Lo sguardo è mio e me lo gestisco io

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Da allora, in questi anni,  si sono progressivamente formati gli anticorpi a questa malattia sociale:   sono comparse sempre più iniziative tese a “restituire l’immagine” alle donne;   gradualmente questa necessità è entrata nella coscienza collettiva e – conseguentemente –  mediatica, tanto da doversi oramai difendere dai pericoli di una nuova retorica della “normalità” o “naturalezza” (oramai siamo addirittura al parossistico  “Supernatural”,  sull’ultima copertina di uno storico femminile).  Ciò non impedisce che si continui a fare danni con il fotoritocco, un esempio su tutti:  in copertina diva quarantenne ridotta a una ventenne, e all’interno della stessa rivista un servizio di attualità sulle trentenni e il lavoro, dove la trentenne fotografata “neorealisticamente”  pare la mamma della diva quarantenne.

C’è poi da dire che le donne sono riaffiorate sui media anche in sembianze che non avremmo mai voluto vedere: ferite, pestate, insanguinate, uccise.  Con una retorica visiva necrofila, deprimente e tautologica:  che tuttavia ai posteri racconterà di una presa di coscienza, pur con gli strumenti – per ora – sbagliati.

Insomma grande confusione sotto il cielo, situazione eccellente? forse, ma grazie,  molto più che ai media,  alla rete e ai vari social, che hanno favorito il moltiplicarsi all’infinito dei punti di vista e (soprattutto) il deflagrante fenomeno dell’autorappresentazione. Sulla quale si sta dicendo tutto e il contrario di tutto: i selfies sono sintomo di insicurezza, i selfies sono strumento di empowerment e autoaffermazione per le ragazze, i selfies sono Arte.

In effetti, i selfies sono, semplicemente, tutto ciò che noi siamo:  quindi un’infinità di cose, anche in contraddizione tra di loro, ma proprio per questo non in contraddizione.

Per cui in questo momento, per quanto riguarda il tema del “restituire l’immagine alle donne”, l’impulso è quello di un bel  “Bomba libere tutte!!!”

Senza abbassare la guardia, ma continuando magari a monitorare, e segnalare, sia le aberrazioni da combattere che le visioni a noi più congeniali.

L’attenzione però ora (secondo me) dovrebbe spostarsi dall’immagine alla “riappropriazione dello sguardo”: ovvero dal prodotto finito ai processi culturali a monte della visione.

(a questo proposito,  sarebbe anche arrivato il momento di finirla di fare esposizioni settoriali “al femminile”:  se è fondato interrogarsi su quanto di culturalmente e politicamente specifico connoti lo sguardo della donna,  è pericoloso continuare a separarlo dal resto del mondo)

C’è peraltro un analfabetismo sconfortante per quanto riguarda il linguaggio visivo, inversamente proporzionale alla diffusione dell’uso delle immagini:  e l’eliminazione della Storia dell’Arte dall’insegnamento nelle scuole superiori fa presumere che la situazione andrà di male in peggio.  La Storia dell’Arte dovrebbe essere piuttosto integrata da un approccio trasversale all’educazione alla visione, seguendo l’onda (relativamente) recente dei Visual Cultural Studies (da cui l’Italia è stata finora ben poco lambita).

Per un po’ io avrò voglia di occuparmi di altro,  tipo imparare il polacco o l’arabo,  o cucinare dolci senza burro. Vi lascio quindi un po’ di materiali per approfondire vari aspetti delle questioni in gioco, e auguro a tutt* per questo 2014 di riuscire a occuparvi di ciò che vi sta a cuore.  Baci e abbracci.

Anti-corpi:

Estratto dalla serie fotografica Un’altra donna di Laura Albano

La serie Nue di Martine Marras

The NuProject

Sull’autorappresentazione:

Selfies Are Art, di Noah Berlatsky

#feministselfies su twitter

Selfies come conquista del diritto all’affermazione di sé, di Rachel Simmons

Sulla triste sorte dell’insegnamento della Storia dell’Arte:

Istruzione, i danni postumi di Gelmini: cancellata la Storia dell’Arte, di Tomaso Montanari

Sulle immagini e il concetto di cultura visuale:

Il linguaggio delle immagini, di Laura Albano  (testo scritto per il progetto di formazione Nuovi Occhi per i Media, di Lorella Zanardo e Cesare Cantù):

PS: prossimamente farò una sorta di indice per argomenti di questo blog, per rendere più facile l’accesso ai temi più ricercati anche da studenti interessati ai temi di genere, che a volte mi hanno scritto personalmente.

