Amica di ieri

Da questa pagina di Amica del 1977 una giovane Emma Bonino raccontava episodi difficili della sua vita e il suo impegno per cambiare la condizione femminile.  Amica, ai tempi, si distingueva per essere una rivista “avanti”, decisamente dalla parte delle donne.

La stessa rivista oggi, novembre 2011, cerca di ricacciare la testa delle donne sottacqua con immagini e parole che le incatenano ai peggiori stereotipi – sposa sexy casalinga, più mamma – magrissima – più donna, venere in pelliccia, ho conquistato il mio amore con la cucina e così via.

Un bellissimo post sull’argomento lo ha scritto State of Mind.

La triplice copertina ha fatto arrabbiare di brutto anche gli animalisti, e la direttrice è stata costretta a giustificarsi e promettere incontri con le associazioni. Non sarebbe male se anche come donne le scrivessimo in molte,  pacatamente  ma fermamente,  che Amiche così è meglio perderle che trovarle.

(vedi anche alle voci: Backlash,  Susan FaludiNostalgia canaglia, su Lipperatura)

Gli incubi della Ragione

“Le donne, non essendo soggette a incarichi pubblici, né a funzioni amministrative di sorta, e non avendo neppure diritto di sedere all’Institut, non hanno alcun bisogno di saper leggere e scrivere. […] Considerando che in una casa regnano lo scandalo e la discordia, quando la moglie ne sa quanto e più del marito […]. Considerando quanto la prima educazione dei bambini, necessariamente affidata alla madre, soffre quando la madre è distolta dai propri doveri da manie intellettuali, […] quanto è ridicolo e rivoltante vedere una ragazza da marito, una donna di casa o una madre di famiglia che infilano rime, imbastiscono parole e si macerano sui libri, mentre la sporcizia, il disordine e la privazione regnano in tutta la casa…

[E’] la Ragione che vuole che le future spose non sappiano leggere; […] è la Ragione che prescrive che i mariti siano gli unici libri delle loro mogli; libri viventi, ove ogni giorno e notte esse imparino a leggere il proprio destino”

S. Maréchal, “Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere ” (1801)

L’ho trovato  citato nell’utilissimo  Vittoria Franco “Care ragazze. Un promemoria”, Donzelli 2010 , che leggevo stamani in autobus.

“Vi sono però  momenti, come quello che stiamo vivendo, nei quali è palpabile il fatto che i diritti non sono acquisiti una volta per tutte, che possono diventare ineffettivi fino alla loro perdita definitiva” (V.Franco)

“Ho visto le menti migliori della mia generazione…”

Illustrazione di Marco Cazzato

Un’amica che sto fotografando mi racconta: “Da quando non sto più con mio marito uomini ne trovo, ma solo per andare a letto. Ultimamente vedevo uno che mi piaceva, ma col fatto che eravamo “amici” e lui si trovava così bene a parlare con me finiva che mi raccontava di tutte le altre con cui andava…però allo stesso tempo mi diceva che gli piacevo molto e così mi ha fatto male, ora sto cercando di non vederlo. E ingrasso, mi deprimo e non mi piaccio…”

Ha lo sguardo triste ma quando riesco a farla sorridere è bellissima, gli occhi sono neri e luminosi come solo al Sud sanno essere, la bocca è resa ancora più sensuale da una fossetta sul mento, il seno è pieno e rotondo.

Quante donne, indipendenti e riuscite professionalmente, capaci di affrontare qualsiasi difficoltà pratica e materiale, perdono completamente la propria autostima in assenza di un uomo accanto? Quanto può cambiare da un giorno all’altro la percezione della propria immagine allo specchio, a seconda se una telefonata arriva oppure no?  E quanto è “normale” tutto questo?

Vintage anni ’50

5L

Elaborazione di Francesco Chiacchio da D la Repubblica delle donne

Piccola digressione su stereotipi in questo caso non visivi, riemergenti da un passato che credevamo – almeno quello! superato: un recente numero di un noto mensile femminile riporta nella rubrica della posta l’accorato sfogo di una lettrice la cui suocera cucina delle magnifiche lasagne ma si rifiuta di rivelarle la ricetta. Che fare? Si domanda la lettrice.

La rivista in questione è nota per proporre da sempre un’immagine di donna tra virgolette “emancipata” (emancipata poi da cosa è tutto da vedere).  Ora, la lettera sarà un falso come quasi sempre in queste rubriche,  ma resta la domanda: a che pro?