La febbre

ph.© Francesca Stella

La seguivo da tempo, silenziosamente, aspettando il momento in cui ne avrei parlato.

Un colpo di fulmine il suo blog scoperto in rete,  attraverso il racconto di un workshop di ritratto con lui.

La parola che mi viene per definire il suo lavoro è  febbre.  Contrapposta a tanto estenuato, slavato, catatonico concettuale languore di certa fotografia attuale.  Le sue foto pulsano,  scottano, bruciano di luce propria con i soli eterni ingredienti della Fotografia:  occhio, luce, soggetto, pellicola /sensore.

Vedere per credere, respirare profondamente, ghiaccio a portata di mano.

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9 Pensieri su &Idquo;La febbre

  1. Non sono un’esperta, ma a me pare bravissima. Mi chiedo/ti chiedo: ma la modella, è brava o è solo se stessa e la fotografa la sa ritrarre? Qual è il suo ruolo, quale merito le spetta in tutto questo? Domande sicuramente ingenue.

  2. Mi permetto di risponderti direttamente io… Nessuno di quelli che ritraggo sono modelle/i. Sono persone con le quali cerco un contatto. E’ una questione di mettersi in gioco: più ti dai, più hai indietro. Non esiste un buon ritratto che venga da una parte soltanto. Ci vuole tempo e lavoro su se stessi per ottenere qualcosa che coinvolga gli altri.

  3. grazie Stella….assolutamente d’accordo con quello che dici. E’ (anche) questo tipo di rapporto che rende le tue foto così speciali.
    Si sente veramente l’energia che scorre, che poi è quello che “fa” la foto.

    A fronte di un certo tipo di ritratto che è andato per la maggiore negli ultimi anni nell’ambito della foto contemporanea, con toni incolori, soggetto volutamente inespressivo, personalmente sentivo molto il bisogno di carne e sangue di vita…e, mi verrebbe da dire, di “emozioni” ma è una parola ormai abusata e ho letto che a te non piace, posso chiederti cosa ne pensi? c’è una parola diversa per parlare di coinvolgimento?

  4. E’ vero, la parola “emozione” non mi è molto congeniale. Sarà perchè, scrivendo, tendo a cercare sempre di rendere al meglio ciò che voglio dire: le emozioni sono un insieme di sentimenti e mi piace specificare di quali di essi parlo in una certa situazione. Trovo che, quando si parla di ritratto, la parola “empatia” sia quella più vicina a ciò che si realizza in quel momento. Persino “alchimia”, in alcuni casi.

  5. lavoro molto bello… non da sfogliare. ma da guardare con calma. e questo è già un pregio. e sottoscrivo totalmente il concetto che occorre lavorare su se stessi. prima di cercare una restituzione.

  6. Ho capito. E in effetti mi convince molto questo discorso, quello cioè sul darsi, lo trovo centrale. Mostrare il proprio corpo in sè non è darsi, può essere anzi un negarsi, un mascherarsi. Qui c’è ben altro. E soprattutto mi convince il discorso del lavoro dietro, che chiamerei un processo, sicuramente basato sulla fiducia. E vale per tutte le relazioni, verissimo.
    Io non mi aspettavo una risposta direttamente da Stella, anzi non sapevo neanche che tu avresti letto. Allora lo ripeto: sei molto brava.

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