Femminicidio, le immagini per dirlo: Arianna Sanesi

Arianna Sanesi

Arianna Sanesi @ 2015

E di nuovo oggi, giornata-simbolo della violenza sulle donne, tocca vedere sui giornali le solite pessime immagini tenute nel cassetto per questo argomento: donne rannicchiate in un angolo, modelle con gli occhi pesti, pugni chiusi.

A molti ancora non è chiaro che le immagini hanno un ruolo attivo: e in conseguenza di questo si dovrebbe pensare a “cosa fa” un’immagine, prima di sceglierla per accompagnare un testo. In questo caso le immagini scelte fragilizzano, estetizzano la violenza, la evocano rafforzando il concetto. Dunque contraddicono il senso degli articoli e della lotta.

Una eccellente ricerca visiva sul tema è quella di Arianna Sanesi, che sull’iconografia del femminicidio ha svolto un progetto dal titolo I Would Like You To See Me. Un progetto complesso, articolato in diverse parti: still life con oggetti di ciò che è rimasto (come le stoviglie di carta che una delle vittime usava per evitare che il marito le spaccasse), finestre di notte che alludono al mistero di ciò che accade oltre la soglia di casa, scritte sui muri che gridano l’urgenza di un’educazione sentimentale necessaria, critica della rappresentazione mediatica della violenza di genere e dello stereotipo da pubblicità del matrimonio.

L’ho scoperto tramite Pagina99, che le ha dedicato un ampio servizio nel numero uscito sabato 21 e ancora in edicola.

precedenti post sul tema: qui, qui e qui

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Un’altra donna, le foto

laura albano_unaltradonna riassunto

© Laura Albano  2008-2013 

clicca sull’immagine per ingrandirla

Nel post precedente facevo una sorta di punto sul discorso sotteso a questo blog.  Blog che, come già scritto, è stato lo svolgimento in parole di un’idea nata fotograficamente un anno prima, nel 2008.  Ancor prima che un’idea era un’esigenza personale: quella di testimoniare l’esistenza  delle donne che parevano scomparse dalle rappresentazioni mediatiche, donne-individui, con caratteristiche somatiche, di espressione, vissuto e personalità distinte, a dispetto della paurosa omologazione dilagante,  parallelo sospetto di una negazione di soggettività politica.  Da quell’esigenza, anzi urgenza, presto fattasi collettiva,  è derivata una serie di fotografie e di mostre, dove volti di donne diverse erano fotografati in modi diversi, ma sempre attenti alla loro individualità, anche grazie alla scelta di luci “descrittive” – dove possibile luce diurna riflessa o diffusa, in mancanza di questa una luce che comunque rendesse possibile il racconto della pelle e del volto, senza prevaricarli né esasperarli. Il focus sul volto non significa certo elidere il corpo dal discorso: è stata piuttosto la necessità di soffermarsi, per un momento, sulla parola – sul logos. Le espressioni sono venute da sé, dal dialogo durante la ripresa, e sono quanto di più lontano dalla moda imperante.

Tirando le fila, qui sopra un riassunto; per poter finalmente andare oltre e, dopo il necessario focus su una realtà negata, ridare libero corso alla fantasia –  intesa, ovviamente, come l’esatto contrario del cattivo uso di photoshop.

Senza chiedere il permesso

Lorella Zanardo  – foto © Laura Albano 2012

“Voglio che mia figlia esista”, ci ha detto una madre con la figlia in tv alla fine di un dibattito: perché insieme alle immagini televisive è passato qualcosa di molto più subdolo e grave, è passata l’idea che: “se non appari non esisti”. I corpi televisivi, è bene ricordarlo, non hanno nulla di liberato, trasgressivo, innovativo (…) Un altro corpo è possibile, oltre a quello imposto dalla dittatura dei media, io ne sono certa. E’ anche attraverso la liberazione dei corpi, oggi incatenati e resi fragili, e così più inclini alle leggi del mercato, che daremo avvio a un reale cambiamento, poiché questa prigionia trentennale ha bloccato un’energia che potrebbe in futuro essere formidabile.

Dal nuovo libro di Lorella Zanardo, “Senza chiedere il permesso” .

Violenze verbali

Come le immagini,  le parole costruiscono la realtà:  la scelta nel loro utilizzo non è mai neutra e, da parte dei media, questo comporta precise responsabilità.

