Altre costruzioni

Un caso particolare di costruzione mediatica in cui spesso lo stereotipo di genere si potenzia sommandosi al pregiudizio sulla provenienza geografica  è la rappresentazione delle donne immigrate.

Da un’analisi di 30 anni di fotografia e giornalismo sull’immigrazione in Italia, uscita da poco per Bruno Mondadori:

“…Un primo dato che si rileva è la scarsa presenza delle donne nelle fotografie d’apertura dei servizi giornalistici sull’immigrazione. Ciò benché l’immigrazione femminile sia molto forte.  A ciò si aggiunga che una gran parte delle immagini che rappresentano soggetti femminili rimandano a stereotipi diffusi. Donne vulnerabili, donne oggetto del desiderio, donne lontane dal mondo del lavoro e infine donne chiuse tra le mura domestiche; queste sono alcune delle (poche) cornici di senso attraverso cui le donne sono rappresentate nelle fotografie più importanti dei periodici analizzati (le copertine e le aperture).  (…)

In sintesi si osservano tre modi di rappresentare le donne, ed i loro ruoli sociali.  Quella che appare più fotogenica e spettacolare, è l’immagine della prostituta. Dai dati risulta in primo luogo che le donne sono rappresentate in modo maggiormente stereotipato degli uomini. Nei servizi che trattano di donne dell’Est si constata che mentre in nessun titolo si dice esplicitamente che le donne dell’Est presenti in Italia e di cui si parla nel servizio sono delle prostitute, le fotografie nel testo – come avviene spesso ad esempio su Panorama – le ritraggono quasi soltanto come professioniste del sesso a pagamento, non di rado strizzando l’occhio alla morbosità del lettore. In questo modo rafforzano, per associazione mentale, una visibilità fortemente stereotipata e stigmatizzante dei sogetti di cui si parla. Vi sono beninteso delle eccezioni: un uso non spettacolare delle immagini caratterizza ad esempio molti servizi fotografici pubblicati da Epoca [testata non più edita, ndr], in cui anche le fotografie di prostitute sono il frutto di un lavoro d’inchiesta e svolgono una funzione di denuncia. (…)

(…) sia Panorama che l’Espresso,  pubblicano spesso sul tema della prostituzione immagini di genere glamour, con palesi implicazioni erotiche e scene di nudo non necessarie alla trattazione, ma che invece appaiono mirate a mettere in scena lo spettacolo del corpo femminile .  Se la rappresentazione degli immigrati di genere maschile è riduttiva e fortemente semplificata, quella di genere femminile è spesso non solo stereotipata ma stigmatizzante. Ciò non è tanto dovuto ad un approccio discriminante verso le donne immigrate, quanto a un atteggiamento generale, che tende a “mettere in scena” il corpo femminile, anche dove ciò non sia necessario rispetto al testo. (grassetto mio, ndr). Il che non toglie che sovente la mano scivoli giù più pesantemente  quando si parla di donne immigrate.”

Facce da straniero, a cura di Luigi Gariglio, Andrea Pogliano, Riccardo Zanini – Bruno Mondadori 2010 (il  tema delle donne è approfondito nel capitolo  “Che genere di straniere? Immagini, costrutti e sperimentazioni sul soggetto femminile altro”, di Francesca Decimo e Cristina Demaria)

4 Pensieri su &Idquo;Altre costruzioni

  1. Ottimi spunti di riflessione come sempre.
    A questa edulcorazione della realtà che è la rappresentazione glamour delle prostitute sulle riviste comuni avevo fatto caso anche io.
    Con le dovute differenze, è come se ad un articolo che parla delle morti nei cantieri associassero una foto d’archivio del classico muratore figaccione da stereotipo. Non ha senso.

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