Un’Altra Donna e Il Corpo delle Donne

Lorella Zanardo all’Ex-Fila

“Un’Altra Donna”  in mostra giovedì 8 aprile dalle ore 21 negli spazi dell’  Ex Fila Connessioni Metropolitane (via Leto Casini 11 Firenze),  in occasione della proiezione del documentario “Il Corpo delle Donne” a chiusura del ciclo di incontri su “Sessismo e Media” organizzato da Libere Tutte e Arci Firenze.

Interverrà Lorella Zanardo.

***

La serata è stata bella e calorosamente partecipata.

Dal discorso di Lorella emergono due direttrici interessanti per la discussione, da seguire negli sviluppi:

– partendo dalla scomparsa delle facce adulte dalla TV (e dai media in generale, aggiungerei):  in che modo gli interventi chirurgici al volto incidono nelle relazioni?

– la rivoluzione deve partire dai corpi.

Sono i temi fondamentali perché ci riguardano da vicino, tutti, nella quotidianità.

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5 Pensieri su &Idquo;Un’Altra Donna e Il Corpo delle Donne

  1. Complimenti per la serata, a te e a Lorella.

    Posso rispondere solo alla prima domanda?

    Sinteticamente, direi che incidono, come fa il bisturi nella carne rimossa o lisciata, rimuovendo e lisciando le relazioni, rendendole cioè prive di spessore, di asperità ma anche di profondità: superficiali, false, convenzionali.
    Voi (pubblico) guardate me (es. attrice, giornalista) non per quello che dico/faccio/comunico ma per come so adattarmi allo stereotipo di ciò che non esiste in nessuna realtà.

  2. grazie!
    sì, credo tu abbia ragione – senz’altro per quanto riguarda il mondo della comunicazione. Sarebbe interessante indagare poi nelle relazioni personali, che cosa può cambiare a seguito di un intervento – nel bene o nel male.
    Penso che dovrebbe essere uno dei futuri temi su cui sviluppare il dibattito.
    Lorella ha brevemente accennato ad un parallelo con i robot sempre più umanizzati, se non sbaglio riportando la scoperta che i neuroni-specchio “vanno nel panico” per la novità della situazione, ma non voglio dire cose imprecise quindi mi fermo -sperando che lei abbia intenzione di portare il discorso anche sul suo blog.

  3. La rivoluzione deve partire dai corpi.
    Partire da sé è stato non uno slogan ma uno dei punti salienti del femminismo perché a partire dal proprio punto di vista sul mondo si radica l’esperienza. Senza il corpo non sarebbe possibile fare alcuna esperienza in questo mondo ed è il corpo che è misura della nostra energia e della nostra capacità di pensiero.
    Un corpo allontanato artificialmente da sé per compiacere una visione stereotipata del proprio essere, è un corpo che fa un’esperienza mediata e compromessa, un’esperienza che non potrebbe nemmeno definirsi tale se presuppone un continuo de-centrarsi verso uno sguardo che vuole conformare a modelli imposti da esigenze di tipo economico e di potere. Purtroppo registro una notevole estraneità da se stesse anche in giovani donne non artefatte esteriormente, ma disperse interiormente dalla molteplicità dei messaggi veicolati dai media e non solo che le definisce perdenti ed inadeguate al vivere ordinario e all’affermazione sociale. Le giovani donne che non riescono a trovare un lavoro o che sono dilaniate dalla precarietà, al cospetto del successo ottenuto mediante la compavendita di se stesse, cominciano a chiedersi quanto costa non aderire ai modelli di artefazione di sé che non coinvologono soltanto il corpo ma minacciano gravemente la possibilità di inserirsi produttivamente nella società e prima di ogni altra cosa, avere un reddito che sostenga la loro autonomia dal maschile.
    Credo che la rivoluzione della quale parla Lorella Zanardo sia molto urgente perché è la sola che permetterà alle giovani generazioni di progettare una società libera da quel condizionamento micidiale che è l’estraneità da se stessi. Vale per donne e uomini. Perché l’estraneità dal nostro vero essere, concepisce mostri che rendono estranea la capacità di vivere in modo più naturale e più vicino a bisogni non indotti, bisogni che ci fanno vivere nelle città non solo estrenei gli uni agli altri, ma estranei alla radice delle difficoltà che incontriamo. Viviamo in città nelle quali, in realtà, sopravviviamo e dove siamo costretti a dimenticare l’autenticità della vita stessa, dove trasciniamo i nostri corpi da un punto all’altro, da tempi impossibili da sostenere, con servizi che fanno della loro fatiscenza ulteriori argomenti di gestione raffazzonata con dispendio di risorse pubbliche che sembrano scarseggiare solo perché non siamo più in grado di ritrovare il senso delle nostre vere esigenze.

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