Il corpo degli uomini e la differenza

Questa è la pubblicità al maschile di una nota marca di intimo, nota finora per aver curato soprattutto l’immagine al femminile (ricordate la bellissima ragazza stile Naomi Campbell in intimo rosso nella palla di cristallo natalizia?)

Potrebbe sembrare che adesso, offrendo agli sguardi un bel ragazzo (in effetti quarantenne, e già questo lo distingue dalle testimonial donne) dal fisico scolpito, l’azienda colmi un “gender gap”: in realtà non è così. La differenza con le pubblicità al femminile dello stesso marchio la fa un piccolo particolare:  quelle cuffie al collo. Che, associate al nome scritto in grandi caratteri, rassicurano lo spettatore: non si tratta semplicemente di un bel corpo, ma di un famoso DJ (e produttore discografico). Dunque non si costringe l’uomo ad identificarsi con l’aspetto fisico; c’è tutta un’altra dimensione che lo rende “modello da imitare” – quella della professionalità e della personalità carismatica che da questa deriva.

E’ vero che sempre più spesso le pubblicità al maschile mostrano corpi di plastica, come analizza Giovanna Cosenza in un suo recente articolo sul tema apparso su Alfabeta 2. Ma in questo caso abbiamo, per dirlo sempre con parole sue, una delle “scappatoie concesse agli uomini – l’ironia, la moltiplicazione dei ruoli, la valorizzazione delle differenze individuali e delle competenze”.  Scappatoie, s’intende, dalla gabbia dei corpi plastificati. Possibilità che  potrebbero – auspica Giovanna, e noi con lei –  “diventare una regola, invece di restare un’eccezione. Per donne e uomini.”

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5 Pensieri su &Idquo;Il corpo degli uomini e la differenza

  1. Si assiste ad uno sfruttamento del corpo maschile accostabile a quello femminile, soprattutto nel mondo della bassa cultura televisiva…basti pensare alla scuderia di maschi senza cognome che scaldano le poltrone di Maria De Filippi e il salotto di casa o il bordo piscina di Lele Mora. Quindi esiste un allarme pornificazione sia al maschile che al femminile, certo con una evidente differenza numerica. D’altro canto esiste una esposizione narcisistica da parte di personaggi famosi che comunque hanno un nome e un cognome, e soprattutto un ruolo professionale, come nel caso di Bob Sincler o di Marc Jacobs che pubblicizza nudo il suo profumo. La donna purtroppo non ha più neanche un volto…

  2. Sia Bob Sinclair che Marc Jacobs possono anche pubblicizzare nudi ma è perchè fanno altre cose. OLTRE ad esser DJ o designer hanno anche un bel corpo. Per le donne di questo evidentemente non c’è bisogno, il bel corpo basta e avanza.
    È anche vero che esistono corpi maschili senza testa, vedi tronisti vari. La mercificazione globale che è in atto non è però una giustificazione alla mercificazione specificamente femminile. Tipo quando, a chi si risente per le maialate del Presidente del Consiglio si repllica “ma tanto fanno tutti così”.

  3. d’altra parte, se fosse stata una donna professionista, con cuffia da dj, in mutande, avremmo detto che “come sempre, anche la donna più professionalizzata viene mercificata e ridotta a corpo”, ecc.
    Più che pornificazione mi sembra che ad avanzare sia la sindrome narcisista in ogni campo. E il narcisismo non ha genere, anzi, se mai…
    Dolce & Gabbana fanno campagne megagalattiche da anni con bei ragazzi nudi e seminudi. Dappertutto vediamo anche uomini seminudi, spesso cavalcati da donne anche loro seminude. (O viceversa, come in una loro discussa campagna di un paio d’anni fa) Davvero guardare questi fenomeni attraverso la lente della discriminazione di genere serve ancora a qualcosa o anche solo minimamente aiuta a capire la direzione in cui andiamo? dia

    • Benvenuta Diana, non so, fatto sta che la donna professionista in pubblicità per ora si vede molto poco – dal che si deduce che la sua professionalità non sia “spendibile” come valore aggiunto al prodotto, e anche che non ci sia interesse a renderla un valore aggiunto.
      E’ vero che il narcisimo non ha genere, ma gli uomini nudi e seminudi in pubblicità quando sono “oggettivizzati” guarda caso lo sono perlopiù dagli uomini per gli uomini – come appunto nelle pubblicità di D&G, anche quelle per donne. Proprio l’altro giorno un amico gay mi ha mostrato con orgoglio la foto del suo amante, pareva spiccicato quello dello spot del profumo girato in barca a Capri! Voglio dire, c’è un’iconografia dominante che se ne frega ampiamente del desiderio femminile – è questo il punto che rivela la malafede. Per me non c’è bisogno della lente della discriminazione di genere: la discriminazione è talmente palese! 🙂
      Forse non è una direzione, anzi spero che sia più che altro una resistenza al cambiamento che s’impone. Iniziamo l’anno nuovo con un po’ di ottimismo…

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