La madre 5_il mio sguardo

Il mio “sguardo di figlia”  non può essere uno sguardo diretto, perché da diversi anni mia madre non vuol farsi fotografare.  Ricordo di averle fatto una foto per la carta d’identità nel ’98 – occhiali eleganti, foulard al collo, capelli biondo rame.  Poi una  di nascosto (fingendo di fotografare la gatta), un paio di anni fa in soggiorno, in versione relaxed – felpa e tuta da jogging.  Di vent’anni fa  sono le uniche foto che le ho fatto in posa:  ma il mio sguardo di allora non è quello di ora.

Dunque ho scelto questa foto,  fatta non da me che all’epoca avevo tre anni, ma da un fotografo di spiaggia.  Io ho aggiunto la luce sul viso – sorridente occhiazzurro nel ricordo,  abbagliante,  irraggiungibile.

13 Pensieri su &Idquo;La madre 5_il mio sguardo

  1. Io non trovo che lo stia negando. Trovo che quel fascio di “luce”, quella direzione dal soggetto allo spettatore, evidenzi il suo modo di porsi come fotografa : tirare fuori quello che c’è dentro. “L’oltre” con l’immagine.

  2. non so se me lo nego. Io ho voluto dire il suo negarsi. La luce è reticenza, pudore (non lo avrei comunque mostrato qui), e sintesi di un’essenza/assenza, un’origine (irraggiungibile?) che forse è la mèta di ogni ricerca, come tu Efrem ipotizzavi la volta scorsa.

  3. non ricordo cosa ipotizzavo laura… va be’.
    e va be’ anche pina… la luce, la direzione del soggetto ecc, tutto bene, ma il viso non si vede. ma non solo, si vedeva prima dell’intervento. non saprei come altro dirlo. e non è argomento per girarci attorno, essendo davvero serio: è negato.
    non l’avresti mostrato qui? laura, quindi è negato agli altri?
    rispetto al discorso sui genitori ritratti dai ritrattisti, quello affrontato due articoli fa, è molto diverso. perché lì c’è quasi un’esibizione. una costrizione a sbattere in faccia. seppur con grande capacità e delicatezza. ma il senso di condivisione è pieno. qui no. perché? perché la mostri? sono timidi passi? verso cosa? se parlo di fotografia sono diretto. scusatemi. insultatemi pure.

    • Io forse, non essendo fotografa, non mi sono soffermata sull’intervento fatto alla foto, ho cercato di capire i segni, il linguaggio dei segni, e un volto che pure non si vede ma emana luce che quasi abbaglia e mi arriva, non mi sembra sia un intervento per negarlo. L’ho letto come rispetto verso un volto che non vuole essere fotografato. Per me la luce non nega, la rappresentazione essenza/assenza mi sembra sia riuscita bene.
      Ma Efrem.. io sono solo un spettatrice..

  4. pina perdonami, neanche io sono fotografo se guardo una fotografia. come chiunque mi pongo sul piano del linguaggio e della rappresentazione. esattamente come te insomma. poi appunto si possono vedere cose diverse… o no?

  5. Come ti ho detto altrove, Laura, a me piace molto questa immagine così come la vedo.
    Con l’intervento luminoso.
    E vorrei lasciarne traccia proprio qui.
    Per quel che mi riguarda, quella che Efrem chiama negazione – e ci sta, trovo interessante la sua lettura – io la vedo come una possibilità: per un istante, io ci ho immaginato il volto della mia mamma.
    Sappiamo che è la mamma di Laura, lei ce lo racconta, ed è vero che ci nega di vederla, ma secondo me ci offre la possibilità di sovrapporre /ricordare la nostra. Gli intenti di Laura sono diversi, ce li racconta. Ma non negano nulla all’immaginazione. Non l’ha oscurata, coperta con qualcosa di materico, ci ha agginto luce. E io lo trovo estremamente interessante questo.
    Se io perdessi tutte le fotografie di mia madre e il suo volto, probabilmente verrei qui, a chiedere di questa foto e il permesso di guardarla,
    per rievocare la mia.

    E a me piace l’idea che lei sola possa riconoscerla qui come SUA, perchè appunto, è la sua.
    La luce che ce la nasconde io la .vivo. come quel richiamo materno che i cuccioli ascoltano per riconoscere/ trovare la propria madre in mezzo a mille richiami. Noi restiamo in ascolto, in attesa, Laura invece sa perfettamente dove andare.

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