Girl on Girl – 40 fotografe che dovresti conoscere

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Quando ho letto in rete dell’uscita di “Girl on Girl – Art and Photography in the Age of the Female Gaze” di Charlotte Jansen, ad aprile scorso, ho storto il naso. Come già detto in qualche post precedente sembra che alcune fotografe siano perse in un labirinto di specchi, e non vedano altro che donne, spesso proiezioni di se stesse. 

Poi però quando ho visto il libro in una vetrina della mia città non ho resistito e l’ho comprato, per curiosità e per parlarne in questo blog. Le fotografe scelte dall’autrice sono ben 40: sfogliare velocemente il libro è il modo migliore per non capire nulla. Merita prendersi del tempo e approfondire le 40 girls per conto proprio.  Si scoprono così cose molto interessanti: ad esempio che qualcuna di loro fotografa anche uomini, e con sguardo molto sessuato – ma evidentemente non sta bene dirlo.

Qui uno sguardo generale sul libro. Le fotografe spaziano dai temi consueti del corpo e dell’identità a terreni meno battuti come il rapporto donna-spazio. Ve ne racconterò alcune nei prossimi post. Per ora una cosa degna di nota: la critica non italiana usa senza remore le espressioni “female gaze” e “male gaze”, cosa che da noi è messa all’indice. Mi è capitato di assistere alla presentazione di una mostra di fotografe donne presentata da una ottima critica con un curriculum che rivelava chiaramente un’attenzione alle tematiche di genere, ma che (a mio parere per non perdere tempo in polemica con i colleghi uomini presenti) ha deliberatamente minimizzato questo aspetto. Guadagnandone certo in salute, ma rinunciando forse ad un po’ di contenuti. 

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Un’indagine di Efrem Raimondi: Donne sulla donna -2

Sul blog di Efrem Raimondi prosegue con nuove autrici (Sophie Anne Herin, Manuela Marchetti, Claudia Margaroli,  Sara Munari, Tiziana Nanni, Patrizia Savarese) il discorso “Donne sulla donna”, iniziato qui (con Laura Albano (sottoscritta), Elisa Biagi, Silvia Cardia, Monica Cordiviola, Dana de Luca, Isabella De Maddalena, Iara Di Stefano, Benedetta Falugi, Cinzia Garbi, Antonella Monzoni, Maria Serena Patanè, Vanessa Rusci).

Prosegue anche la relativa discussione all’interno delle risposte delle singole fotografe e nei commenti. Ecco dunque il link alla seconda puntata e, a promemoria, le domande rivolte alle autrici.

(permane l’impressione che sia stato toccato un tabù, una patata bollente da toccare con i guanti o far finta di non vedere…)

 

 

Femminicidio, le immagini per dirlo: Arianna Sanesi

Arianna Sanesi

Arianna Sanesi @ 2015

E di nuovo oggi, giornata-simbolo della violenza sulle donne, tocca vedere sui giornali le solite pessime immagini tenute nel cassetto per questo argomento: donne rannicchiate in un angolo, modelle con gli occhi pesti, pugni chiusi.

A molti ancora non è chiaro che le immagini hanno un ruolo attivo: e in conseguenza di questo si dovrebbe pensare a “cosa fa” un’immagine, prima di sceglierla per accompagnare un testo. In questo caso le immagini scelte fragilizzano, estetizzano la violenza, la evocano rafforzando il concetto. Dunque contraddicono il senso degli articoli e della lotta.

Una eccellente ricerca visiva sul tema è quella di Arianna Sanesi, che sull’iconografia del femminicidio ha svolto un progetto dal titolo I Would Like You To See Me. Un progetto complesso, articolato in diverse parti: still life con oggetti di ciò che è rimasto (come le stoviglie di carta che una delle vittime usava per evitare che il marito le spaccasse), finestre di notte che alludono al mistero di ciò che accade oltre la soglia di casa, scritte sui muri che gridano l’urgenza di un’educazione sentimentale necessaria, critica della rappresentazione mediatica della violenza di genere e dello stereotipo da pubblicità del matrimonio.

L’ho scoperto tramite Pagina99, che le ha dedicato un ampio servizio nel numero uscito sabato 21 e ancora in edicola.

precedenti post sul tema: qui, qui e qui

Fast Forward: Women in Photography – un simposio alla Tate Modern

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Qiana Mestrich, da The Mist in Mystic (2012)

Da Aunt Jemima, icona della pubblicità dei pancakes, alle cantanti ben pettinate sui vinili R&B e Soul degli anni Settanta, l’immagine delle donne nere è storicamente sempre stata controllata dall’alto. Una nuova generazione di artiste sta usando la fotografia per rivendicare i diritti sull’immagine delle donne nere, e visualizzare molteplici identità che neutralizzino la narrazione dominante e univoca del passato.

Di questo parlerà Qiana Mestrich nel simposio di due giorni Fast Forward: Women in Photography che si tiene in questo weekend alla Tate Modern. Ed è soltanto uno dei molti aspetti che verranno trattati. Gli altri potete leggerli qui.

