L’occhio maschile_4

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

MILANO, FEBBRAIO 2012 C/O MILAN POLE DANCE STUDIO.
VALERIA BONALUME, CAMPIONESSA ITALIANA 2012

Scatto non pubblicato da uno shooting per Playboy n. 33.  A me ricorda gli schizzi nervosi di Egon Schiele.  Le foto pubblicate sono visibili qui e qui.

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62 Pensieri su &Idquo;L’occhio maschile_4

  1. intanto ringrazio per l’inattesa e piacevolissima sorpresa…
    forse sì, un po’ di schiele… un po’ di bacon… e poi altro c’è chi dice. credo che ognuno peschi dove preferisce, io non saprei.
    mi interessa molto capire in che modo è distinguibile lo sguardo maschile…

  2. a me interessa capire in che modo lo sguardo maschile è distinto da quello che viene “ufficialmente” propagandato come tale, e questo è uno splendido esempio. Grazie.

  3. non so se posso contribuire con la parola, ma nel caso ci provo. a dire solo la mia ovviamente, che è roba parzialissima. da minoranza credo…

  4. il tuo punto di vista è doppiamente richiesto, dal punto di vista personale e professionale…credo sia inutile dirlo! e poi a noi le minoranze ci garbano😉

    • semplice e complessa mi piace, pina, al di là dello specifico di questa immagine, proprio mi piace perché rappresenta perfettamente l’idea che ho della fotografia. tutta.
      per ciò che concerne lo sguardo maschile mi viene da dire che il mio non è preconfezionato. lo dico senza alcuna presunzione: se guardo una donna, vedo quella donna. e se punto la fotocamera vedo la stessa donna. non proietto un’idea univoca di donna. ho sempre pensato alle donne come a un mondo complesso (ci risiamo) e perciò estremamente affascinante. anche quando le ritraggo. torve o serene. posso anche pensare “bella figa”, ma anche in questo caso non vedo una preda.
      la fotografia mi ha aiutato. quella semplice e complessa come dice pina. quella sbrodolata e arrogante mi fa schifo. e quello che non sopporto è anche la partecipazione femminile alla messinscena.
      ma questo non è parlare di sguardo… boh.

  5. se posso aggiungere, l’impressione è che lo sguardo ufficiale, come dice laura, asseconda i ruoli. e rassicura. questa e non altra è la sua fortuna. la fotografia pubblicata credo sia invece destabilizzante. non a caso incontra e muove decisamente di più l’universo femminile. che più si riconosce forse. il fatto che l’autore sia uomo, domanda, è evidente? no? sì? da cosa?
    penso alla mia menata sull’autoritratto, che è l’unico modo che conosco per raccontare qualcuno. nel quale evidentemente mi rifletto. se fossi quella donna in quel momento? la donna che ho in testa è una persona, non un ruolo. e neanche uno scherzoso gioco delle parti.

  6. Sai che non so dire se sia evidente che l’autore di questa foto è un uomo?
    Questo può essere prova di uno stare fuori dai binari prestabiliti.
    Lo sguardo “mainstream” asseconda i ruoli e rassicura, è vero: e al contempo ne rafforza un’impostazione – quella del periodo storico, probabilmente. Penso alla foto che ho postato di recente su FB, dove un uomo nudo accovacciato sfiora con un bacio una ragazza vestita. La foto è del 1973 e ritrae un’idea di ruoli e di eros totalmente lontana ahimé da quello che viene propagandato oggi.
    E così una foto “intima”, non aggressiva come questa tua qui sopra, in qualche modo diventa “non ufficiale” per scelta editoriale. Perché – come tu dici – vede una donna, e non proietta su quella donna un’idea precotta e predigerita.
    Non si sa mai, a qualcuno potrebbe bloccarsi la digestione….

    Mi pare molto bello provare a identificarsi da uomo nella donna ritratta, che così diventa soggettto più che oggetto. Azzardo che questo sia veramente “lo specifico”, il fattore che fa la differenza nella relazione non solo fotografica.
    Una capacità di osmosi, di flessibilità, di non stare in ruoli rigidi (stereo-tipi). Forse qualche lingua orientale ha un termine esatto per tutto questo.

