Cos’è successo al sesso in Scandinavia (e non solo)?

Angela Vettese sul Sole24Ore Domenica

“Vienna 1968. Una ragazza con un bel cappottino porta al guinzaglio un uomo a quattro zampe (foto sopra). E’ Valie Export, star della performance femminista, insieme a quel Peter Weibel che sarebbe poi diventato un teorico dei new media. Quell’immagine può essere assunta come simbolo dello spartiacque tra un prima e un dopo, tra un tempo in cui la provocazione a sfondo erotico aveva caratteri progressivi e un tempo, il nostro, in cui l’esibizione del sesso è diventata quasi sempre un sintomo regressivo, legato al lucro della pornografia (…) continua qui

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Amica di ieri

Da questa pagina di Amica del 1977 una giovane Emma Bonino raccontava episodi difficili della sua vita e il suo impegno per cambiare la condizione femminile.  Amica, ai tempi, si distingueva per essere una rivista “avanti”, decisamente dalla parte delle donne.

La stessa rivista oggi, novembre 2011, cerca di ricacciare la testa delle donne sottacqua con immagini e parole che le incatenano ai peggiori stereotipi – sposa sexy casalinga, più mamma – magrissima – più donna, venere in pelliccia, ho conquistato il mio amore con la cucina e così via.

Un bellissimo post sull’argomento lo ha scritto State of Mind.

La triplice copertina ha fatto arrabbiare di brutto anche gli animalisti, e la direttrice è stata costretta a giustificarsi e promettere incontri con le associazioni. Non sarebbe male se anche come donne le scrivessimo in molte,  pacatamente  ma fermamente,  che Amiche così è meglio perderle che trovarle.

(vedi anche alle voci: Backlash,  Susan FaludiNostalgia canaglia, su Lipperatura)

L’occhio maschile_1

Uno sguardo maschile speciale sulle donne negli ultimi quarant’anni è stato quello di Tano d’Amico, grandissimo fotografo di movimenti – qui intervistato da Naima Morelli per Art a part of cult(ure).

“Una storia di donne” è il titolo non solo del libro qui sopra ma anche di una mostra che ha girato diverse città, tra cui Bologna nel 2008 in questa versione.

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La lunga via

“Per millenni l’eroe-padrone ha relegato in cucina la creatività femminile, mettendone sottovetro le nudità. Corpi da godere e mostrare, muse a cui ispirarsi: anche la storia dell’arte è un’altalena di ludibrio e castrazione per l’altra metà del cielo…”

Nell’arte la donna oggi non è più solo musa, ma da poco tempo. L’asimmetria di genere è davvero superata?

Alcune interessanti riflessioni sul rapporto tra donne e arte in questo articolo uscito qualche tempo fa sulla rivista  insideart.

La cultura è per sempre?

Guardate questa pubblicità su una rivista femminile di inizio anni ’80.  Si può discutere sul prodotto pubblicizzato, e si può arricciare il naso al look datato:  ma una cosa è certa, fino ad un certo punto la cultura è stata un VALORE condiviso. Tanto da utilizzarla in pubblicità associandola alla seduzione, e  senza neanche bisogno di sbottonare il secondo bottone della camicetta.

Da quando la cultura ha perso valore?

Riuscite ad immaginare, adesso, qualcosa del genere?  E se no, perché?  Eppure, nella vita reale un incontro in biblioteca è ben possibile ancora oggi…e allora perché non è più (attualmente) un modello proponibile in pubblicità?

Potrebbe tornare ad esserlo, opportunamente aggiornato nei segni e nel linguaggio?