Contro la violenza: realtà e rappresentazione

Artemisia Gentileschi, Giuditta e la fantesca Abra con la testa di Oloferne, 1611-12

Questo post nasce da questo di Giovanna Cosenza, che vi invito a leggere attentamente.

Sullo stimolo di questa discussione sono andata a cercare in Google le immagini corrispondenti alla chiave di ricerca “contro la violenza sulle donne”.  Il risultato potete vederlo  qui.

In questi giorni dovevo inserire nel blog di Libere Tutte il post sulla giornata di oggi:  dopo averci pensato ho scelto di non mettere immagini, non trovandone nessuna che esprimesse in modo soddisfacente la volontà di contrastare la violenza sulle donne.

Su questo blog, invece,  ho pubblicato nel post di ieri l’autoritratto di Nan Goldin con i segni delle botte prese dal fidanzato: è uno scatto cruciale nella vita della fotografa, perché segnò la presa di coscienza e l’inizio dell’uscita dal tunnel autodistruttivo di dipendenze da droghe e relazioni. Fotografandosi in quelle condizioni, Nan poté finalmente “vedersi”, e decidere di salvarsi.

La fotografia “realista”, a differenza dell’immagine costruita, documenta direttamente i segni della violenza: e,  a meno che non sia così cruda da far girare lo sguardo dall’altra parte, nonpuò lasciare indifferenti.  Ti dice “E’ successo” – direbbe Barthes: ma in realtà qui è da intendersi con: “Succede tutti i giorni”.  Ti costringe a “sentire” quei segni sulla tua pelle, e dunque a sentire il problema, e  può trasformare la semplice consapevolezza razionale in voglia di reagire.

Al contrario, le immagini costruite  con il make up “faccia pesta” non toccano né smuovono niente.  Non stimolano l’identificazione.  E la maggior parte delle immagini che ho trovato con la ricerca mi lasciano fredda, oppure mi irritano quando l’immagine è estetizzata e/o ambiguamente  seduttiva, come nell’esempio del post di Cosenza oppure in  questo, che ricorderete.

La foto può documentare il problema, far prendere coscienza:  con l’immaginazione creativa  si dovrebbe andare oltre, verso la via d’uscita – altrimenti a cosa serve immaginare?

E, come detto nei commenti al post di Cosenza, sarebbe opportuno pensare ad una rappresentazione che coinvolga anche gli uomini.

Aggiornamento: sempre su Disambiguando la discussione è  proseguita facendosi molto interessante con quest’altro post.

3 Pensieri su &Idquo;Contro la violenza: realtà e rappresentazione

  1. Pingback: Per un ruolo attivo delle immagini. La pittura di Letizia Menconi | Un'altra Donna

  2. Pingback: Violenza in immagini: quale comunicazione? | Un'altra Donna

  3. Pingback: Femminicidio, le immagini per dirlo: Arianna Sanesi | Un'altra Donna. L'impudenza dello sguardo.

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