Nero su nero

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nello slideshow foto di Annalisa Ceolin

Ho scoperto Annalisa Ceolin su Facebook, grazie ad un ritratto che aveva fatto ad un amico. Un ritratto molto contrastato, il volto immerso per buona parte in un’ombra densa che gli somigliava molto.

Quando mi appare una fotografia di Annalisa sulla home si aprono prospettive nuove, varchi di luce e di buio, angoli di strada da cui potrebbe sbucare all’improvviso la scarpa del Terzo Uomo (e il gatto che l’annusa), o uno dei mostri bergmaniani da Ora del lupo. 

Poi, seguendo il suo sguardo per quelle strade, si scoprono invece presenze timide, discrete, magari scostanti ma gentili. Si scopre, anche, leggendo i titoli delle serie, di trovarsi in una terra di mezzo tra cinema e letteratura.

Il nero non è forse così buio come lo si dipinge, e anche l’inferno può attendere.

annalisa ceolin_heaven can wait

Annalisa Ceolin, dalla serie Heaven can wait

 

Guardare insieme

Si possono fotografare i barconi di migranti mentre attraversano il mare dall’alto, guardandoli dal punto di vista di Dio.

Oppure, si possono fotografare le stesse persone una volta sbarcate e raccolte in un Centro di Accoglienza, mescolandosi a loro, condividendo tempi e spazi per diverse ore al giorno, per diversi mesi, guardando insieme a loro.

Il libro fotografico “Abele vive qui” di Patrizia Minelli nasce da questo “guardare insieme”, e ci fa guardare con loro, in mezzo a loro, una quotidianità “normale” nella sua particolarità: il dettaglio di un indumento familiare a tutti – la vecchia tuta da ginnastica bordata di bianco – ma che per noi appartiene ad un altro tempo; le infradito che tutti abbiamo portato, ma che per noi si associano alla vacanza. Restano fuori da questo racconto di spazi e oggetti i volti di chi li abita: ci guardano da un inserto a parte, contenuto nel libro, che li raccoglie.

Con la propria presenza al Centro Patrizia ha offerto il racconto di sé e della propria vita, ha messo in comune le proprie competenze fotografiche, e ha ricevuto accettazione, rispetto e gesti di amicizia. Un lavoro umano di tessitura non nuovo per lei, che ha esperienza di viaggi e fotoreportage in situazioni delicate; condotto con serietà di metodo (documentarsi approfonditamente su ciò che si andrà a fotografare) e accompagnato da un’analisi in corso d’opera, un diario che Patrizia ha tenuto per tutta la durata del progetto, e che meriterebbe una pubblicazione parallela.

Nelle foto sopra: immagini dal libro Abele vive qui, pagine del diario di lavoro di Patrizia, ritratto di Patrizia Minelli © Laura Albano

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