Ritrarre l’assenza

foto: Annie Leibovitz

“Andai nel giardino sul retro, sul quale si affacciava lo studio di Virginia Woolf, e sbirciai dalla finestra. Era una mattina ventosa e i rami degli alberi davanti alla casa si muovevano. La luce filtrava dalle foglie e attraversava la finestra. La stranza era piena di luce e sulla scrivania di Virginia Woolf danzavano le ombre delle foglie…..La luce che entrava dalla finestra sul retro era molto forte, non era il mio genere di luce, e le immagini erano difficilmente leggibili, ma ho colto un riflesso dello scorcio su un vetro. Si distingue a malapena la scrivania. Sopra c’erano alcuni oggetti, inclusi gli occhiali di Virginia Woolf…

Virginia scriveva la prima stesura al mattino su un grande pannello di compensato su cui aveva incollato un porta calamaio. Sedeva in una poltrona sfondata tenendo il pannello sulle ginocchia (come in questo film, ndr). In seguito batteva a macchina quello che aveva scritto e faceva la revisione direttamente a macchina.  Scriveva tutti i giorni.

A Monks House Virginia Woolf scrisse La stanza di jacob, la signora Dalloway, Gita al faro, Orlando, Le onde, Tra un atto e l’altro e centinaia di racconti, saggi e recensioni.”

testo e foto ©Annie Leibovitz, da Pilgrimage (2011)

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3 Pensieri su &Idquo;Ritrarre l’assenza

  1. Ho visto il film “The hours” più di una volta. Lo trovo sempre delicatissimo. La scena in cui Virginia Woolf si trova in stazione e spiega al marito che ha bisogno profondo della città io la trovo straordinaria.

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