Gli incubi della Ragione

“Le donne, non essendo soggette a incarichi pubblici, né a funzioni amministrative di sorta, e non avendo neppure diritto di sedere all’Institut, non hanno alcun bisogno di saper leggere e scrivere. […] Considerando che in una casa regnano lo scandalo e la discordia, quando la moglie ne sa quanto e più del marito […]. Considerando quanto la prima educazione dei bambini, necessariamente affidata alla madre, soffre quando la madre è distolta dai propri doveri da manie intellettuali, […] quanto è ridicolo e rivoltante vedere una ragazza da marito, una donna di casa o una madre di famiglia che infilano rime, imbastiscono parole e si macerano sui libri, mentre la sporcizia, il disordine e la privazione regnano in tutta la casa…

[E’] la Ragione che vuole che le future spose non sappiano leggere; […] è la Ragione che prescrive che i mariti siano gli unici libri delle loro mogli; libri viventi, ove ogni giorno e notte esse imparino a leggere il proprio destino”

S. Maréchal, “Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere ” (1801)

L’ho trovato  citato nell’utilissimo  Vittoria Franco “Care ragazze. Un promemoria”, Donzelli 2010 , che leggevo stamani in autobus.

“Vi sono però  momenti, come quello che stiamo vivendo, nei quali è palpabile il fatto che i diritti non sono acquisiti una volta per tutte, che possono diventare ineffettivi fino alla loro perdita definitiva” (V.Franco)

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