La donna a più dimensioni

Nel 1986 per l’università feci una tesina sulle pubblicità dei profumi. Accanto ad immagini più tipiche di seduzione esplicita avevo selezionato queste due immagini, che allora apparivano pubblicità normali come altre. Ora non proprio.

Il Guirlandes di Carven veniva venduto come primo invisibile passo di un corteggiamento da parte di una giovanissima Valerie Kaprinski, che sbircia un uomo di cui vediamo solo le spalle, aldisopra di un libro di Claude Lévi Strauss.

Il secondo profumo, Bizarre di Atkinsons, era identificato nello slogan “a modo tuo”, e nella figura di una ragazza vestita casual, allegra e sorridente, sola.

Cultura, libri, allegria, autonomia, indipendenza.

Ne troviamo traccia  nei valori associati al femminile, nelle pubblicità attuali?

Se no, perché?

Ottimo argomento per una tesina, tra l’altro.

Altri  confronti tra pubblicità di ieri e di oggi:

immaginare i sensi

la cultura è per sempre?

dottoressa il tanga


14 Pensieri su &Idquo;La donna a più dimensioni

  1. il mutamento regressivo che c’è stato col soggetto donna fa pensare che il soggetto sia diventato “femmina”. che è molto diverso. non è solo una questione di genere… siam mica a registrare documenti! e tra l’altro una femmina complice dell’inganno. e felice così, come una gnocca cretina a tappeto col marketing. tutto il marketing, incluso quello pseudo culturale. questo ha e sta riguardando non solo l’advertising, ma anche l’editoria periodica di tutto il mondo. che anzi mi è sembrata la prima a virare. all’inizio, metà ’90, quasi timidamente, e poi via! all’assalto mazza in mano! io non so cosa stia succedendo. credo occorrano categorie diverse e analisi centrate su un rinnovato materialismo dialettico.
    la demagogia femminista ha contribuito ad aprire il varco alle retroguardie della comunicazione e delle arti?

  2. uhm…non so perché ma leggendo che occorrono “categorie diverse e analisi centrate su un rinnovato materialismo dialettico” mi vengono in mente i discorsi dei compagni in assemblea, quando dicevano che “l’emancipazione della donna non può essere scissa da quella più generale del movimento operaio” (Il che lo dico a malincuore non è vero, perché sessismo e classismo si intersecano senza gerarchie, come sessismo e razzismo).
    Ma scusa se sovrappongo l’interpretazione, che forse non c’entra con quello che intendevi.
    L’espressione “demagogia femminista” ho serie difficoltà a passartela🙂, non fosse altro che per il fatto che i discorsi del femminismo han mai trovato facile terreno tra la gente…ma a parte questa discordanza sul termine, in che modo avrebbe contribuito?
    Io vedo piuttosto una distorsione delle istanze di liberazione espresse dal femminismo dei primi anni ’70. L’affossamento dei sogni di cambiamento dei movimenti di quel periodo ha portato come conseguenza il famigerato “riflusso nel privato” degli anni ’80 (che non è un modo di dire, per chi ricorda dal vivo quella svolta. Io arrivata al liceo feci appena in tempo a vedere un anno di assemblee appassionate e l’anno dopo era tutto svaporato, e ognuno pensava ai cavoli propri).
    Forte di questo calo di energie il mercato ha preso in mano le redini e ha trasformato la maggior libertà dei costumi sessuali femminili in questa dimensione ipersessualizzata, buona per vendere tutto. Con la complicità di tutti, e dell’esaurimento del pensiero.
    Io l’ho vissuta così – la vedo così. Il dirottamento di energie dal collettivo al personale ha peraltro avuto storicamente le sue ragioni.

    • be non tutti i profumi sono iper sessualizzati , prendi quello dove c’ è una donna e un uomo che scioccano le dita e appare tutto ciò che loro vogliono.

    • capisco bene che fai fatica a passarmela… e qui sarebbe lungo, complesso parlarne.
      ha contribuito anche materialmente inserendo parte di quel tessuto , ormai rifluito, all’interno del sistema della comunicazione. che prima di allora ci capiva poco. e che ha un termine preciso: inoculazione. e anche questo è discorso lungo…
      mentre condivido pienamente la questione della distorsione delle istanze di liberazione. ma appunto è sulle origini di questa distorsione che ho dei dubbi. mica certezze… quesiti, ecco.
      il dirottamento dal pubblico al privato è sempre accompagnato più o meno dolcemente dal sistema di potere di turno.
      io credo fortemente che la questione femminile nel suo complesso sia al centro di tutto. solo che va condita. e il condimento manca.

  3. unaltradonna la pubblicità è quella di paco rabanne, comunque personalmente non ritengo che il problema sia l’ eccessiva sessualizzazione delle pubblicità, semmai che questo fenomeno è a senso unico e riguarda solo e solamente il genere femminile e molto poco e in maniera diverso quello maschile, voglio dire e facile trovare una pubblicità che sponsorizza un prodotto unisex e trovare una donna svestita, mentre invece il contrario è molto raro se non inesistente quindi secondo me il problema più che la sessualizzazione e questa ipocrisia lo stesso dicasi per la televisione.

    • è vero anche quello che dici, per me comunque ci vorrebbe più equilibrio non solo tra quanto sono sessualizzati uomini e donne, ma anche tra sessualità e altre dimensioni dell’esistenza…ho a casa un libro di Armando Testa che era un grande pubblicitario degli anni ’80, e dimostra che era possibile creare pubblicità geniali e di successo senza ricorrere per forza alla molla sessuale.

      • unaltradonna ma infatti nella pubblicità il corpo nudo si deve usare solo se necessario , e come dici tu su alcune cose bisogna fare vedere altre dimensioni oltre la sessualità , anche se per alcuni prodotti è difficile, poi sulla tv la penso in un altro modo.

    • sì scusa, un po’ ermetico. sento una forte mancanza di ideologia. vedo fanciulle delle recenti e recentissime generazioni, veramente toste. capaci. affamate, ma poco disposte alla prevaricazione. insomma un’idea di persona che mi piace proprio. a differenza dei coetanei che mediamente mi spaventano per pochezza. mediamente. ciò che non funziona è che mancando l’ideologia, un percorso d’orientamento per essere morbidi, rischia di disperdersi.
      (mi sto ficcando in un discorso complesso, lo sento).

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