Beatrice Lontani

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Dalla mostra di autoritratti di cui al post precedente ho voluto approfondire il lavoro di Beatrice Lontani, che è stato il suo progetto finale alla Fondazione Studio Marangoni.

Beatrice Lontani ha un nome evocativo di storia, di passato. Viene da studi classici, e attualmente studia  Storia dell’Arte all’Università.  Nella sua fotografia c’è tutto questo. Viene dal passato, vive nel nostro tempo.

Le ho chiesto di parlarci dei suoi autoritratti.

“Il progetto esposto al caffè letterario nasce nella mia stanza, tra il letto e una finestra, è li che ho appeso un cartoncino e cominciato a scattare.

Ho fatto autoritratti per quasi un anno per completare questo progetto.

Tutto è nato dalle pagine delle tragedie greche che ho studiato al liceo: credo che sia difficile rimanere indifferenti di fronte a personaggi femminili così potenti e ricchi di sfumature, ma il mio fine non era quello di creare delle illustrazioni delle tragedie.

Credo che  Ecuba, Medea, Cassandra, Alcesti, Elettra e Fedra, possano essere considerate degli archetipi femminili privi di tempo, delle donne vere prima che delle eroine, così ho cercato di ricondurre ogni personaggio e ogni sua storia a un tema che ha riguardato e riguarda tuttora tutte le donne.

Ecuba è una madre che ha perso quasi tutti i suoi figli, per questo l’ho rappresentata con una boccia d’acqua vuota, a rappresentare la perdita. Ed è proprio il sangue contenuto nell’acqua raccolta da un’ancella che, nel testo originale, annuncia ad Ecuba la morte di uno dei suoi figli.

Medea è la donna-maga, temuta, irrazionale ma capace di vedere oltre la realtà: ho passato mesi e mesi a studiarla, a fare centinaia di autoscatti, perché è un personaggio davvero complesso e non so ancora se sono riuscita a rappresentare il suo mistero.

Cassandra è la profetessa condannata a non essere mai creduta, mi ha fatto pensare alla solitudine dell’adolescenza, all’incomprensione (altrui, o propria) che ci può avvolgere quando stiamo crescendo.

Il mio fine è comunque quello di lasciare queste immagini alla libera interpretazione di chi le osserva, perché vorrei comunicassero qualcosa anche a chi non conosce la tragedia originale (per questo non scriverò di Fedra, Alcesti ed Elettra).

Per rappresentare questi personaggi mi sono affidata anche ai simboli e alle iconografie della storia dell’arte, ed ho raccolto in un piccolo quaderno (esposto durante la mostra finale alla Marangoni) tutte le ispirazioni, i simboli e le riflessioni alla base delle immagini.

Il titolo del progetto è “Hystera”, in greco antico significa “ultima” e da questo termine deriva “utero” (da cui a sua volta deriva “isteria”).

Chi volesse continuare a seguire Beatrice, e vedere altre foto preparatorie del progetto, può farlo qui sul suo tumblr

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Femminile plurale in mostra

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A Firenze, al Caffè letterario Le Murate, una mostra a cura di Martino Marangoni della Fondazione Studio Marangoni riprende il tema dell’autoritratto femminile contemporaneo, proseguendo idealmente la ricerca di una specificità “di genere nel genere”.

Nell’immagine qui sopra si vedono esposti alcuni lavori di Beatrice Lontani: autoritratti in cui l’artista, fresca di studi classici,  ha scelto di interpretare personaggi femminili della tragedia greca, per un sentimento di vicinanza ritenuto non solo personale, ma femminile universale. Narrativamente e visualmente  incisiva.

La mostra è composta in tutto da cinque serie di altrettante fotografe: Martina Aiazzi Mancini, Serena Gallorini, Beatrice Lontani, Costanza Maragliulo, Hoya Pallida.  Qui una panoramica sui diversi punti di vista.