Bianca la Rossa

(foto: Vincenzo Cottinelli)

Un bel volto di donna dallo sguardo vivo e acuto, che prelude alla biografia densa di Storia raccontata nel libro.

“Non era facile in quegli anni, per una donna, acquistare autorevolezza nell’ambiente chiuso e conservatore delle aule dei tribunali, ingaggiare ad armi pari le schermaglie tra accusa e difesa sotto lo sguardo, nel migliore dei casi condiscendente, di colleghi e magistrati, da sempre abituati a considerare appannaggio maschile la conduzione dei processi e il rito teatrale del confronto tra le parti […] Nel mio caso, poi, dovevo superare le diffidenze legate sia al fatto di essere donna sia alla mia militanza politica, passata e presente, nella sinistra: alcuni colleghi mi chiamavano infatti, un po’ scherzosamente, “Bianca la rossa”.”

“Bianca Guidetti Serra è protagonista – e testimone insieme – della storia d’Italia novecentesca nei suoi momenti cruciali: dalla Resistenza (condivisa con gli amici Primo Levi, Ada Gobetti, le migliaia di donne dei “Gruppi di difesa” istituiti insieme ad Ada a Torino), alla militanza nel Partito comunista e poi alla fuoriuscita nel 1956 in seguito ai fatti d’Ungheria. Fino alla scelta di perseguire l’impegno sociale attraverso la professione di avvocato penalista, prerogativa all’epoca di poche donne. Sono gli anni delle battaglie giudiziarie in difesa dei diritti dei lavoratori, delle donne e anche della tutela dell’infanzia […] ” Mi è piaciuto il fare” confessa l’autrice nelle note conclusive del libro a suggello di un impegno nella salvaguardia dei valori civili e delle scelte democratiche durato tutta una vita” (dalle note di copertina del libro)

“Nel mio operare ho anteposto i fatti concreti ai discorsi, la moralità delle persone alle idee. Non voglio dire che le parole e le idee non contino, ma sono più volatili, possono essere piegate a fini diversi”, “non mi sono mai sentita antagonista per principio; quando mi sono battuta contro qualcuno era per difendere qualcun altro”.
Fare, allora, testardamente anche “senza bisogno di sperare né necessariamente di riuscire” secondo il monito di Guglielmo il Taciturno: in questo primato dell’iniziativa come valore in sé, unico in grado di contrastare i lati oscuri del tempo, sembra riassumersi il senso più pieno della vita di Bianca Guidetti Serra. E a noi, oppressi da un senso crescente di fragilità e di impotenza nel nostro opaco presente, non resta che esserle sinceramente grati.” (Antonella Tarpino su “Lo Straniero”)

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