(quanto mi inquieta l’avviso qui sotto che mi dice che nel riquadro potrebbe comparire una pubblicità,  senza poter sapere quale orrido adv wordpress vi sta propinando…)

16 Pensieri su &Idquo;Lo sguardo è mio e me lo gestisco io

  1. tutto ‘sto silenzio, poi una roba così ricca… problema: ci sarebbe da parlarne per ore, riempire pagine. purtroppo, dove mi trovo, ho problemi di rete, e i link da te indicati, ciao!
    per cui al momento mi soffermo su un paio di cose, così, random e leggero.
    SUPERNATURAL a me sembra una definizione giornalistica per attenuare i sensi di colpa. i loro naturalmente. e questo è dovuto al fatto che visti gli spaventosi cali di vendita dei magazine, qualche ricerca l’hanno fatta. per scoprire, udite udite, che tutto ‘sto mondo rifatto, asfaltato, plastificato, non piace. queste donne non convincono.
    quindi cominciano a metterci mano. ma solo col proletariato femminile mediatico… vale a dire la cosiddetta attualità. cosa di cui in realtà non sembra fregargliene niente. altrimenti la farebbero meglio. mentre la diva (diva? parliamone…) la donna mediatica per antonomasia insomma, quella si continua alla vecchia contemporanea maniera: PS a palla. su questo fronte quindi, poco da godere… moriranno con le loro rivistine.
    mentre è molto interessante la questione dell’appropriazione dello sguardo, della sua liberazione dal canone. e che non passa dal selfies. va be’ la scoperta del sé con lo strumento finalmente in mano, ma all’ennesima autorappresentazione mi vien voglia di chiudere tutto. lo sguardo femminile ha potenza e sfumature davvero deflagranti, fuori dall’emulazione conservativa che è invece tipico prodotto del potere. che è maschile. rappresentazione in subordine a parametri letteralmente del cazzo.
    e hai ragione, sarebbe ora di finirla con le esposizioni settoriali… mi ricordano tristi momenti. magari utili a suo tempo. ma finiti male.
    e allora mi piace molto “Bomba libere tutte!!!”
    poi vedremo.
    intanto io soffro la rete a singhiozzo. scusa tutto.

  2. Efrem, grazie per il tuo ricco commento!
    vedi, il silenzio era dovuto alle troppe cose in mente😉
    e infatti questo è solo un surfing su un mare di cose che ci sarebbero ancora da dire.
    Sulle riviste anch’io ho avuto la netta impressione che le cose stiano come dici, e che siano ancora impantanate in questa dipendenza-cattivo uso di un mezzo tecnico. Ma se alcune riviste si son date un contegno, le peggiori restano le pubblicità, anche e soprattutto di grandi griffe, dove le donne a me paiono veramente – oltreché finte – respingenti.
    I selfies…capisco che dal punto di vista del fruitore quotidiano siano irritanti, anche perché ovviamente su tutt* coloro che li scattano (maschi o femmine o altro che siano) ad avere un occhio artistico sono in pochi.
    Però….io vedo il fenomeno, per quanto riguarda le donne, come una sorta di alba della coscienza visiva di sé. E’ chiaro che se una si autoscatta facendo il verso alle cam-girl o alle cover dei mags non avrà prodotto grande consapevolezza: ma…ce n’est qu’un debut😉
    i gradi di consapevolezza,. e quindi di potenza sovversiva dello sguardo, non possono che essere diversificati. La vedo comunque come una fase necessaria, insomma, ma una fase. E preferisco sempre una serie di autoscatti naif ad una carrellata di pubblicità ritoccate….
    Quando avrai tempo e una connessione veloce, su questo punto ti consiglio il link all’articolo di Rachel Simmons, che ti riposto qui.
    http://www.slate.com/articles/double_x/doublex/2013/11/selfies_on_instagram_and_facebook_are_tiny_bursts_of_girl_pride.html
    Di tutto il resto se ne può continuare a parlare quanto ci pare….
    ah per il polacco sono a posto, mentre per il consiglio sui dolci, se ti va di mandarmi un messaggio su FB è ben accetto🙂 )))

  3. decisamente interessante l’articolo… soprattutto i link di rimbalzo.
    quanto a supernature – natural cerrone… ho strariso :))))))

    • non so, sicuramente c’è l’anomalìa che se ne parla quasi sempre al femminile per analizzarne i presunti risvolti psicologici.
      Tempo fa, prima dell’avvento del selfie selvaggio, lessi che l’autoritratto fotografico sembrava essere un genere praticato più dalle fotografe che dai fotografi. Ma attualmente non ho statistiche attendibili.

  4. Immaginavo per deduzione il sgnificato di “selfie” ma ho controllato con gogol, bene selfio pur’io. Ma è perché non c’e nessuna/o che mi faccia fotografie, e/o che me ne faccia di presentabili😀

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