    • mi piace questa chiacchierata a due sul tuo blog. davvero.
      mi spiace solo di occuparti spazio. ma d’altronde… pina a parte.
      vista la foto di cui parli: non so se mi convince. forse perché la trovo sottolineata. leggo una forzatura. quasi ideologica. non dico che non ce ne sia bisogno, ma non mi va di sentirla.
      in questo la fotografia è spietata. o usi il suo linguaggio o rischi.
      anche se è una foto del ’73.

      francamente spero sempre che a qualcuno si blocchi la digestione! il più delle volte accade che sia la mia, ecco.

      sai che non ho idea sulla capacità di una lingua orientale? in italiano direi accettazione, nella sua accezione originaria.

  7. di primissima mattina, per ora ti dico grazie della discussione…e solo una cosa, ma non è che la foto del ’73 può apparire forzata ora ma allora era – diciamo – “naturale”?
    E’ un dubbio, un’ipotesi. Andrebbe suffragata con qualche annata di riviste d’epoca, che però non ho. A me resta la sensazione di una rappresentazione dei ruoli un bel po’ diversa dall’attuale, grazie all’euforia sperimentativa del post ’68.

  8. benvenuta Arte, accolgo i dubbi continuando tuttavia a pensare a quante immagini attuali risulterebbero forzate, eccessive, se non fossimo calate/i nella stessa cultura che le produce – e in effetti lo risultano se uno ne prende un minimo di distanza.
    Un esempio scontato è lo stupro glamour di D&G, ma anche immagini meno eclatanti.
    Anzi però vorrei aggiungere una domanda, anche ad Efrem, cosa c’è di forzato/ideologico in un lui svestito che potrebbe essersi appena alzato da letto e dà il bacio del buongiorno ad una lei in vestaglietta?

    per chi passa di qui, l’immagine del 1973 di cui si parla è questa:

  9. Devo complimentarmi con Efrem, perchè ha fatto delle foto molto belle, che con playboy non c’entrano assolutamente niente, che fanno vedere cosa una donna può fare col suo corpo, oltre che suscitare sensazioni inerenti al sesso ed alla sua commerciabilità. Come ben sa Laura, sono un’accanita protettrice della figura femminile, e grazie a te, Efrem, penso che si possa dare un grosso imput, vedere che si può raccontare anche altro col nostro corpo. Non vi è volgarità, non vi è mancanza di rispetto, che dire? Non posso altro che ringraziare te e Laura Albano, che ci fate partecipi di punti di vista alternativi al pensare comune.

    • scontato il setaccio temporale non è tanto il gesto in sé… la mano di lei, il bacio di lui… è l’insieme: mi sembra tutto un po’ didascalico. in questo dico sottolineato. ma questa è solo un’opinione. è però come se l’intenzione domini la resa, il risultato iconografico intendo. sarebbe lo stesso per me se lui fosse in vestaglia e lei svestita. con l’aggravante della reiterazione del potere maschilista, ne convengo.

    • ti ringrazio costanza! non so dire se davvero non c’entrino niente con playboy, dato che la produzione è della rivista. è stato un breve periodo in cui s’è tentato di cambiare il percorso all’interno di un magazine difficile. credo sia già finito tutto.
      con questa immagine va bene, ma ho fatto anche altro che non so se supererebbe l’esame… penso alla barista laura maggi.
      eppure sono sempre io. la sfida è lunga e difficile cara costanza!
      ma nessuno molla, giusto?

  10. Grazie di questo bel dibattito! Premetto che non sono esperta di fotografia, ma la foto del ’73 che postò Laura su facebook personalmente mi ha molto favorevolemente impressionato. Penso trasmetta qualcosa che oggi sembra essere il vero tabù. Cioè un erotismo che preveda relazione tra un uomo e una donna. E con relazione non intendo necessariamente avere una relazione, ma entrare IN relazione, un po’ come lo sguardo di cui parlava Efrem che riconosce la soggettività della donna. Mi ha sorpreso soprattutto che fosse una rivista commerciale come Playgirl a proporre un’immagine così. Un aspetto che sorprende in particolare è la tenerezza vista come elemento erotico, sensuale. Il “libero amore” dei ’70 non era sicuramente l’asettico meccanicismo proposto oggi, con annessa esasperazione estetica di corpi plastificati. Così come, appunto, la liberazione del corpi non implicava schiavitù estetiche di sorta, che rendono in verità piuttosto improbabile la stessa idea di “liberazione”.

