agli altri membri della famiglia, fino alla foto sul letto di morte – quasi che la morte, potente catalizzatore, abbia portato alla coscienza il rapporto a due.

IMG_9710Annie Leibovitz, My brother Philip and my father, 1988

IMG_9706Annie Leibovitz, My parents with their Grandson Ross, 1992

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Annie Leibovitz, My Father, February 3, 2005

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Nero su nero

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nello slideshow foto di Annalisa Ceolin

Ho scoperto Annalisa Ceolin su Facebook, grazie ad un ritratto che aveva fatto ad un amico. Un ritratto molto contrastato, il volto immerso per buona parte in un’ombra densa che gli somigliava molto.

Quando mi appare una fotografia di Annalisa sulla home si aprono prospettive nuove, varchi di luce e di buio, angoli di strada da cui potrebbe sbucare all’improvviso la scarpa del Terzo Uomo (e il gatto che l’annusa), o uno dei mostri bergmaniani da Ora del lupo. 

Poi, seguendo il suo sguardo per quelle strade, si scoprono invece presenze timide, discrete, magari scostanti ma gentili. Si scopre, anche, leggendo i titoli delle serie, di trovarsi in una terra di mezzo tra cinema e letteratura.

Il nero non è forse così buio come lo si dipinge, e anche l’inferno può attendere.

annalisa ceolin_heaven can wait

Annalisa Ceolin, dalla serie Heaven can wait

 

L’argento in testa

Trailer di “Silver: a state of mind”, di Vicky Topaz

Vedo dalle stringhe di ricerca che in diverse – presumibilmente si tratta di donne – arrivano qui cercando “non tingersi i capelli” e voci similari. Dell’argomento avevamo già parlato una volta a proposito di queste foto, e sul tema “Tempo-capelli-semantica” c’era stato anche un bel post-con-dibattito sul blog di Zauberei.
Ora grazie a Lens ho scoperto che una fotografa californiana, Vicky Topaz, sui capelli bianchi e sulle loro risonanze psicologiche e culturali ha realizzato un intero lavoro dal titolo “Silver: a state of mind” –  fotografie e un filmato di 12 minuti, da cui è tratto il trailer di 3 minuti circa qui sopra.

E’ interessante il progetto anche perché Vicky ha raccolto pareri e pensieri delle donne fotografate, intorno ai concetti di attrattiva sessuale, invecchiamento, modelli e pressione sociale.

Per come la vedo, non ha senso schierarsi pro o contro la scelta dei capelli al naturale. Non stiamo parlando qui di scelta soggettiva, che avrà sempre le sue ragioni: stiamo parlando di modelli che condizionano quasi inevitabilmente certe scelte. Per questo la cosa importante è che immagini di questo tipo (sia queste di Vicky che altre interpretazioni da diversi punti di vista e filtrate da estetiche diverse) circolino sempre di più, che sollevino domande, non diano per scontato risposte, ed entrino a far parte di quell’immaginario collettivo sul femminile che finora le aveva censurate.