Apri gli occhi

particolare di screenshot dal blog di Efrem Raimondi

Per alcuni Efrem Raimondi era il fotografo di Vasco, per altri il fotografo delle star, per altri ancora l’anima fotografica del design.

Per me Efrem Raimondi era il fotografo delle donne.

Lo avevo conosciuto nel 2013 anche grazie a questo blog, che lo incuriosì perché ragionava su un tema che sentiva molto: le deprimenti sorti della rappresentazione mediatica della donna negli ultimi vent’anni.

Efrem ha sempre mantenuto una sua ferma visione sul soggetto donna, ostinata e contraria a mode e manierismi, coerente con la sua idea di Fotografia. Visione di cui ha fatto un vero e proprio Manifesto. I suoi ritratti restituiscono la realtà della persona senza mai forzarla in stilemi. La trama della pelle è un’informazione da recepire e non qualcosa di cui far terra bruciata in postproduzione. C’è una ricerca di bellezza (in senso filosofico) che non passa dall’idealizzazione: la sua strada è una tensione utopica che porta al massimo le potenzialità del soggetto.

Ora che ci ha lasciati improvvisamente, increduli e orfani della sua visione del mondo, attendiamo che la sua eredità artistica sia recepita da quel mondo editoriale che finora non ha avuto occhi per farlo.

Per chi ha occhi aperti, il suo Manifesto sulla fotografia di donne con relativa galleria di immagini è qui.

Isozero Lab, il libro: l’impudenza degli sguardi

Ho aperto questo blog, dieci anni fa, all’apice di un fenomeno di censura visiva: nei media mainstream la donna era diventata un’unica immagine seriale, astratta, idealizzata secondo un prototipo commerciale immutabile.

Qui dentro ne abbiamo parlato, con confronti tra parole e immagini, e ho incontrato su questa strada altri che reagivano a quella anomalìa con l’affermazione di una visione diversa, data da uno sguardo libero da briglie e paraocchi. Rivolto ad una donna o ad altro, cambia poco: il punto resta che è uno sguardo soggetto solo a se stesso, e non a convenzioni.

Da queste premesse iniziava il percorso che ha portato me a partecipare alla prima edizione del Laboratorio fotografico Isozero di Efrem Raimondi, e un mio lavoro a far parte del libro che ne raccoglie i risultati: Fotografia a due tempi – Isozero Lab, curato dallo stesso Efrem Raimondi e edito da SilvanaEditoriale. Dove le mie, di fotografie, hanno per soggetto una donna non idealizzata, una persona con una sua storia – una storia che mi colpisce e voglio raccontare; tutte parlano comunque di vite e di vita, umana o anche no, e spesso guardano dove altri distolgono lo sguardo, o vedono quello che non si vede – o che non vuol farsi vedere.

28 sguardi, 28 lavori – per ognuno 4 pagine di intro e fotografie:

Romina Zago – Identità

Nicola Petrara – Performance

Angelo Lucini – Sparring Partner

Mariangela Loffredo – Traccia di apertura

Laura Albano – La forza del futuro

Lorena Ravelli – E io sospesa

Nicole Marnati – Un ring contro un tir

Simone Luchetti – Addosso

Gabriella Sartori – Ballando con me stessa

Donata Magnini – Quarti

Carla Mondino – Unknown bodies, human landscapes

Alda Gazzoni – All ears

Tiziana Nanni – Conta fino a dieci

Elisa Biagi – Rifugio

Lubomira Bajcarova – Chi siete?

Mauro Bastelli – Dove mi trovo?

Andrea Moretti – Marina

Maurizio Callegarin -. Negazione

Giovanni Cecchinato – SS51 Immagini da una desistenza

Adolfo Massazza – Fratelli

Iara Di Stefano – Io non sono qui

Luca Tabarrini – Staring at the sea

Alessandro Inches – Ikim

Luisa Raimondi – Sale d’attesa

Nicola Tito – Mina

Paolo Nava – Teresa

Sophie-Anne Herin – E poi sono tornata a casa

Esther Amrein – Martino

Il libro oggi 25 luglio 2020 viene presentato per la prima volta all’Oxygen Lifestyle Hotel di Rimini, e, volendo, è acquistabile qui

Inquiete

Nude fragilità

“Nude fragilità” © Donata Magnini 

“(…)

Anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –
anch’io cresco dal fondo
di un lago- colmo
di pianto.”