Temi di indubbia importanza e relatrici di varie nazionalità. Nessuna italiana, tra parentesi.

Vale la pena di riflettere sul fatto che qui in Italia il parlare di sguardo femminile in fotografia, anche in maniera molto circostanziata come fatto poco tempo fa da Efrem Raimondi, provoca levate di scudi da ambo le parti e improvvise, insostenibili, teorizzazioni sull’uguaglianza assoluta dei sessi e dei generi.

“Si è sempre in tempo dove si è destinati”

Di Tiziana Nanni avevamo già parlato qualche tempo fa. Con lei prosegue il discorso del post precedente – lo sguardo di donna sull’uomo.

Dal confine pubblico-privato qui l’indagine si fa più incalzante. La bolla prossemica è rotta, l’occhio tocca il confine della pelle, e oltre.

Le foto che ho scelto hanno un unico soggetto, e uno sguardo che si mantiene coerente attraverso le diverse tecniche: Polaroid, digitale, pellicola 35 mm e 6×6, cellulare. “Il mezzo conta poco” dice Tiziana, “la Fotografia è una.”

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Flickr

© Tiziana Nanni 2013-2015. All rights reserved

Il personale, il politico

Le ultime polemiche sulla copertina di una rivista di moda femminile hanno confermato che lo sguardo delle donne è ancora intrappolato nel proprio riflesso allo specchio. Piuttosto che parlarne ancora, preferisco respirare aria nuova, aprire la finestra della stanza e guardare fuori – guardare altro. L’altro, l’uomo, soggetto molto frequentato dai fotografi, soprattutto in versione erotizzata, molto meno dalle fotografe.

Serena Ganzarolli vive a Roma, ha 25 anni e da poco più di due ha iniziato a fotografare. Dal suo cassetto, in mezzo a molte altre cose interessanti, abbiamo deciso di tirar fuori questa serie: un raro sguardo di donna che osserva l’uomo. Nello spazio privato e in quello pubblico (politico in particolare). Ma non c’è un confine netto: il politico entra in casa, nei libri, nella scrittura, e agli incontri politici si va anche con le bambole nello zaino.

Certi soggetti, dice Serena, sono ripresi “in un certo ambiente politico di sinistra dove di solito le donne sono la minoranza, e quindi spesso gli occhi sono puntati su di loro neanche fossero panda in estinzione. In realtà la cosa curiosa è che i maschi non capiscono che sono spesso loro, al contrario, a rivelarsi molto interessanti.”

tutte le fotografie sono di Serena Ganzarolli © All rights reserved

Parlando con voi alle Murate Pac di Firenze

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Se vi interessa la fotografia e abitate a Firenze o dintorni, prendetevi un pomeriggio libero e andate alle Murate in via dell’Agnolo.

Salendo al piano superiore, negli spazi dell’ex carcere, potrete isolarvi e immergervi nelle immagini e nelle vite di 30 fotografe. L’iniziativa trae ispirazione dal libro “Parlando con voi” di Giovanna Chiti e Lucia Covi, ed è promossa da Associazione Fotografi Italiani Professionisti e CNA Professioni con la collaborazione di Super Studio Group e Metamorphosis Editrice.

Le fotografe intervistate sono: Paola Agosti, Silvia Amodio, Martina Bacigalupo, Maria Vittoria Backhaus, isabella Balena, Marirosa Toscani Ballo, Giovanna Borgese, Francesca Brambilla e Serena Serrani, Monika Bulaj, Silvia Camporesi, Marianna Cappelli, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Isabella Colonnello, Patrizia Della Porta, Paola Di Bello, Cristina Ghergo, Bruna Ginammi, Silvia Lelli, Antonella Monzoni, Francesca Moscheni, Giulia Niccolai, Cristina Omenetto, Donata Pizzi, Susanna Pozzoli, Leonilda Prato, Giada Ripa, Paola Salvioni, Lori Sanmartino, Daniela Tartaglia.

Ne risulta un armonioso contrasto di voci e immagini di tonalità diverse, così come le biografie spaziano dall’essere “figlie d’arte” per alcune al distacco dalla famiglia come condizione essenziale per la ricerca espressiva per altre.

La storia, il quotidiano, le guerre, il sogno, la ricerca astratta e molto altro. Probabilmente un pomeriggio non vi basterà e vorrete tornare: c’è tempo fino al 3 ottobre, dal martedì al sabato, orario 14-20 (in realtà 19.45, da quel che ho visto):

Su tutte, per brevità dovendo scegliere, cito Lisetta Carmi, ripresa dal basso verso l’alto con un’ampia gonna porpora, i capelli che si confondono con le nuvole, gli occhi color del cielo, moderna papessa che riassume con sincerità il senso della sua fotografia: “Per tutta la mia vita ho fotografato solo per capire, gli altri e me stessa.”