    • condivido tutto valentina. davvero. è che poi guardo la foto del ’73 e trovo che ci sia troppo. il gesto lo colgo e condivido il carattere, ma l’immagine io non riesco a non vederla nel suo insieme. è più simile a un manifesto per me, a una dichiarazione di principio e intenti. certamente coerente con lo spirito del periodo. ma in questo, a mio avviso, sta il limite.
      lo sforzo, credo, oggi più che mai come giustamente sottolinei, non passa attraverso un’estetica del contropotere, ma come una negazione del potere.
      un po’ confusamente per via che sto scappando, ma ci tenevo a dirlo subito… poi se no mi smarrisco.
      mi sembra davvero comunque importante il tema. è qui che si giocano un sacco di cose. che includono prepotentemente le ultime righe di valentina.
      a dopo spero.
      cioè… mi piace ‘sta storia 🙂

  11. prego, Costanza🙂
    Efrem le foto della barista Laura erano più “canoniche” cmq a me piacevano come ti dissi, forse più quella dietro la grata in cui il seno appare più morbido, e non riconduce all’imperativo onnipresente del rifarsi.
    (tra l’altro, ben prima che io sapessi della sua esistenza, qualcuno era arrivato su questo blog cercando la barista Laura…era destino!)

    Poi, sul commento di Valentina…..ecco vorrei sottolineare che Valentina appartiene ad una fascia di età decisamente giovane (non teenager, ma giovane in senso stretto e non lato come si usa ora) e trovo molto indicativo il suo sguardo-parere su ciò che manca nella rappresentazione attuale dell’eros.

  12. commento in contemporanea!
    due precisazioni: la foto del ’73 la trovo significativa come documento di costume, dal punto di vista estetico non è che mi faccia impazzire, mi sembra sullo stile di Hamilton per il flou e i toni caldi, molto tipico dell’epoca. Poi ho detto una cosa che si può prestare ad equivoci, volevo dire che il fatto che Valentina sia giovane rende il suo parere importante perché il suo sguardo è più “nuovo”, non volevo dire che dopo una certa età non si abbia più voce in capitolo…

  13. Vorrei poter commentare con cognizione di causa Laura, ma non credo di esserne capace. Trovo sempre un po’ forzata questa interpretazione ”di genere”, forse perche’ pur essendo eterosessuale faccio a volte fatica a ritrovarmi negli stereotipi legati al genere maschile (corollario dell’assioma e’ la mia limitata capacita’ di comprendere il genere femminile).

    Credo che esistano individui, tutti diversi. Uomini che a volte pensano come donne, donne che a volte si comportano da uomini. Mi piace pensare che si possa guardare il mondo ogni giorno con occhi diversi, stupendosi.

    Ma appunto, non faccio testo, perche’ l’interpretazione di genere mi confonde: mi sento un po’ ingabbiato, impossibilitato a muovermi liberamente approfittando della mia interpretazione libera delle differenze di genere (che non nego eh, ci mancherebbe).

    Dopodiche’ anch’io vivo con i miei bei stereotipi: a causa della mia vita geograficamente divisa in due a volte mi rendo conto di associare a ambienti e persone caratteristiche legate alla loro provenienza. Anche quando, per fortuna, i fatti mi smentiscono.

  14. grazie del commento Fabio, capisco la posizione, anche se la causa-effetto non è scontata: altri uomini proprio perché non si ritrovano negli stereotipi legati al genere maschile fondano associazioni per discuterne e fare attivismo.
    La scelta dipende ovviamente dall’indole (“demone all’uomo”, Epicuro :-)).
    Proprio perché esistono individui tutti diversi nella realtà, si discute perché si vorrebbe un immaginario mediatico che riflettesse questa realtà. Ma effettivamente è più saggio non farsi toccare da questo mondo di ombre, prima o poi ci arriverò anch’io (non sto ironizzando, tutt’altro!).

  15. Forse con l’eta’, invece che con i generi, il mio discorso diventa piu’ chiaro. Per l’anagrafe sono un maschio di 47 anni. Ma la mia identificazione con tali dati di fatto finisce li’. Ci sono giorni e situazioni nei quali sono dominato da una gioiosa sorpresa per tutto cio’ che mi circonda, come un bambino di 10 anni (e fotografo tutto). Altri nei quali non vedo ne’ ricordo nulla (e non saprei cosa fotografare). Altri nei quali tutto cio’ che vedo mi da’ fastidio come un rancoroso 80enne che pensa che tutti i bei tempi siano dietro le spalle. E potrei continuare.