Ninfee, Antonia Pozzi (1933)

Nel film “Antonia” di Ferdinando Cito Filomarino dedicato alla figura di Antonia Pozzi c’è una scena in cui la protagonista, nuda sul letto, contorce in spasmi di inquietudine un corpo di spirituale magrezza – evidente parafrasi iconica dei versi di Canto della mia nudità:

Guardami: sono nuda. Dall’inquieto
languore della mia capigliatura
alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
palpito azzurrino sfuma in mezzo al petto

(…)

Queste fotografie di Donata Magnini, viste a Pistoia alla mostra finale del Corso di linguaggio visivo dell’Associazione Fragment, sembrano fare un discorso simile, già dal titolo – “Nude fragilità”. 

La tensione che attraversa il corpo della modella, le lenzuola rosso cupo teatro d’inquietudine, la maschera nera di capelli che soffoca il volto. La pelle nuda sollevata dai marosi delle ossa, attraversata da spuma d’onda bianca: tutto è metafora di tempesta, di una condizione di apnea emozionale. 

Ma guardare le onde dal bagnasciuga non è la stessa cosa che vedere il medesimo movimento in mare aperto su una nave.  Se il moto ondoso è agitato, lo sguardo di Donata è fermo: è lo sguardo di chi, arrivato sulla riva, si volta indietro verso il pericolo scampato. E riflette sulla messa a nudo di un Io che deve perdersi, salvificamente, per ritrovare il punto di partenza.

 IMG_0615

Un’indagine di Efrem Raimondi: Donne sulla donna -2

Sul blog di Efrem Raimondi prosegue con nuove autrici (Sophie Anne Herin, Manuela Marchetti, Claudia Margaroli,  Sara Munari, Tiziana Nanni, Patrizia Savarese) il discorso “Donne sulla donna”, iniziato qui (con Laura Albano (sottoscritta), Elisa Biagi, Silvia Cardia, Monica Cordiviola, Dana de Luca, Isabella De Maddalena, Iara Di Stefano, Benedetta Falugi, Cinzia Garbi, Antonella Monzoni, Maria Serena Patanè, Vanessa Rusci).

Prosegue anche la relativa discussione all’interno delle risposte delle singole fotografe e nei commenti. Ecco dunque il link alla seconda puntata e, a promemoria, le domande rivolte alle autrici.

(permane l’impressione che sia stato toccato un tabù, una patata bollente da toccare con i guanti o far finta di non vedere…)

 

 

Giulia Caira

storie di donne

© Giulia Caira su Artesera n. 12

Un’artista che si è occupata in modo molto interessante di immagine femminile, e che avevo citato in questo post, è la torinese  Giulia Caira.  Così lei stessa descrive il suo approccio:  “Quello che m’interessa è osservare e indagare la vita delle persone, la loro condizione umana e sociale, attraverso la cronaca, il cinema, la musica, la letteratura. Mi interessano le distorsioni del comportamento che questi nostri tempi provocano nelle persone, il modo in cui la vita privata e la vita pubblica si scontrano.”

Anche lei ha deciso di rivolgersi al crowdfunding in rete, per il suo nuovo progetto Evil Sisters (Perfide Sorelle). Si tratta di una video-installazione correlata da una serie fotografica ed è incentrato sui problemi relativi ai conflitti tra donne. Da una parte l’amicizia e la complicità e dall’altra l’invidia, la rivalità.

Pubblico di seguito il suo messaggio per chi abbia voglia di aiutarla a realizzarlo.