Del cattivo modo in cui spesso sono “notiziati” i femminicidi e la violenza sulle donne si è già parlato in questo blog, e se ne parla da tempo in rete.

L’Ordine dei Giornalisti del Trentino ha da poco preso una chiara e attiva posizione in merito,  scrivendo una eloquente nota ai direttori e direttrici delle testate ed emittenti  del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Oltre ad un linguaggio rispettoso e non discriminante, è necessario però un cambio di paradigma su altre modalità, attinenti alla stessa sfera di pregiudizi ma che vanno a scavare più nel profondo.  Ne vediamo un esempio in un caso recente di cronaca, raccontato in un modo da Repubblica e riproposto da Michela Murgia in altra versione, depurata da luoghi comuni e pericolose semplificazioni (aggiungerei soltanto che l’indicazione non casuale della provenienza geografica nel caso di un colpevole non italiano è una vecchia cattiva abitudine: prima dell’arrivo degli immigrati era usata con i meridionali).

in foto: installazione a cura di Isanna Generali e Libere Tutte

Per cambiare tutto affinché tutto cambi

© Barbara Kruger

sulla questione nomine CdA Rai,  riporto il post di oggi di Lorella Zanardo sul Corpo delle donne:

La Politica Ammazza il Rinnovamento in Corso? Noi Speriamo non sia Così

by IL CORPO DELLE DONNE on lug 4, 2012 • 11:35

Carissime, carissimi,

mi scrivete per capire. Non c’è nulla da comprendere: è la politica. Italiana. Che non è quella tedesca o americana.

In sintesi:

Articolo 21 dopo avermi sostenuta senza che io avessi chiesto nulla, ha votato Benedetta Tobagi, il cui cv è facilmente reperibile online. Avranno ricevuto qualche “segnalazione”? Se così non è, sarebbe bello capire cosa li ha fatto mutare opinione repentinamente.

SNOQ ha annacquato le possibilità che fossi eletta proponendo nominativi di donne che non hanno un CV adeguato per questa posizione.

SNOQ più Giovanna Melandri e Flavia Perina fino a ieri sera proponevano il nome di Flavia Nardelli, segretaria del Don Sturzo, il cui CV leggete online. Studiosa cattolica, il Don Sturzo si è occupato tra l’altro degli archivi  su Giulio Andreotti. Non si intuisce esperienza televisiva, né aziendale, né di rete con le donne.

Nessuno cita più i 300 curricula che giacciono in commissione Vigilanza. Nessuno ha considerato di rispondere ai numerosi docenti che hanno scritto a Zavoli sostenendomi poichè il mio lavoro viene ritenuto utile e utilizzato nelle facolta. Nessuno ha risposto alla Associazione Italiana Documentaristi che mi sosteneva. Nessuno ha risposto alle centinaia di persone che hanno scritto per sostenermi. Nessuno bada al MERITO.  nessuno sta valutano CV consoni, molti si limitano a sostenere che le persone che verranno elette sono brave persone.
QUESTA E’ LA VECCHIA POLITICA

Ma quel che è più grave nessuno sta pensando ad inserire persone in grado di valutare i palinsesti rai ed eventualmente cercare di migliorarli. Nessuno sta pensando che la tv è oggi il maggiore agente di socializzazione e i ragazzi/e apprendono attraverso la tv. Gli insegnanti da anni sono allarmati. 

I partiti e l’influente SNOQ perchè non tengono conto delle competenze? Perchè non tengono presente  il ruolo che dovrebbero avere? Stanno seguendo una logica SPARTITORIA. Vogliamo in RAI persone competenti.

Oltre al mio cv e alla mia esperienza, chi ha guardato il cv di Daniela Brancati? di Roberta Gisotti? Giacciono in Commissione e sono cv eccellenti.

Spero ancora in una votazione coerente che tenga conto del MERITO.

Certo che in altro modo, non taceremo e prenderemo le distanze da chi si oppone ad un reale rinnovamento.

I ragazzi e le ragazze ci osservano e quel che vedono li influenza profondamente.

Mancano due ore per il nuovo incontro in Commissione: speriamo ci sorprendano. Sepriamo che non vincano le logiche vecchie che speravamo di non vedere più.