    Io temo, purtroppo, che il mondo femminile si divida tra chi combatte certi stereotipi, perche’ li sente come costrizioni e pregiudizi. E chi, al contrario, quelle costrizioni e pregiudizi li accetta di buon grado e li sfrutta per ottenere posizioni di potere.

    Ieri sera passavo per Mayfair, e osservavo molte coppie: lui sessantenne con la pancia, il Rolex, la Bentley. Lei venticinquenne, abbronzata, palestrata, estetistizzata a pennello, scollata e scosciata. Non una coppia sola cosi’, eh: si trattava della regola.

    Credi davvero che quelle lei si preoccupino degli stereotipi maschili, o pensi che ringrazino il cielo tutte le sere perche’ tali pregiudizi esistono?

    Non ho una risposta, sia chiaro. Non sono pero’ cosi’ convinto che di tutti gli stereotipi dei quali parli si debba necessariamente accusare soltanto il genere maschile. Cosi’ come sono abbastanza convinto che molte donne non sentano il bisogno di “un’altra idonna”, perche’ su “questa idea di donna” hanno fondato tutto il loro potere.

    Tutto questo lo dico con la massima stima per il tuo impegno e per te. Rimarco magari un po’ le differenze, ma senza spirito di provocazione, solo per capire e confrontare, pronto a essere convinto che ho torto marcio🙂

    • chiaramente credo che i suddetti non si pongano il problema, abitandolo alla perfezione. Ma questo a me cosa cambia? So bene che siamo una minoranza a preoccuparci, è tautologico – è l’altra faccia del problema!
      Tu sai benissimo che la musica che a te piace non è ascoltata dai più, e non è forse anche per quello che senti il bisogno di parlarne in un blog?
      Non ho assolutamente qui accusato il genere maschile: penso che la fabbrica di stereotipi più efficiente sia il mercato, poi vengono più o meno consapevolmente avallati tutti i giorni da chi li abita comodamente.
      Non so se ho ragione o torto, ma la vedo così🙂

  16. il dopo una certa età non mi riguarda. e neanche il prima.🙂
    capisco bene la posizione di fabio. tuttavia il linguaggio della fotografia prevede un’assunzione di campo. la cui efficacia sta però nel non sottolinearla. come diceva pina all’inizio di tutto ciò: semplice e complessa.
    credo sia necessario tornare a un certo grado di immediatezza espressiva che neghi l’attualità mediatica. che la stravolga. prendendosi i propri rischi e riponendo al centro la figura della donna per quella che si ha al momento di fronte.esattamente quella persona lì dico.e non è facile, a volte le resistenze sono anche femminili.
    la tentazione di ridurre sempre a una icona, chi di qui chi di là, credo sia dovuta all’incapacità di leggere cosa si ha davanti.
    in più, l’impressionante mole di immagini che rimbalzano da ogni dove ci sta ammazzando.
    la mia donna, quella che fotografo, sono io.

  17. penso di non seguirvi: una venticinquenne non può stare con un uomo molto più grande di lei perchè così facendo “avalla” lo stereotipo e quindi danneggia l’intero genere femminile?
    Se devo vivere preoccupandomi costantemente di quali “stereotipi” avallo col mio comportamento e indagando sugli “stereotipi” avallati dagli altri..allora non voglio vivere!
    Se la venticinquenne scosciata e il sessantenne col Rolex stanno bene così, contenti loro, poi le motivazioni per cui stanno insieme (soldi, affetto, lussuria, paura di invecchiare da parte di lui, o tutte queste cose insieme) le sanno solo loro, certo io non ho il diritto che tutte le donne giovani e carine che stanno con uomini più grandi e ricchi siano avide e interessate solo a soldi e bella vita, per alcune sarà vero, per altre no.
    Voglio solo un mondo che consenta ogni modo di essere e di vivere, quelli percepiti come “stereotipati” o “tradizionali” o “maggioritari” e quelli che non lo sono

  18. Paolo, calma🙂
    Ricordo che questo blog parla di immagini, e quindi di RAPPRESENTAZIONE della realtà.
    Non dice che uno debba agire o no in un certo modo in conformità o meno agli stereotipi.
    Dice che le rappresentazioni della realtà dovrebbero rispecchiare più tipi.
    E’ una cosa ben diversa.
    Esattamente l’opposto, anzi.

