Ieri, oggi, domani

Oggi vediamo continuamente pubblicità dove il corpo femminile pubblicizza indifferentemente borse, scarpe , abiti e se stesso.

Questa sopra è una pubblicità di una marca di intimo,  fine anni ’70.

Qualcuno l’avrebbe detto che era possibile pubblicizzare un tanga non solo senza far vedere il contenuto, ma addirittura decantandone le qualità intellettuali?

La differenza non è da poco.

E domani?

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5 Pensieri su &Idquo;Ieri, oggi, domani

  1. Devo dire che, se pubblicizzasse SOLO i tanga, preferirei il solito culo rifatto a questo elegante giro di parole (originale se visto oggi, claustrofobico nella società ancora molto maschilista e bigotta di quegli anni…)
    Domani, un domani lontanissimo, si raggiungera’ l’equilibrio tra gli eccessi di oggi e la censura di ieri?

  2. ciao Giulia, anche se questa pubblicità oggi ci fa ridere non credo che fosse un tipo di scelta dovuta alla censura: era già un periodo post “liberazione” in cui il corpo e il sesso in pubblicità spadroneggiavano.
    Ma non erano ancora diventati l’UNICA dimensione possibile: si poteva fare appello anche ad altre qualità.
    Detto questo sono d’accordo che l’ideale sarebbe raggiungere un equilibrio dove il corpo venga apprezzato e valorizzato per quel che è, senza censure né sfruttamento parossistico – e speriamo in un domani non proprio lontanissimo 🙂

  3. Insomma, un’operaia della Fiat non poteva indossarla! Forse la grande dignità intrinseca dell’indumento superava quella dell’operaia. Più che un intimo dall’immagine classica era un intimo dall’immagine classista! 😉
    La mia prima reazione è stata di un leggero fastidio. Poi mi sono immaginata un cervello con le mutande e allora ho riso.
    Pare che pubblicizzare mutande non sia facile… Mi sono chiesta cosa s’inventerebbero per farla alle cinture di castità. Ebbene, facendo un giro nel web, senza troppa sorpresa ho trovato pubblicizzate anche quelle.

  4. vero, non è sessista ma classista…erano i tempi della lotta di classe (cioè in cui la lotta di classe si combatteva)
    La pubblicità delle cinture non voglio vederla, pietà!

  5. Pingback: La donna a più dimensioni | Un'altra Donna

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