Cari amici e contatti di FB,
Sto lavorando al nuovo progetto “EVIL SISTERS”.
Si tratterà di una sorta di film breve e verrà installato per una mostra personale che si terrà a metà maggio a Bari, in uno spazio molto interessante per l’arte contemporanea, in particolare per la video arte, Muratcentoventidue.
Per questa occasione, ho voluto sperimentare la piattaforma di crowdfunding, IndieGoGo, per verificare questa nuova opportunità per le produzioni d’arte.
Oltre a una breve sintesi del mio lavoro in un video, troverete una traccia del progetto e alcuni spunti di riflessione sulla mia ricerca.
Saranno preziosi tutti i contributi, piccoli e grandi. Sono previste, secondo lo schema IndieGoGo, piccole e grandi ricompense, che vanno da cartoline e souvenir a opere fotografiche, di varie edizioni secondo il tipo di donazione concessa, e sono elencate alla sezione “Perks For Your Contribuiton”.
http://www.indiegogo.com/projects/evil-sisters-by-giulia-caira?show_todos=true .
Per contribuire é semplicissimo. Alla destra del format c’è il pulsante “CONTRIBUTE NOW” con la possibilità di supportare con cifre che vanno da 1 euro fino a somme più consistenti rivolte a collezionisti piccoli e grandi .
Aumentando il numero di visualizzazioni e di sostegni, la campagna, che scadrà a fine aprile, potrebbe farsi notare nel mare di offerte di IndiGoGo anche da funder stranieri.
Oltre ai preziosi supporti sarebbe davvero utile un aiuto per la diffusione del progetto, tramite passaparola e social network.

Per eventuali chiarimenti e/o precisazioni sono a tua disposizione

Grazie mille!

Beatrice Lontani

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dalla mostra di autoritratti di cui al post precedente ho voluto approfondire il lavoro di Beatrice Lontani, che è stato il suo progetto finale alla Fondazione Studio Marangoni.

Beatrice Lontani ha un nome evocativo di storia, di passato. Viene da studi classici, e attualmente studia  Storia dell’Arte all’Università.  Nella sua fotografia c’è tutto questo. Viene dal passato, vive nel nostro tempo.

Le ho chiesto di parlarci dei suoi autoritratti.

“Il progetto esposto al caffè letterario nasce nella mia stanza, tra il letto e una finestra, è li che ho appeso un cartoncino e cominciato a scattare.

Ho fatto autoritratti per quasi un anno per completare questo progetto.

Tutto è nato dalle pagine delle tragedie greche che ho studiato al liceo: credo che sia difficile rimanere indifferenti di fronte a personaggi femminili così potenti e ricchi di sfumature, ma il mio fine non era quello di creare delle illustrazioni delle tragedie.

Credo che  Ecuba, Medea, Cassandra, Alcesti, Elettra e Fedra, possano essere considerate degli archetipi femminili privi di tempo, delle donne vere prima che delle eroine, così ho cercato di ricondurre ogni personaggio e ogni sua storia a un tema che ha riguardato e riguarda tuttora tutte le donne.

Ecuba è una madre che ha perso quasi tutti i suoi figli, per questo l’ho rappresentata con una boccia d’acqua vuota, a rappresentare la perdita. Ed è proprio il sangue contenuto nell’acqua raccolta da un’ancella che, nel testo originale, annuncia ad Ecuba la morte di uno dei suoi figli.

Medea è la donna-maga, temuta, irrazionale ma capace di vedere oltre la realtà: ho passato mesi e mesi a studiarla, a fare centinaia di autoscatti, perché è un personaggio davvero complesso e non so ancora se sono riuscita a rappresentare il suo mistero.

Cassandra è la profetessa condannata a non essere mai creduta, mi ha fatto pensare alla solitudine dell’adolescenza, all’incomprensione (altrui, o propria) che ci può avvolgere quando stiamo crescendo.

Il mio fine è comunque quello di lasciare queste immagini alla libera interpretazione di chi le osserva, perché vorrei comunicassero qualcosa anche a chi non conosce la tragedia originale (per questo non scriverò di Fedra, Alcesti ed Elettra).

Per rappresentare questi personaggi mi sono affidata anche ai simboli e alle iconografie della storia dell’arte, ed ho raccolto in un piccolo quaderno (esposto durante la mostra finale alla Marangoni) tutte le ispirazioni, i simboli e le riflessioni alla base delle immagini.

Il titolo del progetto è “Hystera”, in greco antico significa “ultima” e da questo termine deriva “utero” (da cui a sua volta deriva “isteria”).

Chi volesse continuare a seguire Beatrice, e vedere altre foto preparatorie del progetto, può farlo qui sul suo tumblr