    E comunque l’ultimo commento di Efrem va al nocciolo della questione, e spiega tutto centrando esattamente la causa prima di questo blog.

    • scusa, ho il vizio di partire sempre in quarta,, lo sai..
      certo che se certi modi di vivere, diffusi o meno, stereotipati o no, trovano riscontro nella realtà è giusto che siano rappresentati.
      Sul pluralismo delle rappresentazioni ovviamente sono d’accordo

  19. Il pensiero unico è forse il “nemico” comune qui, in particolare rappresentato dall’immagine unica. Pluralità e libertà di pensiero e di immagine, che non significa che tutto abbia uguale “valore”, ma che tutti possano essere rappresentati. Liberamente e non pilotati da altri interessi.
    Il problema, Paolo e Fabio, è che per molti, e soprattutto per molte, la scelta libera è solo apparentemente tale. La rappresentazione fotografica, come quella giornalistica, qui gioca un ruolo importante. Mi pare che si parli di questo.

    • Nessuna scelta è libera in senso astratto, tutti abbiamo avuto una certa educazione, abbiamo un certo vissuto, abbiamo certi gusti e una certa indole e siamo vissuti in un dato ambiente e in un dato momento storico con una cultura da cui non possiamo prescindere nemmeno se e quando ci “ribelliamo” ad esso anzi sopratutto in quel caso.
      credo che spesso si confonda “scelta libera” con “scelta giusta”, ma le scelte che facciamo possono anche rivelarsi errate, possiamo pure pentircene amaramente e rimpiangere di averle fatte..ma per questo sono scelte meno libere di altre che si rivelano più felici? Non lo so, non credo.
      una persona che vive in maniera da me considerata “stereotipata” è per forza meno libera di me che vivo in maniera diversa, mi considero uno che ragiona in maniera “critica” sul reale, m’informo eccetera? Una casalinga è meno libera di una manager? Bè dal punto di vista economico forse sì..ma c’è solo questo?
      Una donna che guarda soap opera è meno libera di una che guarda film d’autore? e tutte e due sono meno libere di una che guarda sia le soap sia i film d’autore? discorso analogo si può fare per gli uomini, ovviamente. Quello che dico non c’entra molto con la rappresentazione giornalistica e fotografica (tema su cui condivido la necessità del pluralismo, si deve trovare spazio per tutto, per la “tradizione” come per l’innovazione e tutte le commistioni possibili)..ma sono domande che mi pongo senza neanche sapere se abbia senso porsele

      • certo che ha senso Paolo – anche se non c’è una risposta “sì/no”.
        Per me vale sempre il principio che ho imparato sul movimento dal metodo Feldenkrais: se abbiamo più possibilità di scelta e siamo consapevoli di ciò che stiamo facendo, più facilmente sceglieremo ciò che è meglio per noi. Va da sé che non c’è una scelta migliore su tutte: quel che conta è la pluralità di opzioni, perché la scelta individuale sia più libera possibile.

  20. Anch’io sono convinto che l’ultimo commento di Efrem colga bene il senso di questo blog – non lo vedo in contraddizione con quello che osservavo.

    Avevo scritto, lo ripeto per Paolo: “Credo che esistano individui, tutti diversi. Uomini che a volte pensano come donne, donne che a volte si comportano da uomini. Mi piace pensare che si possa guardare il mondo ogni giorno con occhi diversi, stupendosi”.

    L’enfasi del mio intervento era sulla diversita’, non sull’uguaglianza, vi chiedo scusa se non sono stato chiaro.

  21. Libertà o necessità? Libero arbitrio o de servo arbitrio? Scherzo eh. Quoto Laura, esistono gradi di libertà. Ma ogni grado di libertà, e quindi di scelta, comporta la consapevolezza, come ben sapeva l’autore della Genesi. Una cultura che trasmetta solo un certo tipo di immagine non rende consapevoli ma uniforma, e quindi, non mostrando alternative, non permette una scelta consapevole.

