Prevenire meglio che curare

”Sogno una vita libera e selvaggia e un compagno allegro e avventuroso, che non pretenda di mettermi un guinzaglio…”

Quando Irene mi ha chiesto se non notassi qui un’incoerenza tra  il testo e l’illustrazione che lo accompagna, tratti da un libro per bambini, non ho dovuto pensarci su molto – non so voi.

Ho conosciuto la ricercatrice Irene Biemmi e il suo interessantissimo lavoro grazie ad una di queste iniziative. Del 2006 è il suo libro “Sessi e sessismo nei testi scolastici” (attualmente esaurito, in corso di riedizione), che analizza sotto vari aspetti la presenza di stereotipi culturali nella rappresentazione dei generi all’interno dei libri di lettura per le elementari.

Ne trovate un estratto qui: Sessismo_nei_testi_scolastici_Biemmi

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8 Pensieri su &Idquo;Prevenire meglio che curare

  1. Non è in discussione il sognare l’amore, ci mancherebbe! 🙂
    C’è incoerenza tra il testo verbale e l’immagine scelta. Nel primo la fanciulla esprime il desiderio di una vita libera e selvaggia e un compagno avventuroso che non le metta il guinzaglio – quindi un qualcosa di diverso rispetto al vecchio tradizionale modello di femminilità. Che invece viene riproposto in pieno nell’immagine, in cui lei ha lo sguardo fisso e perso, le mani giunte nella preghiera dell’esaudimento del sogno, insomma fa pensare a tutto fuor che a un tipo libero e selvaggio, mentre il sognato a differenza di lei ha lo sguardo vispo e il sorriso furbetto.
    Lo stereotipo è smentito dal testo ma riproposto dall’immagine -esce dalla porta per rientrare dalla finestra.
    Nel lavoro di Irene c’è un’analisi molto precisa di queste contraddizioni.

  2. Però secondo me anche nel testo ci sono indicazioni precise: la donna SOGNA, non vuole, o cerca, o pretende (giammai). La vita libera e selvaggia è un sogno, è un sogno avere un compagno che non ti metta al guinzaglio. È il compagno, inoltre, ad essere avventuroso, lei invece è sognatrice, può osare l’avventura solo all’ombra di un principe azzurro. Lo stereotipo non è affatto smentito dal testo. La riprova è che non “potrebbe” essere lui a pronunciare quella frase.
    Quanto all’immagine, sarebbe ridicola se non fosse tragica.

  3. mah, in questo caso io interpreto il “sogna” come un “immagina”, riferito ad un tempo ancora da venire: e se “avventuroso” è riferito al compagno è pur sempre vero che lei vorrebbe una vita “libera e selvaggia”, mica stare a casa ad aspettarlo.
    E’ vero che l’uomo che sogna* non è stereotipo contemplato: su questo in astratto ti dò ragione: ma calando l’esempio nel contesto sociale direi che questo sogno è comunque un po’ più avanti rispetto a quelli di qualche tempo fa.
    *(poi si potrebbe aprire una discussione su quanto sia inversamente penalizzato l’uomo a cui per stereotipo non è concesso di sognare, altro interessante verso della questione)

  4. Certo, sognare il compagno avventuroso è sempre meglio che sognare il marito e basta, tuttavia appunto non è un caso che il sogno, e quindi la passività, sia femminile mentre l’avventura maschile. “Che non pretenda di mettermi un guinzaglio” poi, anche solo come possibilità figurata, non si capisce cosa ci stia a fare in un testo per bambini se non a perpetuare modelli negativi. Il testo riflette secondo me molto chiaramente certi stereotipi, anche se – sono d’accordo con te – in maniera più blanda di molti altri.

    Se andiamo di questo passo, c’è da sperare che la pulzella dopo il sogno passerà all’azione. E magari il principe imparerà a sognare.

  5. Per me il sognare si divide due: il sogno ‘romantico’ ovvero quello che, per me, è irrealizzabile. E quello ‘concreto’ ovvero realizzabile.
    Nel sogno romatico pensi a qualcosa per cui non nutri un reale interesse. Infatti, quel tipo di sogno è oggetto di tremende delusioni non tanto perchè impossibile in quanto tale ma perchè non proviene da un autentico desiderio in sè. E’ più una fuga, l’evasione da una realtà che ci opprime e che non ci sentiamo in grado di cambiare. In poche parole, non coincide con i nostri reali bisogni, non è ciò che ci identifica.
    Nel sogno reale vivi e ti impegni per ottenere ciò che sei e, di conseguenza, non vieni delusa.
    Io non ho mai trovato uomini che mi hanno messo il guinzaglio. Sono stata sposata 11 anni e non sono mai stata libera come nel mio matrimonio. Credo che, indipendentemente dal fatto che si sia uomo o donna, essere liberi e selvaggi significhi solo esclusivamente viversi completamente nella propria essenza. E per fare questo bisogna conoscersi.
    Ma se identifichiamo l’essere liberi e selvaggi come l’errare per sconfinate praterie come spiriti solitari… beh… allora uomo o donna che tu sia non dovrai sentire il bisogno di legami ma di brevi e fantastici momenti che avrai piacere di abbandonare non appena se ne presenterà uno più allettante.
    Non è ìl sognare un uomo la cosa da condannare ma… il sognarlo come fosse la panacea per tutti i nostri mali! E’ il sognare di avere un uomo per sentirsi realizzate, per poter evitare di prendersi la responsabilità della propria felicità e, di conseguenza, affibiargli il fardello della nostra. E’ nella paura di non essere amate se pretendiamo di esistere per come siamo.
    In questo caso… il guinzaglio c’è… ma ce lo siamo messe da sole!

  6. Appaio solo in questo commento, ma cerco di leggere tutti i post, che sono molto importanti, così come le discussioni che ne nascono.
    Ma quando la favola si conclude con “Felici e contenti” sottintende Innamorati? sottintende “Insieme”? forse la favola voleva lasciare aperte molte più possibilità che poi gli stereotipi hanno tagliato via.

  7. Pingback: Falso movimento « Un'altra Donna

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