Falso movimento

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“Quando si critica un modello stereotipato di maschio o di femmina si ha un preciso intento antisessista: si mira cioè ad abbattere le rappresentazioni stereotipate dei due sessi auspicando, indirettamente, la possibilità di creare nuovi modelli. E’ vero però che criticare uno stereotipo non ha la stessa efficacia che proporre un antistereotipo: per esempio, criticare una bambina che gioca con la Barbie (stereotipo criticato), non ha la stessa “forza” che presentare una bambina che gioca a calcio o ai videogame (antistereotipo).”

Questa affermazione, perfettamente in linea con il pensiero di questo blog, la troviamo nel libro di Irene Biemmi (qui sopra in foto)  “Educazione sessista – stereotipi di genere nei libri delle elementari” (Rosenberg & Sellier) –  una riedizione riveduta e ampliata di “Sessi e sessismo nei testi scolastici” uscito a cura della Commissione Regionale Toscana Pari Opportunità, di cui avevamo già parlato qui.

Dalla rigorosa analisi qualitativa e quantitativa di Biemmi sui testi in esame emerge, tra le altre cose, che le critiche agli stereotipi sessisti e i modelli anticonvenzionali fanno molta fatica ad affermarsi; inoltre vengono spesso contraddetti dalle illustrazioni (molto più “conservatrici” dei testi) quando non addirittura dal proseguimento del testo stesso, come nel racconto La casa sull’albero. La storia inizia bene, con un modello anticonvenzionale di una donna e una bambina che, stufe di abitare in città, si costruiscono una casa sull’albero lavorando con seghe e martelli: peccato però che alla domanda “A cosa serviva la casa?”, si risponda: ”Serviva per ricevere gli amici, per fare grandi feste, per recitare commedie, per fare pulizie, per cucinare”.

E l’illustrazione richiude definitivamente la gabbia,  mostrando due donnine di casa che sorridono compiaciute, dedite rispettivamente a spazzare e a preparare il tè con indosso due bei grembiulini immacolati.

 

6 Pensieri su &Idquo;Falso movimento

  1. Sostiuire uno stereotipo con un altro stereotipo è sbagliato. Bisogna riuscire a proporre modelli che non si trasformino in stereotipi, il modello è positivo perche è suscettibile di cambiamento si adatta ai tempi, lo stereotipo è fisso per questo è negativo perchè è un’immagine fossilizzata. Perché lo stereotipo ha fortuna? proprio perché è semrpe uguale a se stesso non dà scossoni, è tranquillizzante, ci dà l’illusione di poter dominare la realtà. Ma la realtà muta e oggi non ha più senso proporre mammine con il grembiule, maestre con gli occhiali, operai con la chiave inglese e papà con la valigia che tornano a casa per cena e trovano la tavola imbandita, ma donne e uomini che lavorano e siscambiano i ruoli lavorativi . favoele in cui le protagoniste non siano delle principesse ma delle avventuriere. Non è facile ma è necessario.

  2. Ne sono convinta anche io da un pò di tempo, ed è quello che sto cercando di fare nel mio lavoro. E’ molto semplice cadere nello stereotipo, nel comodo modello prefabbricato, finire per guardare sè stesse con occhi da uomo. Eppure altrettanto semplice è l’alternativa; basta guardare al proprio sè più profondo, o ancora di più guardarsi intorno, la realtà, mettere in moto un circolo virtuoso. I modelli servono, a tutte, a tutti. Fabbrichiamoceli da noi!

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  5. io voglio storie avvincenti con personaggi credibili in linea col tipo di storia che si racconta.
    a proposito di storie con principesse mi viene in mente il film Come d’incanto, sorta di ironico e spumeggiante omaggio della Walt Disney Pictures ai suoi cartoon classici, con Giselle, la tipica principessa disneyana che si trova catapultata nella New york di oggi..bel film

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