  22. ecco l’autore della Genesi fosse per me lo lascerei fuori che mi fa allergia, anche perché nei tristi anni di catechismo non mi han mica mai mostrato alternative.
    Ma insomma alla fine l’argomento erano le foto di Efrem, e tornando ad uno dei suoi primi commenti dispiace leggere che il tentativo di dare una diversa direzione a Playboy non sia stato portato avanti.
    Non vedremo dunque Geppi, I suppose…

  23. ma la foto del 1973 non mi piace tanto, poi sul discorso dello sguardo maschile , be dipende da persona a persona quindi e tutto soggettivo, e lo stesso vale per lo sguardo femminile, certo magari ci sono cose che piacciono più agli uomini e cose che piacciono più alle donne ma il mio concetto rimane, poi per ciò che riguarda soggetto oggetto nella foto e tutto relativo, qualcuno puoi dire che una foto oggetti-fica le donne e un altro no.

  24. Mi riferivo al mito di Adamo ed Eva, che secondo me con la consapevolezza, la scelta e la libertà c’entra moltissimo (e volendo anche con la seduzione, con la nudità, col maschile e femminile)… vabbè, come non detto. Sulle allergie non si discute.

    • a me sembra che un io idiota abbia completamente ucciso la dialettica. e quell’io non siamo noi, ognuno di noi. noi siamo solo gli idioti.

  25. Alessio, è tutto soggettivo ma anche no…

    Efrem, intendi un io collettivo?
    non so se c’entra, a me viene da pensare, guardando le riviste di qualche decennio fa, che un tempo si dibatteva (forse anche troppo, ma) su tutto. Anche le riviste di fotografia (penso soprattutto a Zoom anni ’70, che avevo in casa grazie a mia madre) erano luoghi di pensiero.
    Ora sfoglio quel mezzo chilo di riviste che il mio giornalaio insiste a prestarmi, e mi passa la voglia di fotografare.
    Questo non lo dico con intenti nostalgici, ma per capire come potrebbe ri-iniziare il pensiero, la dialettica.

    • un io sociale, azzardo. democratico e assecondante. che usa una fotografia (o quella roba qui) assolutamente muta. e noi che davvero non riusciamo più a parlare. manco a leggere. spesso ci specchiamo nel vuoto digitale.
      in quanto alla felicità del fotografare, a me capita ancora ogni tanto. ma ogni tanto…

      • giusto per fare un esempio. perché una foto come quella del ’73 e quella della pubblicità di D&G dello “stuproglamour” trasmettono oggettivamente cose diverse.

  26. unaltradonna ma io non mi riferivo a quella mi riferisco ad altro, cioè foto di intimo femminile e poi vengono le femministe e dicono questa è mercificazione femminile.

    • le posizioni possono essere integraliste o sfumate, Alessio. “Le femministe” significa poco perché ci sono tanti femminismi. Io sono femminista e essendo appassionata di immagini tendo a distinguere, non tutte le foto di intimo o di nudo sono “mercificazione”. Di sicuro però negli ultimi decenni la donna è sempre sempre ipersessualizzata per pubblicizzare qualsiasi cosa. Non so quanti anni hai, dovresti vedere com’erano le foto di intimo degli anni 70-80 per capire che potevano mostrare anche una donna che indossava intimo in casa propria in relax, non soltanto (certo c’è anche quello ma non solo quello) per richiamo sessuale. Ne parlavo qui: https://unaltradonna.wordpress.com/2010/01/30/immaginare-i-sensi/

      • io parto dal presupposto che la pubblicità mercifica tutto. O la si rifiuta in blocco (ma quella continua ad esistere e influenzare) oppure si cerca di capire quello che fa la differenza.

  27. unaltradonna be pero mi sembra ovvio che se parli di intimo alla fine un po allusivo devi essere, certo bisogna evitare di farla diventare volgare ma è inevitabile,poi è normale che la pubblicità mercifica alla fine il suo scopo e vendere prodotti.

    • Alessio, l’intimo si indossa 24 ore al giorno🙂
      in alcune di queste ore può far piacere essere allusive in altre potrebbe servire star comode per esempio e avere libertà di movimento, pregi che molte consumatrici cercano sul mercato e non trovano.
      Il problema come sempre è riconoscere (anche attraverso i ruoli in pubblicità) che la donna vive anche altre dimensioni OLTRE a quella sessuale, senza negare questa ma senza ridurla all’unica possibile.
      Ripeto per l’ennesima volta il concetto: non mi disturba vedere una donna in biancheria “allusiva”, mi disturba vedere SOLO donne in biancheria “allusiva”.

