Fiabe criminali

Foto di Alain Fleischer

Mi è capitato recentemente di vedere in Tv un paio di puntate di certi programmi che raccontano di particolari delitti e degli scenari che li hanno generati: storie di agghiaccianti quotidianità,  nascoste dietro le asettiche brevi cronache dei delitti coniugali o “passionali” (sic) che troppo spesso si leggono sui giornali. 

Le vicende sfociate nel crimine sono ricostruite attraverso le testimonianze di parenti, amici e (quando sopravvissute) vittime: alla loro narrazione si affiancano parti recitate da alcuni attori che impersonano i protagonisti.

La miscela di verità, messinscena e crescente violenza produce  un effetto di sgradevole morbosità, o almeno a me così è parso,  tanto che mi sono chiesta a cosa possano servire simili trasmissioni.

L’unica risposta che posso darmi è questa: che queste storie terribili, mostrate alle bambine o alle giovanissime, possano funzionare da storie alternative alle fiabe romantiche,  mostrando loro un’altra realtà possibile e soprattutto facendo capire  quanto sia importante saper riconoscere in tempo il rischio.

Perché la cosa che più fa male, in queste vicende, è che tante donne abbiano sopportato a lungo tanta quotidiana violenza fisica e psicologica, senza capire la pericolosità di chi avevano accanto. 

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4 Pensieri su &Idquo;Fiabe criminali

  1. Premetto che non ho mai visto questo tipo di programma, nè lo guarderei. Già parlare di delitto “passionale” o “coniugale”, in entrambi i casi sento odore di sudaticce attenuanti, mi pare significativo sul livello e sull’impostazione.
    Sulla tua seconda ipotesi, non so. Certo, è importante che di queste cose si parli. Ma sarebbe importante parlarne offrendo alternative concrete a questo tipo di situazioni: dove rivolgersi, dove cercare supporto, aiuto. Spiegare i meccanismi, insistere sul fatto che la violenza non è mai accettabile, qualsiasi tipo di violenza, mai. Non so se questo tipo di programmi spiega questo. Se non lo spiega, se ci si limita al morboso, alla rappresentazione del “mostro” senza dire che queste cose succedono anche in ambienti insospettabili, allora non credo si vada oltre il brivido un po’ guardone della cronaca nera.

  2. Va detto che i termini “coniugale” e “passionale” li uso qui io intenzionalmente, il primo per indicare uno status oggettivo, il secondo debitamente virgolettato per riferirmi ad un’etichettatura giornalistica che recentemente è stata contestata da più parti.
    Il programma mostra che queste cose accadono, ovunque, punto. Certo non sarebbe male che offrissero almeno un’indicazione dei centri esistenti per donne maltrattate e uomini maltrattanti, nella speranza che a qualcuno si accenda una lucina d’allarme che indica EXIT.

  3. Ogni volta che mi è capitato di guardare i programmi di cui parli, quelli che raccontano il retrscena di alcuni delitti eclatanti, ho spesso la sensazione che rappresentino il “brivido un po’ guardone della cronaca nera”, come dice arte64. Ma pensandoci, oltre alla voglia di sbirciare l’assassino dal buco della serratura, c’è un certo fallimento culturale. In situazione di maltrattamento prolungato, che si fa? a chi ci si può rivolgere? in che modo può aiutare? Questi programmi televisivi non lo dicono e, in realtà, è la televisione stessa che non lo dice. Siamo terribilmente sottoinformati! E secondo me questo lede il nostro essere cittadine e cittadini.

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