La madre 6_Elinor Carucci

foto © Elinor Carucci, dalla serie Closer

Un grazie di cuore a Veronica Vituzzi,  lettrice del blog e amica virtuale,  per avermi ricordato che Elinor Carucci (di cui avevo parlato anche qui) è da inserire a pieno titolo nella serie sulle madri.

A commento di questa foto (e altre ne trovate sul sito) lascio la parola alla stessa Veronica.

“c’è qualcosa di davvero affascinante nelle immagini della madre di Elinor Carucci.  Donna, e anche compagna, madre, nonna, sul suo corpo e il suo sguardo le rughe assomigliano a un qualcosa in più che viene aggiunto, piuttosto che tolto, come se nessuna esperienza cancellasse l’altra e anzi si fondessero, e arrivare a una certa età fosse il traguardo per poter essere finalmente giovani, e vecchi, sensuali, figli e genitori, protettivi e vulnerabili, consapevoli, tutto assieme. La maturità così come dovrebbe essere: ricchezza.”

Postilla: nel novembre 2009  Elinor Carucci venne a presentare il suo lavoro a Firenze,  in un incontro organizzato dalla Galleria dell’Accademia e dalla Fondazione Marangoni. Mostrò le immagini e ne descrisse la genesi, in particolare della serie Closer da cui sono tratte anche le foto della madre. Alla fine ci furono due interventi dal pubblico, di due donne. La prima era turbata e disse di non capire come fosse possibile mostrare a tutto il mondo scene così intime di vita personale e familiare. La seconda si complimentò e ringraziò calorosamente l’autrice per mostrare quelle scene così intime di vita personale e familiare.

4 Pensieri su &Idquo;La madre 6_Elinor Carucci

  1. questa fotografia è splendida… e lo è tutta la serie che citi. ed anzi la visione dell’insieme è un rafforzativo. malgrado la crudezza di alcune, la mancanza di forzature predispone lo sguardo a una strana mitezza. forse perché ci si riflette in questo percorso. capisco però il turbamento di alcuni… non è semplice riconoscersi.

  2. anche io le trovo tutte molto belle. Le foto più disturbanti forse compensano il rischio di un eccessivo estetismo.
    Tra l’altro è interessante che Carucci racconta di aver iniziato proprio fotografando sua madre, e proseguendo poi con il resto della sua famiglia, e se stessa. Di nuovo il tema della ricerca dell’origine.
    Le reazioni delle due signore che raccontavo nel post, le capisco entrambe. Sono felice di poter ammirare foto così vere e intime. Eppure mi riesce difficile immaginare di esibire così la propria vita intima. In questo senso, se capisco quello che dici, può essere difficile rispecchiarsi.

    Altra dichiarazione dell’autrice è la sua iniziale ispirazione a Nan Goldin. Mentre però Goldin usa il mosso, lo sgranato, insomma la visione tipica del coinvolgimento emotivo, Carucci sembra quasi mettere tutto perfettamente in scena. Il che si potrebbe leggere come una dissociazione, un distacco, un “raffreddamento” voluto della temperatura.

  3. sì, capito bene, malgrado mi sia espresso non del tutto chiaramente. aggiungo però che un conto è la posizione di fruitore, altra quella di autore. penso che certe riserve vengano meno a causa dell’imprescindibile urgenza che un autore ha di produrre. e non c’è morale o pudore che tengano rispetto al linguaggio quando è tale. la differenza con tante immaginette fatte per scandalizzare è evidente… nessuna forzatura.

    non so se la secchezza espressiva corrisponda a una ricerca di distacco, o di raffreddamento… non lo so perché il tutto mi coinvolge comunque, e una volta viste non saprei in che altro modo vederle. non penso cioè a un’alternativa. in questo sono molto filologico: mi becco quello che mi dai. e lo prendo per quello che è perché mi coinvolge. un po’ terra terra, ma è così… poi non essendo un critico, mi accontento. e a volte me la godo.

    mi piacciono molto le cose che proponi. complimenti!

  4. è vero, queste immagini stilisticamente così classiche e composte arrivano dove altre nella loro pretesa trasgressione non si sognano neppure.

    Godersela è la scelta migliore, a volte…

    graditissimo l’apprezzamento, e in questo caso giro i complimenti anche a Veronica.

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