Viste e riviste (la pagella 2)

Ancora sulle donne di carta (patinata).

Nel maggio 2011 Elle aveva dedicato copertina e servizio interno ad alcune “bellezze al naturale” (potete rivedere alcune immagini da questo prezioso blog, che ringrazio). La coraggiosa novità è però rimasta un caso isolato: la testata si è poi mantenuta su una politica di immagini decisamente convenzionale, ed è un vero peccato visto l’impegno dimostrato dalla stessa nel trattare spesso temi legati ai diritti delle donne e nel portare avanti il progetto Sorelle d’Italia.

Vogue, dopo la discussa cover del giugno 2011 (positiva per mostrare modelle di taglia diversa dal solito, deludente per NON mostrarcele elegantemente vestite) sembra quasi che abbia cercato di farsi perdonare la trasgressione,  prima con un’estrema e inquietante riesumazione del corsetto, poi con una rinnovata asserzione del Canone Unico   – anche se, va detto, sullo stesso numero ben nascosta all’interno faceva bella mostra di sé la nostra Elena Guerrini.  Si nota comunque molta reazione dei commentatori alla proposizione di modelli “forti” in un senso o nell’altro: e così  la prima cover del 2012 sceglie saggiamente di spostare l’attenzione dalla fisicità al contesto.

Viene da chiedersi perché in Italia sia così difficile realizzare, come risulta Vogue faccia negli USA dal 2002, almeno un numero dedicato alle donne di tutte le forme (“The Shape Issue”) e uno a quelle di tutte le età (“The Age Issue”), che pare abbiano avuto grande successo in termini di vendite e dunque di ritorno pubblicitario, e a proposito dei quali Tom Florio, fino al 2010 publisher e Vice-presidente, dichiarava: “Vogue is telling them that whether you’re short, tall, round, or pregnant, here’s a great look to you.” (“In Vogue. The Illustrated History of the World’s Most Famous Fashion Magazine”, Angeletti-Oliva)

Resta da tutto ciò soprattutto un senso di insoddisfazione, di frustrazione per la limitazione delle possibilità creative, per la noia di un immaginario oramai troppo prevedibile. Se la principale funzione dei fashion mag è quella di farci sognare, da troppo tempo manca decisamente quello che dovrebbe essere l’effetto principale dei sogni –  lo stupore.

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Conversioni e confessioni

Marie Claire Bellezza autunno/inverno 2010-11

Marie Claire novembre 2010

Elle maggio 2011

Ricapitolando.

Nel nuovo Contratto di servizio tra Ministero dello Sviluppo Economico e Rai sono state inserite nuove norme di tutela delle donne in Tv, anche se è tutto da vedere chi sarà preposto a farle rispettare.

Una parte del mondo della pubblicità sente l’esigenza di prendere posizione rispetto alle accuse di sfruttamento del corpo delle donne, in modi più o meno convincenti: è stato presentato un Manifesto Deontologico da parte dell’Art Directors Club Italiano,  diversi gruppi industriali hanno aderito al Manifesto per un utilizzo responsabile dell’immagine femminile di Pari o Dispare – e se sono davvero in grado di cogliere i cambiamenti le aziende avranno tutto l’interesse a sintonizzarsi sul Decalogo per una comunicazione a Zerostereotipi di Giorgia Vezzoli e Francesca Sanzo.

E il mondo delle riviste patinate, come sta reagendo al vento di cambiamento che ha investito il tema della rappresentazione della donna? Senza entrare nel merito dei contenuti, ho preso in considerazione soltanto l’aspetto delle immagini, quelle prodotte dalla testata e quindi non le inserzioni pubblicitarie.

Un immaginario premio per le migliori pratiche va a MarieClaire ed Elle. Già nel novembre scorso MarieClaire aveva realizzato un bel servizio in bianco e nero facendo indossare gli abiti ad alcune donne di diverse età e tipi fisici, accomunate dall’essere fotografe di professione, ritratte dal fotografo Koto Bolofo. Poco dopo ha scelto per la copertina del supplemento Bellezza il volto di una modella ultraquarantenne.

Elle, che già nell’edizione francese aveva messo in copertina attrici e supermodelle senza trucco nonché dedicato un numero alle donne sovrappeso, in Italia nel numero di maggio 2011 ci mostra una serie di attrici di cinema e teatro di età diverse “al naturale”, con pochissimo o niente trucco e garantite photoshop-free (manteniamo qualche riserva su Golino per il colore un po’ troppo uniforme). All’interno è presente anche un servizio di moda diverso dal solito redazionale, che al posto della canonica modella vede donne di nazionalità, professioni tipi fisici ed età differenti. E la direttrice Danda Santini confessa nell’editoriale i peccati commessi con photoshop, con dovizia di particolari.

Appaiono invece assolutamente indifferenti al cambiamento le testate Flair e Amica, e anche D e Velvet non mostrano propensione alla diversificazione dei modelli.

Nel 2008 quando iniziai il progetto fotografico “Un’Altra Donna”  la principale spinta mi veniva soprattutto dal fatto che era diventato impossibile veder riprodotti nelle riviste volti veri di donna – la grana della pelle era stata rimossa come il peggior tabù, i tratti non conformi al canone erano censurati a favore della serializzazione e della cancellazione dell”individualità. Questa sparizione, lo si è visto soprattutto con media più potenti come la Tv, nascondeva un valore di soppressione simbolica.  Ora possiamo sperare che le donne stiano lentamente ma progressivamente ridiventando visibili, dunque esistenti e soprattutto sempre più “agenti” nella società.

C’è da dire che sfogliando Elle e Marie Claire le immagini naturali fanno apparire per contrasto ancora più improbabili i corpi fotoritoccati delle pubblicità, resi sempre più bidimensionali e piatti come carte da gioco. Capiranno le aziende che se vogliono darsi un’etica nella pubblicità dovranno adeguare non solo i contenuti ma anche le forme?