Storia

“In un primo tempo, per le donne, l’immagine è tirannia. Le mette a confronto con un corpo e un abbigliamento ideali. Suggerisce loro il bene ed il bello. Come comportarsi, vestirsi, secondo l’età, il rango, lo status sociale o matrimoniale, in base al luogo o l’ora. Sulle donne pesa l’occhio inquisitore della famiglia, del vicinato o del pubblico. Beninteso, questo potere delle immagni cambia con il tempo, in funzione del posto che occupano il corpo e la bellezza nello scambio sessuale o nello spettacolo sociale, e secondo il grado di mediatizzazione visiva della città…”

“Per modificare le immagini, bisognerebbe impadronirsene. Tale conquista femminile dell’immagine (…)  resta in gran parte da scrivere (…) le donne hanno realizzato sostanziali progressi, che nonostante tutto si rivelano marginali,  tanto è grande l’inerzia delle strutture, e forse la resistenza che è opposta loro. Perciò hanno modificato ancora poco la propria rappresentazione e l’universo visivo in generale che rimane ampiamente opera maschile. Eppure la strada è aperta. Ma sarà lunga, e ci vorrà molto tempo perché le donne giungano nel mondo così a lungo proibito della Creazione, dominio divino, e perché, così facendo, incorporando queste voci soffocate, queste differenti percezioni, queste altre esperienze, questa stessa estraneità, l’arte diventi veramente universale, inglobando tutta la bellezza del mondo.”

George Duby – Michelle Perrot, “Immagini delle donne” (1992)

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