  28. unaltradonna lo so che l’ intimo si indossa 24 al giorno, poi c’ è l’ intimo più comodo e quello meno comodo e più sexy, e capisco quello che vuoi dire e che spesso mi sembra che per alcune femministe il problema sia la donna in intimo , voglio dire io che sono uomo ,mica parlo di mercificazione se c’ è un uomo in intimo ,poi ti faccio un esempio se c’ è una foto artistica o un disegno che però a come soggetto , una situazione di dominazione femminile su un uomo se la foto è artistica e ben fatta anche da uomo posso dire che è una bella foto.

      • ok era un fake fatto da una rivista di fashion, ma visto io come uomo non mi sono offeso, mentre se la scena sarebbe stata al contrario penso che a te ed altre donne l’ immagine non sarebbe piaciuta.

      • vabbè c’è una ragione molto precisa….
        se riproponi un’immagine di dominazione al genere femminile, finora storicamente dominato in vari modi, vai a toccare un nervo scoperto…tu come uomo la vedresti solo come un gioco e come tale potresti apprezzarla.
        Ma come messaggio pubblico, in un contesto sociale dove troppe donne ancora subiscono violenze, una versione al femminile sarebbe “pesante”. Nulla da dire se fosse un’immagine da fruire privatamente per le donne amanti del genere, ma non vorrei vederla sui muri o sulle riviste.

  29. unaltradonna ok ok , magari il concetto era esagerato quello che voglio dire e che si critica una cosa tipo che ne so le campagna che secondo alcune offendono le donne della PETA , piuttosto che invocare censura sarebbe meglio fare una specie di contro campagna dove si va vedere una donna “normale” vestita solo di lattuga come la copertina di xxd n4 , e questo vale anche per il resto.

    • unaltra donna non penso si stato usato photoshop, poi io mi riferivo al fatto che non fosse eccessivamente magra come altre modelle, poi la fotografa se tu, poi sulla foto in cui è piegata penso sia per dimostrare che anche se è formosa e “flessibile” poi cos’è che non ti piace di quel’ abbraccio comunque lei posa per una rivista chiamata plus size model , dove ci sono modelle molto più normali rispetto ai canoni tradizionali della moda.

      • sì Alessio, ho capito che ti riferivi al suo non essere magra come le altre e questo lo apprezzo, secondo me però photoshop è stato usato perché quelle pieghe sono troppo regolari, troppo simmetriche, e mi rovinano il piacere di vedere finalmente un corpo in carne.
        L’abbraccio non so, vorrebbe significare cosa? che magre e grasse possono coesistere su una rivista di moda? che la grassa è materna/protettiva nei confronti della magra? vuole alludere ad un rapporto omosessuale?

  30. unaltradonna no non penso assolutamente che la foto allude ad un rapporto omosessuale,infatti quella foto è stata usata per una campagna contro l’ anoressia,quindi il fotografo voleva fare notare la differenza abissale fra la magra e la formosa,e l’ abbraccio forse voleva rappresentare un aiuto per le modelle anoressiche , almeno io penso cosi.

  31. Mi piace questo dibattito e chiedo permesso d’intervenire.
    Efrem conosce quanto apprezzi le sue fotografie e credo questa sia una bellissima foto, di quelle che mentre scatti sorridi: “va che bella questa”…capita, raramente, ma “sa di buono”.
    Quanto all’immagine della donna, Efrem, dice una grande verità: “la mia donna, quella che fotografo, sono io”. Se tutti ricercassimo questa bellezza, basata sul rispetto, forse ci sarebbero immagini migliori in giro. E anche una bellezza più sincera.

    http://dl.dropbox.com/u/47262222/PORTFOLIO/yvette_last.swf

    E’ una valle di lacrime, lo sappiamo, ma non mollare Efrem!
    Ciao
    f.

    • non mollo fabiano, ti rassicuro. anche perché non so che altro fare…
      ti ringrazio per l’apprezzamento, ed è vero, ci sono delle immagini che mentre sei lì, fotocamera in mano, sanno di buono. subito.

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