Ribaltare la prospettiva

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foto dal sito del Leopold Museum di Vienna

Un lettore del blog mi ha chiesto un parere su un’esposizione collettiva tenutasi nel 2011, dal significativo titolo “Man as object – reversing the gaze”, che vede la figura maschile interpretata da una prospettiva “femminile/femminista/transgender”.

Le opere si possono guardare nel dettaglio qui.

Un’operazione chiaramente provocatoria e rivendicatoria, che partendo dal chiedersi “cosa significhi per le donne guardare gli uomini” sembra principalmente voler far provare loro lo stesso disagio che provano molte donne davanti alla continua esposizione mercificata del corpo femminile. Molte opere sono forse troppo ironiche per colpire nel segno (es. l’uomo lap-dancer, dove la inadeguatezza fisica ai canoni estetici non fa scattare l’inversione dei ruoli), alcune invece sono disturbanti quanto le analoghe immagini femminili (e come ho già detto altre volte non è mai il nudo in sé a disturbare ma l’individuo “passivizzato” come oggetto da vetrina o “pronto all’uso”).  Lo sguardo erotico  sembra emergere in una minima parte delle opere (es. il nudo scuro e muscoloso di spalle), forse perché la rassegna parte da una premessa  rigorosamente ideologica (“criticare i traditionali ruoli di genere, problematizzare la notione di ‘uomo,’ ‘,maschio,’ ‘mascolinità,’ ‘donna’ e  ‘femmina’”)  e finisce per disinteressarsi dell’effettivo piacere del guardare.
E’ un’operazione che naturalmente presuppone tutti i secoli di storia dell’arte, e  più recentemente di pubblicità e immagini mediatiche, in cui il punto di vista è sempre stato quello maschile sul corpo femminile – penso che un giovane che non abbia vissuto questa disparità, e non la “assuma” dentro di sé, possa sentirsene semplicemente disturbato – sono graditi ovviamente pareri.

Recentemente a Vienna si è tenuta un’altra mostra sul nudo maschile  da cui è tratta la foto sopra, finita sui giornali per lo scandalo suscitato dalla locandina di Pierre & Gilles ; tuttavia neanche qui troviamo ipotesi sullo sguardo sessuato della donna sull’uomo, soprattutto perché sono quasi tutti artisti uomini (tra le eccezioni l’eterna, inarrivabile Louise Bourgeois, con una tenera versione del suo Fillette). Come nella foto sopra, qui le donne guardano sì gli uomini ma per come sono visti dallo sguardo maschile – la riappropriazione dello sguardo è ancora lontana.

A margine ma non troppo:  sul tema del rovesciamento di prospettiva consiglio di leggere questo articolo di Dissapore su un servizio di cuochi a domicilio, presentati secondo modalità che (per quanto esilaranti)  rimandano evidentemente ad un immaginario erotico ancor prima che gastronomico:  in tutto ciò la cosa più interessante è leggere i diversi commenti maschili sdegnati di fronte a tanta esibizione.

Alla fine forse la pop-culture mediatico gastronomica meglio dell’arte è riuscita a ribaltare la prospettiva.

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15 Pensieri su &Idquo;Ribaltare la prospettiva

  1. magari non proprio lo gnocco in cucina che è un’iniziativa pubblicitaria però anche la pop culture può essere arte. Comunque a me lo gnocco in cucina non crea problemi: sono tutti maggiorenni consenzienti..però una simile iniziativa al femminile avrebbe sollevato un sacco di polemiche

    • mi riferivo non tanto al business quanto a questa moda del parlare di cibo e dintorni, pop nel senso che essendo moda è diffusa ovunque,
      Sulle polemiche scusa ma è appunto l’opposto: siamo abituati a vedere donne in vetrina ovunque, e in alcuni casi le donne polemizzano e vengon chiamate nei peggiori modi, questa qui è un’iniziativa direi unica ed è sufficiente a scatenare l’indignazione di parecchi…è significativo 😀

      • in ogni caso iniziative di questo tipo fanno indignare qualcuno. e l’indignazione davanti a cose simili è qualcosa che inizio a gradire poco chiunque sa a sdegnarsi

  2. Sono contento che il mio articolo ti sia stato utile, sulla mostra man as object, io onestamente non mi scandallizo più di tanto , non sono sicura che sia riuscita nel suo intento però sicuramente ed un iniziativa per cominciare a riflettere su questo tema, sulla mostra di nudo maschile a vienna, non capisco le polemiche alla fine nel arte il nudo femminile c’ è stato sempre in grande quantita, un pò di nudo maschile non dovrebbe scandallizare anzi c’è ne troppo poco , e sul ultima iniziativa be la reputo molto positiva, per noi uomini iniziative simili ci sono sempre state, quindi la prendo come un riequilibrio dei ruoli.

  3. quello che io concepisco, e a volte anche provo, non è indignazione ma saturazione dovuta alla ripetizione ossessiva di certe immagini: un accumulo che ha l’effetto di schiacciare della donna sulla sola dimensione sessuale (poi ci sono anche rappresentazioni improponibili in sé, ogni tanto).

    Per il resto, siamo tutti d’accordo 🙂

  4. sono evidentemente distratto da qualcosa… perché non percepisco alcuno sguardo femminile. autenticamente femminile. e quindi non colgo il ribaltamento.

  5. No, non ci credo, ditemi che è uno scherzo… lo gnocco in cucina?!! l’ho trovato irresistibile, in particolare gli accessori di frutta e verdura che questi ragazzi sfoggiano al collo o in testa ( avete visto bene la zucchina ritorta?), ma è geniale. un’iniziativa meritoria e da diffondere; ma a roma non possiamo averli ‘sti gnocchi? porterebbero un po’ di buonumore nella vita tanto distratta e noiosa della capitale…
    Laura, sto ancora ridendo e ho linkato il sito tra i miei preferiti, dico dissapore eh, mica lo gnocco!

  6. Giustamente se una donna guarda un nudo maschile è una donna sveglia, libera ed emancipata, mentre se un uomo guarda una donna è uno sfruttatore e lei una povera vittima!

  7. come su porta a porta hanno fatto un servizio sullo spacco della belen o su qualche calendario di qualche velina ,penso che sarebbe giusto fare una trasmissione con questo materiale, cosi come non si scandalizzava nessuno quando passavo sullo schermo le foto del toples della velina, non ci vedrei nulla di male quando passato le foto del sedere maschile ,magari un programma condotto con un donna e con molte donne come ospiti.

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